Parto cesareo: tutto quello che c’è da sapere

Il parto cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, a cui ricorrere in caso di emergenze o di problemi in gravidanza e che può salvare la vita di mamma e bambino. Spesso però viene scelto e praticato anche quando non necessario. In Italia le percentuali sono altissime e ingiustificate: non esiste infatti un motivo valido per optare per il cesareo programmato quando non strettamente necessario, anzi.

Il parto cesareo: cosa è

Il parto cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, che si fa praticando un taglio con un bisturi nella parete uterina. Il taglio è multiplo: viene inciso l’addome e la parete dell’utero.  Una volta estratto il bambino vengono ricucite queste due parti con dei punti che sono dati sia internamente che esternamente. I punti vengono tolti in ospedale, qualche giorno dopo l’intervento. Sul corpo della mamma rimane la cicatrice del cesareo, a pochi centimetri dal pube, orizzontale, lunga da otto a quindici centimetri.

I numeri (da urlo) in Italia

L’Italia è uno dei Paesi in cui si pratica il numero maggiore di parti cesarei al mondo, il più alto in Europa.  Nel 2016 (dati ISTAT) hanno partorito con taglio cesareo il 35,12% delle donne. Drammatiche le percentuali del Sud, con in testa la Campania (59,03%), seguita da Molise (46,73%) e Puglia (43,92%). Sfiora il 21% la Provincia autonoma di Trento, in fondo alla classifica. Numeri ingiustificabili se si pensa che secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità le percentuali “ideali” di tagli cesarei sul totale di parti effettuati in ogni Paese devono attestarsi intorno al 10-15%.

Quando è necessario

Il parto con taglio cesareo è indispensabile solo ed esclusivamente quando il parto vaginale potrebbe rappresentare un rischio per la madre o il bambino (in caso di travaglio molto prolungato, in caso di rischio di sofferenza fetale o nel caso in cui il bambino si presenti in una posizione anomala che impedisce lo svolgimento del parto spontaneo). In Italia purtroppo il cesareo viene programmato con una grande facilità anche in casi in cui, con la giusta assistenza e le accortezze per tempo, sarebbe possibile perseguire la nascita fisiologica.

Quando evitarlo

In quali casi è possibile prevenirlo con una accurata e continua assistenza? I casi sono numerosi: quando il cesareo viene scelto per l’età materna, le gravidanze protratte, il “feto prezioso”, le malpresentazioni, precedenti cesarei, le distocie dinamiche e meccaniche del parto. In molti di questi casi con una buona assistenza ostetrica il taglio cesareo può essere evitato, a vantaggio di mamma e bambino.

L’intervento

Si procede al taglio cesareo programmato intorno alla settimana di gestazione 38esima (un paio di settimane prima della data presunta per evitare il travaglio spontaneo), quando ormai il bimbo è formato e maturo.

In quanto intervento chirurgico a tutti gli effetti, al cesareo si applicano tutti i riti preparatori tipici di una operazione, monitorando lo stato della paziente ma anche del bambino.

Nelle 8 ore che precedono il parto è necessario restare a digiuno, durante le quali la futura mamma si sottopone ad accertamenti ginecologici e ostetrici. Prima di entrare in sala operatoria, si procede a un controllo del nascituro, del battito cardiaco, si esegue una ecografia, si depila la parte superiore del pube e si somministra un clistere alla donna. Per il parto cesareo si effettua un’anestesia spinale, dopodiché si può procedere con l’intervento, che dura in media circa 40 minuti.

Il post cesareo per la mamma

Nonostante sia sempre più sicuro e protetto, il cesareo può dare delle complicanze, anche significative, fino a invalidità e morte. Tra queste, la più frequente è il sanguinamento, con conseguente anemia e ricorso trasfusioni e altre terapie. Sono possibili anche l‘infezione delle ferita o della cavità uterina (endometrite), lesioni alla vescica o all’intestino. Nei giorni successivi al parto possono comparire febbre, difficoltà della ripresa della funzione intestinale, problemi di cicatrizzazione della ferita. C’è inoltre un aumento del rischio di placenta accreta (che si impianta cioè nelle pareti dell’utero) o di placenta previa in eventuali gravidanze successive.

Le complicazioni per il bambino

Per quanto riguarda il bambino, sembra che un cesareo eseguito prima delle 39 settimane sia associato a un maggior tasso di problematiche respiratorie del bambino. Per questo, se si tratta di un cesareo programmato è opportuno farlo dopo questa data. Esistono poi i risvolti psicologici che la nascita da taglio cesareo può avere, soprattutto se praticata quando non necessaria, sul benessere psicologico delle donne. Il taglio cesareo può ledere la potenza generativa della donna, non solo quella fisica, ma anche quella psichica. La donna che lo subisce vive un lutto dal quale è difficile guarire, e occorre molto tempo per assimilare il significato dell’esperienza.

