L’ABC dell’allattamento

Se la voce e il massaggio sono strumenti di avvicinamento, l’allattamento è il primo gesto di unione tra mamma e bambino, un momento di scambio che prolunga il rapporto cominciato in grembo. Ecco cosa è indispensabile sapere, allo stato attuale delle conoscenze pediatriche.

Il colostro e la montata lattea

Nei primi giorni dopo il parto la mamma produce il colostro, un liquido denso, di color giallino, ricco di proteine e sali minerali, con meno zuccheri e grassi rispetto al latte (e per questo più digeribile). Oltre a nutrire, il colostro serve a passare particolari anticorpi che vanno a rivestire le pareti intestinali proteggendole da germi e virus. Col passare dei giorni il colostro si fa più grasso fino a divenire il latte definitivo.

A 3 – 5 giorni dal parto arriva la montata lattea: i seni diventano turgidi (spesso dolorosi) e inizia l’abbondante produzione di latte. C’è bisogno di qualche giorno perché la produzione si assesti sul reale fabbisogno del bambino. A dieci giorni circa il latte è maturo, fluido, grasso e dolce, pronto a offrire al bebè tutto quello di cui ha bisogno, “autoregolandosi” in base all’età e all’esigenza. Un dato di fatto è che tutte le donne possono allattare, ma vediamo qualche accorgimento.

Come favorire la produzione

Il neonato ciucciando provoca un riflesso nervoso che garantisce la produzione di prolattina e ossitocina, due ormoni che agiscono, rispettivamente, sulle cellule dell’alveolo mammario attivando la produzione del latte e spremendo gli alveoli per condurre il latte fino al capezzolo. Attaccare il bebè al seno frequentemente e da subito è il migliore modo per facilitare l’allattamento. La produzione di latte è determinata da un equilibrio ormonale molto sottile, spesso messo in crisi da periodi di stress o emozioni forti, per questo è necessario che la mamma sia tranquilla, riposi e mangi bene. Lo stress inibisce la produzione di ossitocina; che però riparte appena la donna si rilassa.

Controllare la posizione

Se attacco e suzione sono corretti, il bambino stimola la ghiandola mammaria, svuota il seno e invia l’impulso a produrre latte. Quando il neonato ciuccia correttamente, la sua bocca copre almeno un centimetro attorno al capezzolo, la mandibola si muove e si sente deglutire senza schiocchi, che indicherebbero il passaggio di aria. Il mento va appoggiato al seno con il naso che lo sfiora appena per permettergli di respirare. La posizione deve essere comoda, con la schiena ben sostenuta (è il bimbo che va tenuto verso il seno, non il corpo della mamma che deve tendere verso la bocca). È consigliabile cambiare posizione nell’arco della giornata per svuotare il seno in ogni direzione.

Oltre alla posizione tradizionale, ci sono la posizione a rugby (consigliata dopo un cesareo perché il neonato non pesa sulla ferita) con il corpo del bimbo lungo il fianco, quella da sdraiata (ottima per la notte) e anche in piedi, con il neonato in posizione verticale in caso di reflusso. Soprattutto all’inizio è bene usare dei cuscini per portare il bimbo alla giusta altezza e per sorreggere i gomiti della donna. Se l’attacco risulta doloroso, basta inserire il dito nell’angolo della bocca del bambino per staccarlo e riprovare. Un attaccamento inadeguato porta capezzoli dolenti e ragadi, ingorgo mammario, insoddisfazione del bambino e di conseguenza minore quantità di latte.

[Alfonsa Sabatino]

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