I primi Homo Sapiens allattavano fino a 4 anni

I primi esemplari del genere Homo praticavano l’allattamento prolungato, nutrendo al seno i figli fino a 4 anni

Analizzando i denti fossili di alcuni dei nostri antenati più antichi, un team di scienziati guidato dalle università di Bristol (Regno Unito) e Lione (Francia) ha scoperto che i primi umani praticavano l’allattamento prolungato.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances e forniscono una ricostruzione di quello che potrebbe essere stato il primo approccio al nutrimento infantile e allo svezzamento.

Le prime mamme Homo

Il team di ricerca ha analizzato 40 denti fossili dei nostri primi parenti sudafricani del genere Homo, comparandoli a quelli di altri ominidi appartenenti al genere Paranthropus robustus e Australopithecus africanus.

Analizzando gli isotopi di calcio presenti nello smalto dei denti si è provato a stabilire quanto a lungo è durata l’assunzione di latte materno in età infantile.

I risultati hanno stabilito che il genere Homo è stata allattato al seno fino all’età di 3 – 4 anni e che l’allattamento ha portato un vantaggio evoluzionistico favorendo lo sviluppo del cervello, del linguaggio e delle pratiche sociali.

Al contrario, gli individui del genere Paranthropus robustus, che risultano essere stati allattati meno a lungo, si sono estinti circa un milione di anni fa nonostante fossero una specie anatomicamente più robusta. Stessa sorte per l’Australopithecus africanus,  allattato al seno per periodi più brevi.

Allattamento prolungato ed evoluzione

Il tipo di cura parentale è un elemento importante nella costruzione delle strutture sociali. Dalla durata dell’allattamento dipendono non solo le cure del bambino, ma anche il tempo che intercorre tra la nascita di un bambino e la nascita di quello successivo.

Uno degli autori dello studio, il dottor Theo Tacail della School of Earth Sciences dell’Università di Bristol, ha dichiarato: “La pratica dello svezzamento comprende la durata dell’allattamento al seno, l’età dell’introduzione di alimenti non a base di latte e l’età alla cessazione dell’allattamento. Le tappe dello svezzamento variano molto nella famiglia degli ominidi e le differenze dello svezzamento portano a differenze comportamentali che sicuramente hanno un ruolo nell’evoluzione”.

C’è da dire che ottenere informazioni sui cambiamenti comportamentali analizzando dei fossili che hanno milioni di anni è una vera sfida. “Serve un’ulteriore esplorazione – continua il dottor Tacail – per analizzare la coevoluzione delle pratiche di svezzamento affiancandole allo sviluppo di altri tratti anatomici, come le dimensioni del cervello”.

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