Nell’era della tecnologia, l’ascolto reciproco è un’arte da coltivare

9 Dic, 2020 | Lifestyle

L’ascolto attento serve alla nostra comunità, sempre più ammalata di solitudine e circondata da tecnologie che tendono all’iper-individualismo

Il tempo medio dedicato dalle persone all’ascolto reciproco è diminuito di quasi la metà negli ultimi cento anni, dal 42% al 24%. In un sondaggio del 2018 su 20.000 americani, la metà ha affermato di non avere avuto interazioni sociali significative di persona. Nel frattempo, l’aspettativa di vita del mondo occidentale sta diminuendo per pessimi motivi: suicidio, dipendenza da oppioidi, alcolismo e altre cosiddette malattie del disagio, spesso associate alla solitudine. 

Uno studio condotto da Microsoft ha rilevato che dal 2000 la durata media dell’attenzione è scesa da 12 a otto secondi.

Le tecnologie, l’iper-individualismo, l’essere sempre indaffarati ha causato un calo drastico in quella qualità così necessaria agli esseri umani: l’ascolto. E di ciò che ne consegue: sentirsi compreso e significativo.

In una cultura dominata dall’egoismo e dal successo, ascoltare – ahinoi – significa perdere un’opportunità per far progredire il proprio marchio o lasciare il proprio segno. Si dà valore a ciò che si proietta, non a ciò che si assorbe. L’immagine stessa del successo e del potere, oggi, è quella di qualcuno ripreso su un palco mentre parla. Fare un discorso TED è “vivere il sogno”. 

L’ascolto è il figliastro trascurato della ricerca sulla comunicazione, messo in secondo piano dagli studi sull’efficacia dell’elocuzione, della retorica, dell’argomentazione, della persuasione e della propaganda. Sfoglia una intera enciclopedia sulla comunicazione interpersonale in tre volumi e troverai solo una voce dedicata all’ascolto. 

Che effetto ha in famiglia?

I cattivi ascoltatori potrebbero non essere cattive persone, afferma Kate Murphy, autrice del volume “You are not listening”, (in italiano “L’arte di saper ascoltare”) ma gli effetti di un cattivo ascolto sono profondi. “Chiunque abbia condiviso qualcosa di personale e abbia ricevuto una risposta sconsiderata o priva di comprensione, sa come questo fa desiderare alla propria anima di strisciare di nuovo nel suo nascondiglio” scrive Murphy. “Che qualcuno stia confessando un misfatto, proponendo un’idea, condividendo un sogno, rivelando la sua ansia o ricordando un evento significativo, quella persona sta rinunciando a un pezzo di sé. E se non lo ascolti con cura, se gli proponi soluzioni non richieste o sminuisci le sue sensazioni, la persona inizierà a modificare le conversazioni future con te, pensando di non potersi aprire. Questo è quello che succede spesso nella relazione con i figli adolescenti”.

Anche i più piccoli lo capiscono. “Il figlio di un amico ha gettato più volte i cellulari dei genitori nella toilette”. Nessun altro oggetto, solo i telefoni cellulari. Sa esattamente cosa impedisce a mamma e papà di ascoltarlo.

Gli studi dimostrano che i bambini e gli adulti che mostrano un attaccamento emotivo sano verso persone a loro vicine tendono a essere più curiosi e aperti. È il principio della teoria dell’attaccamento: se hai qualcuno che ti ascolta e con cui ti senti connesso, allora ti sentirai più sicuro a uscire nel mondo e interagire con gli altri. Sai che puoi stare bene anche se scopri cose che ti turbano, perché hai qualcuno, da qualche parte, con cui puoi confidarti e che accoglierà la tua angoscia. Si chiama avere una “base sicura” ed è un baluardo contro la solitudine.

Come fare?

Per essere in grado di ascoltare veramente, la prima cosa è sbarazzarsi del proprio ego e dei propri pensieri. È quasi impossibile da fare, ma c’è sempre un modo per migliorare la propria capacità d’ascolto. Il New York Times offre una cassetta di strumenti essenziali per imparare ad avere un ascolto attento ed empatico. Li abbiamo tradotti.

Riconosci l’ascolto distratto, per poi evitarlo!

Conosci la sensazione. Stai parlando con qualcuno e puoi capire dal suo linguaggio del corpo e dallo sguardo distante che non ti sta davvero ascoltando. Ti rendi conto che quella persona è più interessata a un pubblico che a una conversazione e che sta semplicemente aspettando che tu smetta di parlare per poter parlare lui.

Non giudicare né saltare a conclusioni

L’ascolto, fatto bene, è un atto di empatia. Stai cercando di vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona e di capire le sue emozioni. Non può succedere se giudichi l’altro mentre sta parlando. Il giudizio annacqua la conversazione, perché invia ogni sorta di segnali non verbali sottili su fatto che hai un’opinione su ciò che sta dicendo. Se entri nella discussione con l’obiettivo principale di comprendere la prospettiva di chi parla, senza alcun giudizio, le persone si apriranno a te, perché sentiranno di potersi fidare e che rispetti quello che stanno dicendo.

Interroga la tua motivazione

Quindi il primo passo è: ascoltare senza giudicare. E quando parli, sii onesto con te stesso su ciò che ti motiva veramente a dire quello che stai per dire. Chiediti “Perché sto parlando?”. Questo non vuol dire che non dovresti contribuire alla conversazione. È solo un buon promemoria per essere consapevole del motivo per cui stai parlando. Riguarda l’altra persona? Mostra che capisci quello che sta dicendo? Forse hai avuto esperienze simili? O c’è il sottotesto di volersi vantare un po’?