Curare la cicatrice del cesareo

È molto importante tenere la cicatrice coperta, pulita e protetta fino alla rimozione dei punti. Per i primi 40 giorni è meglio non fare sforzi e non sollevare nulla di pesante se non il bambino. Ci si può lavare e non ci sono problemi se la ferita si bagna, purché non la si immerga e lasci a mollo in acqua, almeno per i primi giorni. La cicatrice del cesareo, immediatamente dopo l’operazione, potrebbe essere gonfia e l’area che la circonda assumere un colore rosa.

Dopo circa sei settimane dal parto la cicatrice dovrebbe essere guarita; il rossore però potrebbe persistere per 6 mesi almeno per poi trasformarsi in una linea chiara.

Una volta cicatrizzata la ferita e rimossi i punti, ci si può prendere cura della cicatrice del cesareo con massaggi con olio di rosa mosqueta, trattamenti osteopatici o di armonizzazione della cicatrice, importanti pratiche e coccole per fare pace con una ferita profonda che ha segnato il corpo della mamma. (Leggi anche La cicatrice del cesareo: come curarla e trattarla).

Meglio naturale

Sono tanti gli svantaggi della nascita da taglio cesareo, soprattutto per il bambino. Se per la mamma i tempi di ripresa dopo il parto sono più lunghi e dolorosi in caso di taglio cesareo, per i bambino gli svantaggi sono ancora più immediati. L’intervento chirurgico non permette al neonato di vivere il naturale processo di nascita e di adattamento al passaggio dalla vita dentro l’utero a quella fuori. Un adattamento che, se rispettato nelle tempistiche fisiologiche, influisce positivamente sul funzionamento del sistema respiratorio, cardiaco e neurologico. Durante il travaglio la mamma sviluppa degli ormoni particolari, che sono gli stessi che sviluppa anche il bambino e questo li rende più vicini e uniti. Inoltre, il passaggio nel canale vaginale mette il bambino a contatto con i batteri della mamma, che lo proteggono e gli si appiccicano addosso in modo molto più duraturo dei microrganismi da altre fonti. (Leggi anche Il parto naturale e quei batteri della mamma che fanno bene al neonato).

Per non dimenticare proprio nessuno: il cesareo è svantaggioso per tutta la famiglia: il papà non può assistere all’operazione e viene escluso da un momento di grandissima intimità e condivisone.  

VBAC: chi può partorire spontaneamente dopo un taglio cesareo?

Il VBAC è il parto naturale dopo cesareo. La linea guida dell’Istituto Superiore di Sanità intitolata “ Taglio cesareo, una scelta appropriata e consapevole” afferma che: “L’ammissione al travaglio, in assenza di controindicazioni specifiche, deve essere offerta a tutte le donne che hanno già partorito mediante taglio cesareo”.
Pochissimi i casi in cui il travaglio di prova per un VBAC è controindicato:
– nelle donne che hanno già avuto una rottura d’utero. Hanno un rischio del 5% (o maggiore) che tale evento si ripeta;
– nelle donne che hanno subito un’ incisione longitudinale sull’utero;
– Altre situazioni particolari indipendenti dal precedente taglio cesareo come ad esempio la placenta previa centrale.
– nelle donne che hanno avuto tre o più tagli cesarei pregressi.

In tutti gli altri casi, le donne possono riscattare la nascita, quella nuova e quella passata. (Leggi anche Partorire naturalmente dopo un taglio cesareo).

Il cesareo rispettoso

Ma ci sono anche belle notizie. “Sempre di più in Italia si discute di cesareo rispettoso di mamma e bambino”, commenta Manuela D’Ambrosio, ostetrica libera professionista a Torino. “Il primo incontro va tutelato: il bimbo nasce dalla pancia ma può essere subito messo sul petto a contatto con la mamma, e rimanere lì per tutta la durata dell’intervento. Anzi il bimbo può essere attaccato al seno quando sono ancora in sala operatoria per recuperare il contatto pelle-a-pelle da subito”. La mamma va seguita molto bene in puerperio, sia nella cura della cicatrice che nell’avvio dell’allattamento. In caso di cesareo programmato il latte arriva dopo, ma non bisogna abbattersi. “Ancora più attenta e preziosa -continua l’ostetrica formatrice presso la Scuola Elementale di Arte Ostetrica di Firenze- deve essere la cura del bambino nel dopo parto. Il neonato va allattato tanto per recuperare quei batteri con cui non è venuto in contatto perché non è passato nel canale vaginale. Ha bisogno di trattamenti osteopatici e di più contenimento, quindi di tanti massaggi, molto contatto, della voce di mamma, di essere portato in fascia.

Libri consigliati

  • Il cesareo, di Michel Odent, Blu editore
  • Partorire dopo un cesareo, di Verena Schmid, TerraNuova

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