Mamma blog

Se avete qualche ora da perdere o da passare. Se avete bisogno di idee nuove o sfiziose per ricette gustose e adatte ai bimbi di tutte le età. Se volete un consiglio sull’allattamento o sul nido, sui passeggini o sulle malattie infettive. Se siete tristi o vi sentite incomprese dal marito, dall’amica del cuore, dal compagno e anche dall’amante. Se pensate di essere grasse (questo capita a tutte le mamme prima o poi) o mamme incapaci. Se avete bisogno di un sorriso amico, di una parola di conforto, di una battuta divertente, di una persona che vi dica “anche a me è successo”, non vi resta che tuffarvi in rete. Nel mare magnum di Internet ci sono siti di mamme per le mamme, adatti a tutti i gusti e tutte le stagioni.

Mamma 2.0

Parliamo di blog, cioè di siti web su cui sono pubblicate storie scritte in prima persona da chi le vive. Il blog, contrazione di “web-log”, ovvero “traccia nella rete”, è un luogo virtuale dove stare insieme agli altri e dove tutti possono esprimere liberamente, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. Il fenomeno non è così recente, visto che il primo software per blog è nato nel 1997 negli Stati Uniti, ma ha preso piede solo negli ultimi anni, quando Internet si è trasformata da strumento di consultazione in strumento dinamico di partecipazione diretta tra utenti. Vale a dire, è entrata nella fase “Web 2.0” che ci ha regalato tanti nuovi passatempi succhiatempo, come Facebook, YouTube e Myspace.

Blog di mamma

Pronti per il giro turistico delle mamme in rete? Cominciamo con Il blog delle mamme (http://ilblogdellemamme.splinder.com), punto di ritrovo per signore in attesa e mamme sperimentate. Una sala per chiacchierare, scambiarsi consigli, sfogarsi se il bimbo piange o se il bimbo non arriva. Per la serie, l’unione fa la forza.

Mamma Imperfetta invece è Silvia (http://mammaimperfetta.iobloggo.com) che si racconta così: “Sono Silvia, lavoratrice indaffarata e mamma felicemente imperfetta o, come direbbe Winnicott, mamma ‘sufficientemente buona’. Ho limiti e difetti che mi portano lontano dalla madre da manuale, ma che con il tempo ho imparato ad affrontare con indulgenza. Imparare a perdonarmi è stata una della fatiche più grandi, ma è anche quella che più mi ha restituito serenità. Le mie rinascite hanno 4 e 2 anni e si chiamano Matteo e Niccolò”. E, a proposito del suo blog, prosegue: “Ho pensato di aprire un blog con uno scopo duplice: lasciare ai bambini un ricordo dettagliato e vivido della loro infanzia. Bloggare aiuta a fermare attimi preziosi e stimola l’apertura dei pori sulla realtà. Da quando bloggo vivo con le antenne più alzate del solito, per carpire e assorbire tutto quello che accade attorno a me. Poi, diciamolo chiaramente, bloggare mi piace moltissimo e mi regala grandi soddisfazioni. Si instaurano stimolanti scambi con altre donne, mamme e papà”. Moltissime persone ‘passano dal blog’ ogni giorno. “Per un blog che ha solo tre mesi di vita è una bella soddisfazione – racconta Silvia – soprattutto per l’aiuto concreto che altre madri vengono a cercare qui. La mia peculiarità sta nel mischiare scene di vita quotidiana, riflessioni semiserie ad articoli più scientifici, legati alla gravidanza e alla maternità”.

Ricette a volontà

Elena, mamma sempre in viaggio che da Torino è passata all’Olanda, poi a Trento, Boston e nuovamente Trento, raccoglie ricette sfiziose su Comida de Mama (www.montag.it/comida). Il blog nasce per dare sue notizie ad amici e parenti lontani. “Le cronache altamente digeribili del mio blog facevano partecipare chi mi voleva bene alla mia vita, nonostante le migliaia di chilometri di distanza. Il nome l’ho scelto grazie a un ex collega spagnolo di mio marito. Viveva a Torino e per Pasqua era tornato a Salamanca. Parlava un italiano quasi perfetto. ‘Elèna, vedessi che bello tornare a casa. Gli amici, la famiglia, la città. E poi, la comida de mama!’. Mi aveva fatto sorridere che avesse detto comida de mama (la cucina della mamma) in spagnolo, come per sottolineare il suo apprezzamento. Quando anche io sono andata via dall’Italia ho capito quanto il profumo buono di casa potesse mancare tanto da sottolinearlo nella propria lingua madre. Dopo i primi post mi sono resa conto che il mio blog incuriosiva anche altre persone e ho iniziato a usarlo in maniera interattiva. Grazie a questo, ho conosciuto persone interessanti e nuovi libri da leggere. Molti blogger sono venuti a trovarmi ad Amsterdam, ho partecipato a trasmissioni radiofoniche, trovato lavoro, effetti collaterali del blog che mai avrei immaginato”.

