Meglio frutta a Km 0 o equo solidale del Centro America?

Mai come oggi nella storia e mai come qui in Europa  abbiamo avuto la possibilità di scegliere. Lo sappiamo tutti. Le opportunità sono talmente tante da non potere essere contate. Possiamo scegliere la nostra auto tra tantissimi modell, i pantaloni tra un numero spropositato di colori, forme e brand e i biscotti tra centinaia di sapori, ingredienti, luoghi di origine e modalità di produzione. Siamo liberi di scegliere quel che vogliamo. Tuttavia, in un mondo interconnesso e pieno di collegamenti, le nostre scelte hanno conseguenze anche a distanza.
In campo alimentare – negli ultimi decenni – si sono diffusi alcuni fenomeni come il commercio equo e solidale, l’aumento della vendita e del commercio di prodotti a Km 0, per non parlare dell’agricoltura biologica in tutte le sue declinazioni. La scelta richiede una riflessione etica.

Esiste la scelta perfetta?

Che anticrittogamici e insetticidi facciano male è assodato.  Spesso sono stati (e sono) utilizzati troppo o a sproposito o senza precauzione. Il caso storico di DDT è emblematico. E’ altrettanto vero che senza l’uso diffuso di anticrittogamici e insetticidi non si  sarebbe forse potuta raggiungere l’attuale produzione di cibo, che permette a una buona parte della popolazione del mondo di non avere problemi alimentari. E’ altrettanto vero che le scelte – etiche e giuste – che siamo chiamati a fare, spesso si scontrano l’una contro l’altra.

Un esempio: è meglio frutta a Km 0 o quella equo solidale che arriva dal Centro America o dall’Africa? La risposta è ovvia. Ed è “tutte e due”. Siamo pieni di possibilità e, per ora e per fortuna, le nostre scelte alimentari non sono ancora troppo dure. Ma, come diceva Esopo, il racconto ci insegna che è difficile fare una scelta totalmente priva di conseguenze negative anche se minime. Ciò significa che siamo liberi di scegliere ma la scelta perfetta non esiste.

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