È giusto andare a scuola anche in estate?

da | 10 Feb, 2021 | Lifestyle, News

Tra le priorità del governo presieduto da Mario Draghi ci sarebbe il prolungamento dell’anno scolastico fino a fine giugno. Tra favorevoli e contrari, si riapre il dibattito sui tempi della scuola (Covid a parte)

Rimodulare il calendario scolastico per recuperare quanto perso sin qui in termini di didattica, e non solo, causa Covid. Uno dei primi temi emersi durante le consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi riguarda la scuola. Indiscrezioni affermano che l’ex presidente della Banca Centrale Europea avrebbe comunicato la necessità di adottare una serie di misure, tra le quali c’è anche un possibile prolungamento dell’anno scolastico 2021 fino alla fine di giugno.

C’è chi dice no

Per il momento si tratta solo di indiscrezioni e già l’Associazione nazionale presidi ha fatto sapere che, seppur “senza preclusioni” sarà “molto difficile” riuscire ad andare a scuola in estate, quando si dovranno tenere (non è ancora chiaro come) gli esami di fine ciclo.

In realtà, anche l’ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, aveva ventilato la possibilità di un prolungamento dell’anno scolastico, ma aveva rimandato la questione alle Regioni, alle quali spetta la definizione dei singoli calendari scolastici regionali. Già in quell’occasione i sindacati avevano espresso perplessità sulla fattibilità pratica della proposta.

Mancherebbe, prima di tutto, il personale: circa 75mila “addetti Covid”, tra docenti e personale non docente, con contratto in scadenza l’8 giugno. Spaccati tra favorevoli e contrari sono anche famiglie e insegnanti. Tra le perplessità, soprattutto, quelle legate al caldo estivo e all’inadeguatezza delle strutture scolastiche. E poi c’è naturalmente la stanchezza di bambini, ragazzi e docenti che, a giugno, saranno reduci da un anno particolarmente impegnativo proprio per le implicazioni della Dad.

Rimoduliamo i tempi

Più che un semplice allungamento, un’ipotesi che potrebbe funzionare è quella di una “rimodulazione” del calendario. La proposta arriva dal gruppo di docenti, dirigenti scolastici ed esperti “Condorcet. Ripensiamo la scuola”, che già lo scorso novembre aveva lanciato una petizione sul tema.

A oggi la petizione ha raccolto 4mila firme, tra le quali quelle di Carlo Cottarelli e Luciano Floridi. “Non c’è bisogno di fare più giorni di scuola, ma di programmare il calendario in modo diverso, per recuperare tempo-scuola in presenza, con maggior serenità e produttività”, ci spiega Mauro Piras, esponente del gruppo e docente di storia e filosofia a Firenze.

L’idea è chiara: alleggerire il carico della Dad nei prossimi mesi, ancora complessi sotto il profilo sanitario, con qualche giorno di vacanza in più da qui a fine anno e poi recuperare in presenza (e in qualità) durante le tre settimane finali di giugno e i primi dieci giorni di settembre.

“Con la Dad si sta facendo moltissimo, ma non potrà mai sostituire del tutto la socialità e molti aspetti propri della didattica in presenza”, è il punto di partenza del ragionamento dei prof di Condorcet. Dati italiani ancora non esistono, ma analisi fatte in Francia, Olanda e Stati Uniti segnerebbero, con Dad prolungata, “una caduta dell’apprendimento anche del 20-30%”.

E i corsi di recupero? “Pensare si sfruttare il tempo estivo solamente per il recupero non ha senso: a non aver goduto di un tempo scuola ricco sono stati tutti gli studenti, non solamente chi ha il 5 in pagella”.

Una prospettiva per il futuro

Una revisione del calendario scolastico in emergenza potrebbe essere la base per una rimodulazione definitiva dei tempi della scuola, della quale spesso si è parlato anche in epoca pre-Covid. Meno vacanze estive e più pause durante l’anno allineerebbero l’Italia alla pianificazione della maggioranza dei paesi europei.

Le 14 settimane di stop estivo sono una prerogativa solo italiana. Siamo uno dei paesi occidentali con le vacanze estive più lunghe. Questo significa correre tutto l’anno e arrivare a metà giugno stanchissimi. L’idea di fare pause più lunghe durante l’anno scolastico come si fa in altri paesi permetterebbe di arrivare meno stanchi a maggio-giugno. Cosa pensereste di una scuola che si ferma una settimana a novembre, una a febbraio e due settimane a Pasqua?  

Per fare questi ragionamenti, sottolineano i docenti di Condorcet, serve “davvero un grande accordo politico, dal momento che rivedere le vacanze delle scuole andrebbe inevitabilmente a toccare molti interessi economici”. Ma il bene delle studentesse e degli studenti potrebbe, per una volta, arrivare prima di ogni altra considerazione.  

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