Una botta di allegria

Per mamme ipertese, perennemente in bilico tra l’amore sublime e l’esaurimento nervoso c’è Mamme sull’orlo di una crisi di nervi (http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com). “Un momento vi sentite Madre Teresa e in un altro Jack lo squartatore – racconta Alessandra -. Dimenticate la mamma angelicata. Raperonzolo ne sa qualcosa. Ecco il resoconto di quell’eroica quotidianità che conduce inevitabilmente al coma cerebrale”. L’idea del blog le è venuta dopo aver pubblicato il suo primo romanzo. “Dopo nottate di lavoro serrato non avevo né la voglia, né la forza di lanciarmi in un altro progetto di quella portata. Bambini e letteratura sono conciliabili solo a discapito del sistema nervoso e io avevo bisogno di un periodo di riposo. Decisi di scrivere qualcosa di leggero, immediato e ironico. La scrittura umoristica è una delle mie costanti. A volte la metto da parte, ma ci torno sempre. È un modo per esorcizzare la realtà, ma al tempo stesso per ricondurre tutto in prospettiva”. Per Alessandra la maternità è un’esperienza meravigliosa che spesso coglie impreparate. “Credevo di non sapere niente con il primo figlio e invece mi sono ritrovata a essere una mamma equilibrata. Credevo di sapere tutto con il secondo e invece non ci ho capito più niente. Il blog ha rappresentato una piattaforma ideale per conciliare scrittura e maternità, per avvicinarmi alle altre mamme e ai lettori trattando temi quotidiani, raccontando esperienze individuali che so essere al tempo stesso comuni. A volte le mamme attraversano momenti terribili e sono molto sole. Quando frequentavo i forum di gravidanza e di maternità era proprio quella solitudine e quello sconforto a farmi capire l’importanza delle comunità virtuali. Quella solidarietà implicita che si crea attraverso la condivisione di difficoltà. Al mio blog ho dato un taglio particolare: umorismo e autoironia e riflessione sui problemi della maternità: per far ridere, per far riflettere, per far discutere e sentirsi meno sole”.

Quando la carriera è un ricordo lontano

Per tutte quelle che hanno abbandonato velleità di carriera c’è il divertente blog di Costanza, Italian Mom (http://theitalianmom.blogspot.com). Costanza è “una mamma che ha da un po’ (un bel po’) superato i 30 ed è una sahm orgogliosa, che in inglese suona bene, ma in italiano vuol dire casalinga”. Oltre a perdere tanto tempo online, Costanza si occupa di due pargoli: il che nell’immaginario collettivo significa stare a casa a non far niente e lei, che per natura non ama contraddire nessuno, li lascia credere quello che vogliono. Alla nascita del secondo figlio si è ritrovata nel caos più totale, cosa che con il primo non era capitata, lavorava in rete e aveva un’attività in proprio, che le dava non poche soddisfazioni. “Mi sono ritrovata di colpo con mani e piedi legati – racconta Costanza -. I figli che si ammalavano ogni momento, non dormivo la notte, gli asili non erano affidabili al cento per cento, i nonni lontani e il lavoro un disastro: programmavo un appuntamento e questo saltava per un’influenza o un’otite dei figli; dovevo scrivere un articolo e il figlio urlava appena mi avvicinavo al computer… Insomma, sono crollata e ho deciso di mollare il lavoro, con non poca sofferenza psicologica. Non potevo starmene con le mani in mano, mi piace scrivere da sempre, mi piace tenermi informata e quindi molto timidamente ho aperto il mio spazio sui blog, che prima non conoscevo a fondo. Ora è un anno che scrivo e come dico nel sottotitolo (meglio un blog oggi che un prozac domani) il blog è una sorta di ancora di salvezza, per non rimanere a casa a fare ‘solo’ la mamma. Lo dico con una vena polemica, nei confronti di chi crede che chi fa ‘solo’ la mamma stia a casa a non far nulla. Il blog mi dà molta soddisfazione, soprattutto per la rete virtuale di amicizie da tutte le parti del mondo (Marocco, Inghilterra, Stati Uniti, tutte italiane a zonzo per il mondo) e per il riscontro quotidiano a ciò che scrivo. Mi impegna molto, non certo ai livelli di un lavoro vero e proprio, e per ora mi basta così”.

