Partorire che è un piacere: il parto orgasmico

da | 11 Feb, 2021 | Gravidanza e Bebè, Lifestyle, Persone, Salute e Benessere

Il parto orgasmico esiste: parola di mamma e di ostetrica

Esiste un libro che più di altri va regalato ad una donna in gravidanza. Prima dei lunghi manuali su allattamento, svezzamento, coliche e risvegli notturni. Si intitola “Le funzioni degli orgasmi” di Michel Odent, chirurgo francese considerato da molti il pioniere del parto naturale. Questo libro riesce a dare un nuovo significato al parto, ne alleggerisce le aspettative, e lo carica di un significato nuovo, piacevole.

Gli ormoni dell’amore

Nella sua indagine e ricerca rivoluzionaria, Odent paragona e mette alla luce il legame tra la nascita, l’allattamento e l’accoppiamento, che sarebbero regolati da un unico processo fisiologico.

Ebbene si, il corpo di una donna produce i cosidetti ormoni dell’amore quando fa sesso con il partner, ma anche durante il travaglio, la nascita e in allattamento. Sono principalmente l’ossitocina, le endorfine, la prolattina, e servono a creare l’attaccamento con l’altro, che sia esso un adulto o il neonato appena dato alla luce.

“Il fine di questi ormoni è quello di rendere piacevole l’evento” – spiega Manuela D’Ambrosio, ostetrica libera professionista di Torino, docente presso la Scuola Elementale di Arte Ostetrica di Firenze.

“Mirano a rinforzare la relazione con il prossimo e sono alla base delle interazioni sociali. Si tratta di ormoni endogeni, naturali, che la donna produce da sola senza l’aiuto di farmaci, e che a differenza degli ormoni sintetici oltrepassano la barriera ematoencefalica e vanno al cervello producendo i comportamenti affettivi”.

Il ruolo degli ormoni

Ma a cosa servono questi ormoni e perché vengono prodotti? “L’ossitocina è definito l’ormone dell’amore – continua l’ostetrica, mamma da qualche mese – perché è l’ormone che si produce quando stiamo bene con un’altra persona ed è legata a tutti i processi di affettività.

La produciamo anche a cena, quando ci si trova in sintonia con l’altra persona, immersi in una bella atmosfera fatta di buon cibo e ottima compagnia. Le endorfine sono gli ormoni legati al piacere. Qualsiasi sensazione di benessere e gratificazione è legata a questi ormoni, anche nella sessualità.

La prolattina invece è l’ormone dell’accudimento e si sperimenta dopo una relazione intima, quando si resta insieme, vicini, abbracciati a guardarsi”. Questi stessi ormoni hanno il loro ruolo chiaro e determinante nel processo della nascita.

L’ossitocina – spiega con dolcezza D’Ambrosio, che da anni segue le donne in gravidanza in Casa maternità Prima Luce – è l’ormone della contrazione, che dà la spinta al bambino per venire al mondo, attiva, dà calore, forza e ritmo al parto. Le endorfine stanno nelle pause tra le contrazioni e danno alla donna quella sensazione di trans, in cui si perde la percezione del tempo e dello spazio e si entra in una dimensione molto profonda.

Le endorfine favoriscono l’abbandono e il rilassamento tra le contrazioni. La prolattina, il cui picco è circa un’ora dopo la nascita (se rispettata nella sua fisiologia), contribuisce al distacco spontaneo della placenta; ma anche e soprattutto aiuta a maturare accudimento e quella tenerezza tipica del mammifero che ha perso il cucciolo. È sorprendente sapere che la prolattina viene prodotta anche dal papà, se presente”.

Le fasi della nascita come nella sessualità

Indubbiamente cambiano le prospettive se si pensa al parto come ad un momento di grandi sensibilità, anche piacevoli. Ma è innanzitutto il tempo che il corpo ha a disposizione a fare la differenza.

“C’è una grande affinità tra le fasi e i tempi del rapporto sessuale e quelli della nascita”, insiste l’ostetrica, che negli ultimi anni ha deciso di lavorare con gli archetipi femminili nei gruppi di donne.

