Perineal Care, il benessere delle neomamme al Sant’Anna

 
Il benessere delle neomamme da ogni punto di vista, fisico e psicologico: è questo lo scopo dell’Ambulatorio Perineal Care, il servizio post parto dell’ospedale Sant’Anna per la riabilitazione del pavimento pelvico

Anche se il suo nome lascia pensare ad una problematica specifica, l’ambulatorio Perineal Care é un servizio onnicomprensivo su tutto quello che riguarda la delicata fase del puerperio e le sue problematiche, come quella della riabilitazione del pavimento pelvico, per aiutare le donne a muovere i primi passi e a superare le prime difficoltà nella nuova grande avventura.

L’ambulatorio

Il progetto del Sant’Anna, il primo in un ospedale pubblico piemontese e tra i primi in Italia, è iniziato nel novembre 2016, venendo accolto con entusiasmo dalle pazienti che sono cresciute in modo esponenziali: nell’ambulatorio solo nel 2018 sono passate più di 2300 pazienti, ricevendo nel complesso più di 5000 prestazioni. Sotto la direzione del dottor Saverio Danese, lo gestiscono le ostetriche Maria Paola Sansò, Valeria Tenuzzo e Rosy D’Orazio, con medico di riferimento il dottor Mario Guido Nicolosi. Professioniste di grande sensibilità e lunga esperienza, seguono le puerpere offrendo loro un servizio a 360 gradi.

“I problemi che una neomamma si trova di fronte non riguardano solo il pavimento pelvico – afferma Maria Paola – ma toccano gli aspetti più disparati. La donna nel momento in cui partorisce passa da uno stato interessante a uno stato che non è più interessante per nessuno. Questo crea a volte una grande pressione e senso di inadeguatezza. Il nostro compito è dare un aiuto a queste donne abbandonate a se stesse. La nostra società purtroppo difficilmente permette loro di essere accompagnate in questa nuova fase della vita. Da qui è nato il nostro servizio, per rispondere a questa esigenza: aiutare a combattere il disagio e dare ascolto. Perché tante vogliono semplicemente essere ascoltate”

A ognuno i suoi tempi

“Dopo la nascita, tutte le cure e le attenzioni che circondano la donna in gravidanza all’improvviso vengono dirette sul neonato – aggiunge Valeria – ma ogni donna ha bisogno dei suoi tempi.

Se una volta c’era la famiglia allargata che la supportava, ora la donna si sente pressata a essere subito operativa. La nonna che portava il brodo e la zia che aiutava in casa permettevano alla neomamma di pensare solo all’allattamento e alla ripresa.

Ora le donne sono di nuovo subito in pista, e spesso sono lasciate da sole ad affrontare tutto. Questo crea ostacoli da un punto di vista psicologico e fisico.

Il nostro scopo è dare un supporto sull’immediato e una prima educazione su come prendersi cura di se stesse”.

Il servizio è rivolto a tutte le tipologie di pazienti: “Siamo una società multietnica e abbiamo a che fare con pazienti provenienti da tutto il mondo, per cui bisogna conoscere usi e costumi per ogni provenienza e cultura anche per quanto riguarda puerperio e allattamento”, spiega Maria Paola.

Quella italiana è una delle culture che danno meno importanza alla cura fisica della donna dopo il parto: “Bisognerebbe fare più educazione preventiva anche in Italia come fanno tanti altri Paesi, come Honduras, Venezuela e quelli orientali sensibili al tema come Cina e Giappone”

Il percorso

La neomamma viene visitata in ambulatorio una prima volta mentre è ricoverata, poi alla dimissione le viene dato un appuntamento a distanza di 7-10 giorni.

Sono incontri su misura nel corso dei quali la paziente può parlare liberamente di tutto, affrontare ogni problematica possa essere emersa nel frattempo e dare spazio alle preoccupazioni.

“Il nostro ruolo è ascoltare, infondere fiducia, capire dove sta la fisiologia e dove inizia la patologia, quando una lacerazione non sta guarendo, quando il baby blues vira in depressione post-partum. Se necessario indirizziamo verso gli specialisti adatti, dall’alimentazione alla psicologia”, aggiunge Valeria.

A proposito di psiche, il cambio radicale di vita dato dalla nascita mette in crisi molte neomamme: il baby blues colpisce fino all’80% delle puerpere in forma lieve, mentre il 10-15% va incontro ad una vera e propria forma depressiva. Quando serve, le pazienti vengono dirottate verso le psicologhe dell’ospedale.