Dalla carriera alla corriera

In Mamma in corriera (http://mammaincorriera.blogspot.com), Giuliana ironicamente rivela: “Ho aperto il blog due anni fa, per curiosità. Lavoro in un’agenzia di comunicazione digitale, per cui Internet è il mio pane quotidiano. Però non avevo voglia di parlare di lavoro: per me doveva essere uno spazio di libertà. E allora, c’era un tema che mi stava – mi sta – molto a cuore, quello delle mamme che si arrabattano tra bambini, casa, lavoro, discriminazioni e… altre mamme”. Il titolo del blog rivela la visione di Giuliana della vita: una volta diventata mamma, addio carriera. Non rimane altro che una corriera con cui andare in giro. “Una corriera fa un sacco di fermate – spiega Giuliana -, fa salire e scendere tanta gente diversa, ci si può parlare di qualunque cosa, perché le chiacchiere da viaggio, chiamiamole così, non devono seguire una linea stabilita a priori. E poi guido io, quindi decido io. In questi due anni ho conosciuto moltissime persone grazie al blog e tutte mi hanno dato qualcosa. Ho anche avuto la fortuna di conoscere personalmente qualcuno ed è stato molto bello incontrarsi sapendo un sacco di cose gli uni degli altri, pur non conoscendo la nostra voce! Con quelli che non ho mai visto in faccia il rapporto non è molto diverso. Ogni volta che scrivo un post so che potrò contare su Tizio per un consiglio, su Caio per un approfondimento, su Sempronio per sdrammatizzare. Oggi so che affrontare un momento difficile è meno doloroso se lo scrivo sul blog, così potrò farmi consolare e incoraggiare; allo stesso modo, le cose belle sono più belle se posso condividerle”. Poi ci sono le altre mamme. “Ho un rapporto abbastanza conflittuale con questa categoria – dice Giuliana -. Le mamme sono spesso cattivissime con le altre mamme. Si sentono perfette e giudicano implacabili chi perfetta non è. Col tempo ho imparato a distinguere e ora non me la prendo più: frequento quelle che mi piacciono, quelle che come me sanno che la perfezione non ci appartiene e le altre non avranno mai uno spazio nel mio feedreader. Proprio come nella vita fuori dalla rete”.

Cronache da lontano

Come vive la mamma italiana emigrata? Barbara, residente in Olanda, lo racconta su Mammamsterdam (http://mammamsterdam.blogspot.com). “Mio marito diceva da anni che secondo lui il blog era il mezzo ideale per sfogare il mio perenne comunicare attraverso newsletter ed email. Poi, considerando che la maggior parte dei miei amici e della mia famiglia è all’estero (per me estero significa fuori dall’Olanda) mi piaceva l’idea di informarli sui miei fatti e postare le foto dei bambini. Prima di aprire il mio blog leggevo blog altrui, ora ne frequento parecchi, è diventata una sorta di ossessione”. Mammamsterdam è nato nel 2006 e, poco per volta, ha subito varie evoluzioni. “Per abituarmi a fare post quotidiani ho cominciato a scrivere ricette in olandese – dice Barbara – utili anche all’associazione genitori dell’asilo dei miei figli. In fondo cucino tutti i giorni e quindi una ricetta al giorno c’è. A quel punto, preso il ritmo, sono tornata a scrivere assiduamente per il mio blog in italiano ed è diventato la mia droga. I contatti con altre mamme/papà/persone mi danno soddisfazione, mi arricchiscono, mi fanno anche innervosire qualche volta. Il mio non è davvero un mamma-blog, anche se i miei figli sono presentissimi in tutto quello che faccio. È piuttosto uno zibaldone in cui parlare di cultura e interculturalità, libri, politica, costume, sesso e soprattutto di Amsterdam e dell’Olanda, viste con occhi italiani”. Il blog si è rivelato il mezzo ideale per una persona timida come Barbara, che ha sempre paura di ricevere rifiuti. “So di essere una scrittrice da quando ho sei anni – dice Barbara – ma non ho mai creduto possibile interessare gli altri alla mia scrittura. Il blog è lì, chi vuole lo legge e chi no, non lo fa e questo in fondo è molto rassicurante”.

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