Come faremo quest’estate

Assegno per i figli, asili aperti, voucher, congedi. Gli strumenti che il Governo sta pensando per aiutare le famiglie nella gestione dei figli quando si tornerà al lavoro

Sono 7,9 milioni di bambini con meno di 14 anni, che nemmeno legalmente possono essere lasciati da soli, a rendere il ritorno al lavoro dei genitori un problema significativo.

La scuola non riaprirà prima di settembre, ma quand’anche si decidesse di riprendere le lezioni, il 78% dei genitori si è dichiarato contrario all’idea di far tornare i figli in classe. Lo dice un’indagine di Demopolis che riflette quanto è avvenuto in Francia e in Germania, dove le proposte di riapertura non sono state accolte, al punto che i governanti hanno fatto un passo indietro.  

Nidi e materne, in piccoli gruppi

Resta comunque il problema della ripresa del lavoro e la scuola, oltre a essere attività educativa, è anche una esperienza di comunità e socialità importante. Per aiutare nella gestione dei bambini più piccoli, la ministra alle Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti, ha avanzato l’ipotesi di riaprire scuole e asili nido in estate per organizzare dei centri estivi.   

“È mia intenzione avanzare la richiesta di riapertura delle scuole per i bambini da 0 a 6 anni in estate, per organizzare attività in piccoli gruppi. Su questo investiremo almeno 35 milioni. Lo dobbiamo organizzare nel modo più sicuro possibile. Sarà un modello che comprenderà piccoli gruppi per poter mantenere il distanziamento dei bambini e per poter eventualmente rintracciare subito i contatti in caso di contagio”.

Congedo parentale straordinario

Estendere il congedo parentale è la richiesta che proviene dalla maggioranza dei genitori. Sarà sicuramente la risposta per le prime settimane della fase 2. La ministra Bonetti propone di allungarlo di 15 giorni, a prescindere dalla riapertura delle scuole. Come misura prevede una riduzione dello stipendio, che potrebbe essere parzialmente attenuata da un nuovo tipo di sostegno, l’assegno per i figli.

“Per evitare che le differenze di genere influiscano nella scelta di chi rimane a casa con i figli – dice la ministra – abbiamo fatto in modo che ci sia una compartecipazione sia del padre che della madre”.

Il voucher baby sitter

Non ha funzionato bene il voucher baby sitter, misura alternativa al congedo parentale destinata pagare le ore straordinarie di un aiuto domestico per supportare la gestione dei figli. La richiesta, da portare avanti attraverso il sito l’Inps (anche con app, numero verde 803164 e patronati in servizio gratuito), riguarda solo i genitori lavoratori con figli fino a 12 anni e richiede il Libretto Famiglia.

Il bonus di 600 euro (1000 per alcune categorie di lavoratori, come chi è impegnato nella sanità) si traduce in voucher virtuali da 10 euro. La baby sitter riscuote il compenso attraverso la medesima procedura telematica.

Il procedimento non è semplice da ottenere, come nel caso degli aiuti definiti “helicopter money” che coprono tutti i genitori senza bisogno di una attivazione diretta. Inoltre è a esaurimento risorse: le pratiche presentate prima sono processate per prime, fino alla fine dei fondi.

Molti genitori dichiarano di non aver usufruito del voucher baby sitter, vuoi per la difficoltà a ottenerlo, vuoi per il timore di far entrare un estraneo in casa in questa fase così delicata.     

Assegno per i figli in base al reddito

In un’intervista al Corriere della Sera, la ministra per la Famiglia ha annunciato una nuova misura. “Sarà un assegno per tutti i figli, erogato in base al reddito: 160 euro a figlio, per redditi fino a 7 mila euro di Isee, 120 fino a 40 mila e 80 euro oltre i 40 mila”.

Sarà destinato a chi ha figli fino a 14 anni e la durata dovrebbe prolungarsi fino a dicembre 2020. Per garantire questa misura servono 5 miliardi di euro.

Il terzo settore

Associazioni, cooperative e gruppi di volontariato potranno aiutare i Comuni e le famiglie nella cura e nella custodia dei bambini, lavorando in spazi aperti a distanza di sicurezza.

È una delle ipotesi al vaglio, già sperimentata in alcuni territori del Trentino-Alto Adige  e del Friuli Venezia Giulia.

Questo aumenterebbe la flessibilità della risposta ed evitarebbe di ricorrere ai nonni come “welfare di comodo”, in una fase in cui sono le persone a più alto rischio di vulnerabilità.

Gli studenti in aiuto 

Per salvaguardare la didattica a distanza, i ministri della Scuola Azzolina e dell’Università Manfredi stanno pensando a un progetto di sostegno domiciliare. Ovvero? “Manderemo studenti universitari e volontari nelle case, per aiutare le famiglie con la didattica online”.

Per ora queste misure fanno parte di un programma dettato dall’emergenza, la cui evoluzione si vedrà nei prossimi giorni.

Sembra comunque percepita l’urgenza di mettere in campo politiche familiari che garantiscano stabilità. 

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