“Il nostro incontro con le mamme cade proprio nel momento in cui di solito si manifestano i primi problemi. Il fatto di sapere che ci sono persone aperte all’ascolto e professioniste specializzate nel trattamento di questi problemi contribuisce a evitare che si instaurino problematiche più serie”, affermano le ostetriche.

La riabilitazione

Oltre alla mente, ci sono le lesioni del corpo. Come suggerisce il nome, un argomento centrale del progetto Perineal Care riguarda il controllo e la riabilitazione del perineo. Maria Paola fa un parallelo illuminante: “Un utero subito dopo il parto pesa dieci volte tanto il suo peso pre-gravidanza, parliamo di 700 grammi contro 70, e il perineo é posto sotto sforzo prolungato nei mesi di gravidanza e messo alla prova con il parto.

L’utero pesa su una lacerazione, un’episiotomia, su un pavimento pelvico comunque indebolito dagli sforzi: è come puntare un ginocchio su uno strappo nei pantaloni e si spingesse”.

Se non si prende coscienza di questi aspetti, le conseguenze possono essere rilevanti e incidere pesantemente sulla vita di una donna anche sul lungo periodo: incontinenza urinaria, fecale, gas, infezioni, alterazioni della sensibilità e disfunzioni sessuali.

“Si tratta di un problema sociale con un costo non indifferente prima di tutto per la donna, poi per la coppia, quindi per la società”.

Ma ci sono anche altre ferite e cicatrici: le ostetriche del Perineal Care seguono il processo di guarigione delle donne che hanno subìto un parto cesareo.

“Ci occupiamo della medicazione, della rimozione punti e della cura della cicatrice, insegniamo alle donne ad auto medicarsi e a trattare la cicatrice a casa anche con il massaggio”, dice Maria Paola.

L’ Ambulatorio Perineal Care affronta quindi anche le difficoltà per le donne a riprendere i rapporti sessuali a causa del dolore, la dispareunia, circostanza “che può perdurare anche per un anno dopo il parto e che può minare il rapporto di coppia”.

Conseguenze e rischi

Nella visita si valutano classi di rischio, sulla base di diversi fattori che vanno al di là del parto ma riguardano vari aspetti della vita di una donna, dalla professione alle attività sportive alle abitudini alimentari. La salute del pavimento pelvico infatti, dipende da tutti questi elementi.

L’incontinenza per l’80% dei casi si risolve – dice Valeria – ponendo l’attenzione sul problema e con 8-10 sedute di esercizi mirati, massaggio delle cicatrici, e tanta motivata educazione sanitaria. I casi più problematici vengono affidati agli specialisti”.

Nel caso di necessità, l’ambulatorio mette in contatto con altri professionisti dell’ospedale, tramite un canale preferenziale che permette una visita specialistica in tempi brevi: uroginecologi, fisiatri, proctologi. 

Sono molto utili  gli esercizi per imparare la corretto uso dei muscoli interessati, dalla respirazione alla postura. “Piccoli compiti da fare a casa, semplici e di pochi minuti, che possono migliorare la situazione”.

Il personale fornisce informazioni su igiene personale ed educazione sanitaria, dall’alimentazione al fumo, compresi i modi di combattere la stipsi, “che viene spesso sottovalutata o considerata la norma dalla maggior parte delle donne che ne soffrono, ma che è fonte di grandi problemi. Eppure bastano pochi accorgimenti per migliorare la situazione”.

Accompagnamento all’allattamento

Tra i temi chiave non può certo mancare l’avvio all’allattamento.

Le ostetriche del servizio offrono il primo supporto alle neomamme, fondamentale in caso di problemi importanti come ingorghi e mastiti.

Le neomamme sono indirizzate nei consultori di riferimento o ai centri di sostegno dell’allattamento del Piemonte.  “Lasciate da sole, molte donne purtroppo cedono davanti alla fatica e alle difficoltà di allattare: a volte loro stesse non sono state allattate quindi manca anche il sostegno del substrato familiare”, dicono le ostetriche.

Il primo passo sta alla donna, riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto, ai propri cari e agli specialisti. “Bisogna essere egoiste e rimettere al centro la propria salute, a non vergognarsi e imparare a chiedere

È quello che cerchiamo di insegnare alle nostre pazienti, ricordando che la nostra porta è sempre aperta.

I problemi possono insorgere anche a distanza di mesi e noi siamo qui per la salute e il benessere della donna”.

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