Svuota la mente

Pensa ad ascoltare come forma di meditazione. Devi liberare la mente da tutto il resto, così puoi concentrarti completamente su ciò che l’altra persona sta dicendo. Assicurati che il telefono sia spento o lontano da te. Se sei alla scrivania, spegni il monitor o gira la sedia in modo da non essere distratto dallo schermo. Cerca di concentrarti completamente sull’altra persona, allontanando i pensieri dal prossimo meeting o dalla scadenza imminente.

Ascolta per imparare

Perché non pensare all’ascolto come a un biglietto gratuito per una buona istruzione? Tutto quello che devi fare è presumere che le persone che incontri abbiano imparato una o due cose nella loro vita e che tu possa portare alla luce queste intuizioni combinando il tuo genuino interesse con alcune domande aperte.

Fai domande aperte e curiose

Il consiglio, soprattutto con i figli, è di evitare il consueto flusso di domande a fuoco rapido: “Com’è andata la scuola?” “Hai mangiato?” “Devi fare i compiti?”. Dovresti invece favorire domande curiose: “Cosa hai imparato oggi?” o “Qual è stata la parte migliore o la parte peggiore della tua giornata?”.

Come ascoltare il tuo partner

La lettura del quotidiano britannico The Guardian offre consigli per affrontare le situazioni in famiglia. Si sa che più ci si trova vicini ai propri familiari, più ci si deve impegnare per ascoltare veramente. 

L’intimità – essere in grado di finire le frasi l’uno dell’altro – può significare che l’ascolto reciproco diventa un po’ confuso. Quando si vive insieme da tanto tempo, bisogna lottare duramente per ascoltare il proprio partner come se fosse un estraneo. Apparentemente va tutto bene: le persone vi vedono come una coppia che si ama. Tuttavia, da qualche parte nel cuore, sai che c’è qualcosa che non va: non ti senti ascoltato (e nemmeno il tuo partner). 

C’è un modo per tornare indietro? Per trovarlo devi ristabilire l’abitudine che c’era quando vi siete innamorati l’uno dell’altro, quando non esisteva niente di meglio al mondo che ascoltare il tuo partner mentre spiegava chi è. 

Provate a recuperare 10 minuti al giorno, voi due da soli. Sdraiatevi sul divano e ascoltatevi a vicenda per cinque minuti ciascuno. L’ascolto unidirezionale dà al partner tutta la concentrazione che gli serve, ma calma anche l’ascoltatore che non deve pensare a cosa dire dopo. Inoltre è un allenamento: quando il partner avrà davvero bisogno di parlare, i muscoli dell’ascolto saranno ben allenati.

Come ascoltare il tuo bimbo o la tua bimba

L’impulso a spiegare le cose o a negare i sentimenti dei nostri figli è molto potente. La tentazione di ogni genitore è quella di entrare direttamente nella modalità “conforto”. 

Se tuo figlio dice: “Papà mi hai quasi ucciso quando mi hai tolto quella scheggia” tu sicuramente rispondi: “Dai, non esagerare”. In realtà dovresti dire: “Sembra che ti abbia fatto davvero male”. Bisogna entrare in sintonia con i sentimenti dietro le parole e fare lo sforzo di riconoscerli.

La piccola parola velenosa

Una parola particolare che si frappone è “ma”. I genitori spesso iniziano con una dichiarazione empatica, quindi aggiungono quella piccola pillola velenosa, il “ma” che tende a diminuire o cancellare ciò che è accaduto prima. “Sembri così deluso per aver perso la partita, ma è solo una partita”. 

Facciamo un esperimento: invece di negare la sensazione di tuo figlio, dagli pieno valore. Usa “Anche se” invece di “ma”. “Anche se si tratta solo di una partita, sei ancora così deluso di averla persa”. In questo modo, dai valore all’intelligenza di tuo figlio e restituisci il tuo punto di vista senza ignorare il suo. 

Come ascoltare un amico che è giù (o tuo figlio e tua figlia adolescenti)

Il primo passo è essere consapevoli delle barriere. Se il tuo amico si sente giù, anche esprimere simpatia può essere d’intralcio. Pensiamo che sia utile dire: “So esattamente cosa intendi, ho passato qualcosa di simile…”, ma in realtà sei tu che parli dei tuoi sentimenti e non permetti al tuo amico di dirti com’è per lui. 

Quando una persona vuole esprimere il proprio dolore, le tue esperienze sono irrilevanti. Un errore simile, comune, è offrire consigli prima che siano richiesti. Dare consigli non è ascoltare (e spesso non è d’aiuto), l’unico effetto che ha è bloccare le persone.

L’abitudine più difficile da rompere è l’istinto di trasformare la conversazione in qualcosa di positivo. Ci vuole un po’ per capire che se un amico si trova in un luogo buio, la cosa più compassionevole che possiamo fare è scendere in quel luogo e sederci al suo fianco per un po’. Se una persona si fida di te abbastanza da parlare della sua angoscia, cercare di tirarla su di morale è come farla tacere: stai ignorando e banalizzando i suoi sentimenti. Dagli lo spazio per dire quanto si sente male.

Concentrati sul tuo amico e sulle sue parole. Pensare troppo alle tue risposte è dannoso. È possibile, quando sai come, dire molto senza dire niente. Solo una presenza calma può dare a qualcuno la fiducia e la sicurezza per aprirsi. Il tuo strumento più importante per ascoltare è il silenzio. Non aver paura del silenzio; impara a tenerlo. Anche se ti senti a disagio, fallo per loro. Stanno attraversando pensieri e sentimenti dolorosi, quindi non mettergli fretta. Le persone inizieranno ad aprirsi se non le interrompi.

Un articolo del New York Times

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