“In entrambi gli eventi esiste una fase di preparazione, in cui il corpo si ammorbidisce e prepara ad accogliere e lasciar andare. Sono i preliminari nella sessualità e i prodromi nel travaglio. Man mano il corpo viene sollecitato sempre di più, e si entra gradualmente nella fase dilatante, fino ad arrivare all’acme, che nella sessualità è l’orgasmo e nel parto è la nascita, il lasciar andare il bambino.

L’espulsione ha nel parto una sollecitazione molto profonda degli organi ed è per questo che alcune donne riescono a provare piacere”. Ognuna di queste fasi ha bisogno di tempo e ogni donna ha bisogno del suo tempo. Cercare di anticipare i processi o mettere fretta ai corpi può bloccare un processo naturale e quindi perdere la piacevolezza dell’evento.

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I tabù che inibiscono 

Lo dice chiaro chiaro nel suo libro Odent, con ogni tipo di dimostrazione scientifica, impeccabile e non discutibile: questi tre eventi, se non disturbati da condizionamenti e fattori esterni, permettono di raggiungere uno stato di non coscienza o coscienza non ordinaria, trascendentale e piacevole.

È il caso della eccessiva medicalizzazione o di una qualsiasi forma di violenza ostetrica nel caso del parto; di remore o pregiudizi culturali e ambientali per l’allattamento; di tabù morali, culturali e sociali che ruotano intorno alla sessualità. Sono questi i condizionamenti che inibiscono la produzione degli ormoni dell’amore, a favore di una produzione di adrenalina (che nei mammiferi funge da freno), rischiando di snaturare l’essenza di questi eventi. 

Le condizioni per un parto fisiologico

Una donna durante il travaglio e il parto produce i famosi ormoni dell’amore solo se si trova nelle condizioni di potersi realmente lasciare andare.

Questo significa che si deve sentire sicura, che non ci devono essere interferenze esterne, che non deve avere fretta.

“Siamo mammiferi – continua D’Ambrosio – e riusciamo a lasciarci andare, tanto da permetterci di attivare un travaglio, solo se ci sentiamo protette e sicure. Qualsiasi tipo di intervento o di minaccia può bloccare o rallentare la produzione ormonale; basta anche solo una luce troppo forte o un cambio turno in reparto”.

Ad ogni disturbo scatta un meccanismo di paura e allarme che altera il feedback ormonale fisiologico, così preciso in travaglio. Le persone intorno, che siano gli operatori o lo stesso partner, non devono inibire la donna e lei deve sentirsi innanzitutto libera.

L’ambiente allora fa la differenza e la donna più facilmente si lascia andare in situazioni conosciute, con persone di fiducia. Pare che sia la propria abitazione il luogo in cui le donne riescono davvero a sentirsi libere, circondate da odori familiari e ancoraggi che la rassicurano. Ma non per tutte la casa mette sicurezza: “ogni donna deve trovare il proprio luogo intimo dove sentirsi sicura e protetta.

Ogni coppia dovrebbe sentirsi libera di scegliere”. La continuità assistenziale, e quindi essere assistita da professioniste già conosciute, è un altro aspetto determinante.

“Per ciascuna donna cambiano le condizioni ideali. Noi ostetriche cerchiamo di comprendere già in gravidanza quali possono essere i fattori disturbanti e cerchiamo di intervenire solo se necessario o richiesto. Quando possibile, stiamo fuori dalla stanza dove si trova la donna e riconosciamo dalle vocalizzazioni e dalla voce l’andamento del travaglio”.  

Il parto orgasmico esiste: parola di mamma

“Il mio parto è stato totalmente travolgente”, racconta Elisa B., insegnante di yoga a Torino, che da poco ha dato alla luce la sua quarta bambina.

“Veloce, ma molto intenso. Usavo la voce, ridevo e cavalcavo quelle onde che ho sentito da subito molto forti; come una corsa in discesa. Mi sono lasciata trascorrere da quello che succedeva, lasciando il corpo libero e si, ho provato piacere!”.

Di nuovo. Già, perchè Elisa aveva provato un parto orgasmico anche alla nascita della sua seconda figlia, ormai qualche anno fa. “Quel secondo travaglio procedeva molto velocemente. Ero a casa e aspettavo le ostetriche e intanto, da sola, provavo a monitorare per capire cosa mi stava succedendo.  Mi toccavo nella ricerca di un contatto e di consapevolezza di quel punto del corpo, cercavo di conoscerlo con curiosità amorevole e senza giudizio. Ricordo il dolore, senz’altro, ma anche un grande piacere”.

L’esperienza raccolta e in libertà

La pratica dello yoga ha indubbiamente aiutato Elisa B. a rilassare il suo corpo e a entrare in connessione con la parte che durante la nascita ha bisogno di schiudersi.

“L’allenamento di una vita nella meditazione e nella pratica yogica mi ha concesso una certa immediatezza nel lasciarmi andare senza troppi pensieri, nella ricerca dell’ascolto del corpo e dell’accoglienza di quello che arrivava, dolore incluso. Ma la grande differenza lo ha fatto la situazione in cui mi trovavo, raccolta e con poco coinvolgimento esterno”.

Elisa ha sempre scelto di partorire a casa, con ostetriche che la hanno accompagnata durante tutta la gravidanza. “Ho la chiara sensazione che il fatto di essere a casa mi abbia aiutato a riconoscere i miei tempi e quelli dei miei figli. Credo che in una società che porta a vivere tutto freneticamente sia un passo importante il reimpadronirsi di un ritmo personale.

Ho provato sensazioni piacevoli perchè sono riuscita a sganciarmi completamente da quello che esisteva fuori”, continua Elisa, alunna del grande Frédérick Leboyer, ginecologo francese guru del parto dolce, che nel tempo l’ha scelta per trasmettere l’insegnamento del Canto Carnatico in Italia. Libera di esprimersi, di toccarsi, di muoversi: “quello era il mio momento ed è stato intimo e indisturbato”.

L’imbarazzo del partner

Certo che in una società dove il racconto del parto è molto legato al sopravvento del dolore, non deve essere facile sentirsi a proprio agio nel raccontare di aver provato piacere.

E forse non è neanche così facile assistere a un travaglio tanto lontano dall’immaginario. “Il mio secondo parto, il primo durante il quale ho provato piacere, ha stupito anche me. La nascita del mio primo figlio era stata molto positiva, ma non così potente”, commenta Elisa.

Ma come ha reagito il partner? “Il mio ex compagno, padre della mia seconda figlia, era molto stranito nel vedermi così coinvolta in quello che stavo vivendo. Al mio quarto parto ricordo invece che il mio fidanzato è venuto a darmi un bacio, per darmi forza più che altro; ma io ho trovato quel contatto molto passionale, sulla scia ormonale che mi stava conducendo all’espulsione.

Ha pensato fosse il caso di allontanarsi e si è sorpreso quando gli ho detto che aiutava baciarci con trasporto!”, ricorda ridendo. “La relazione con il proprio partner è decisiva al momento della nascita, se lui è presente. L’affinità aiuta, c’è sintonia e ti rilassi; se c’è qualche tensione è difficile lasciarsi andare”.

Nessuna paura del giudizio

Poi ci sono i commenti e la voglia o non voglia di raccontare quello che si è vissuto, in modo tanto diverso da quello che si sente di solito. “Convivo con il possibile giudizio degli altri da sempre, da quando anni fa ho deciso di iscrivermi alla scuola di circo, una disciplina che ancora non era di tendenza come oggi. Ho imparato a convivenci, o meglio me ne sono liberata. Credo che sia molto importante, anzi, diffondere esperienze diverse: a me incuriosiscono le storie lontane dalle mie, quindi credo possa essere una crescita per tutti e tutte sapere che ci sono altri modi per”.

Può essere importante per le donne, per le coppie che si avvicinano al parto, sapere che esiste la possibilità che la nascita sia bella, intima e persino piacevole. “Da anni faccio lezione di yoga in gravidanza associato alla voce, secondo il metodo di preparazione al parto attivo di Janet Balaskas, e incontro donne terrorizzate dal parto.

La cultura della paura purtroppo è molto diffusa, anche in relazione a eventi straordinari. Io ho imparato a non essere estremista e a essere accogliente verso ogni tipo di scelta perché ogni donna e ogni famiglia deve essere libera di vivere quei momenti come più ritiene. Semplicemente lascio la mia testimonianza: su quattro parti, due sono stati molto piacevoli, praticamente orgasmici”.

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