Scuole chiuse: tante forme di sopravvivenza

Scuole chiuse e i genitori si organizzano così come possono. Ecco alcune forme di sopravvivenza al Coronavirus.

All’emergenza Coronavirus noi famiglie italiane abbiamo risposto come abbiamo potuto, cercando di non far mancare nulla ai nostri figli. Dalle sperimentazioni in casa ai gruppi autogestiti, dalle passeggiate in mezzo al verde ai nonni che ancora una volta salvano il quotidiano e le economie familiari. Ecco alcune forme di sopravvivenza al Coronavirus e alle scuole chiuse.

Mammamuseo: a casa a sperimentare

Passare del tempo extra a casa con i bambini è sempre una cosa bella. Staccare la spina dagli orari fissi e respirare con loro l’aria meno densa di impegni è una cosa che mi piace moltissimo. In questi giorni di clausura da Coronavirus abbiamo fatto moltissime cose. Sono una operatrice culturale (mammamuseo) e spesso chiedo ai miei bambini di testare le attività che propongo e devo confessare che in questi giorni abbiamo sperimentato parecchio. Dalle sculture di cartone, alla spin art. Abbiamo anche osservato qualche tomo impolverato di arte e abbiamo provato a copiare qualche particolare. Ho scoperto che Carlotta preferisce l’arte astratta da cui inventa storie mentre Emilio preferisce le cose più concrete e riconoscibili. Insomma, in queste 2 settimane di stop lavorativo non ci siamo fermati: abbiamo giocato, creato, letto molti libri, ammirato le illustrazioni e creato una piccola galleria di opere d’arte tutta nostra. Bisogna trarre il meglio da tutto.

Scuole chiuse: ci hanno salvato i nonni

Ancora una volta stiamo sopravvivendo grazie a loro, ai nonni. La scuola è chiusa da settimane, eppure noi genitori -almeno fino ad oggi- siamo stati costretti ad andare a lavorare. Non era pensabile per noi prendere ferie, e non abbiamo lavori (commessa la mamma e dentista il papà) che possono essere svolti da casa. Beh, abbiamo dovuto chiedere aiuto ai nonni, che vengono a casa nostra la mattina e rimangono fino al nostro rientro. Per loro è anche molto stancante stare con due bambini piccoli, pure piuttosto annoiati. Ovviamente le trasgressioni e piccole eccezioni sono concesse, non possiamo essere rigidi in questo momento di vera emergenza e non possiamo chiedere troppo ai piccoli, ma neanche ai nonni. Qualche cartone, caramelle qua e là, vizietti che ci sentiamo di poter concedere per resistere alla noia e alla chiusura forzata.

Gruppi di mutuo aiuto

Non so se cambieranno le cose da qui ai prossimi giorni e se le restrizioni ci costringeranno a ridurre ancora gli incontri e le attività; ma appena abbiamo capito che le scuole non avrebbero riaperto a breve ci siamo organizzati con le altre famiglie della sezione della scuola d’infanzia. Siamo un gruppetto di una decina di bambini e a rotazione qualcuno mette casa e qualcuno mette la presenza. È tutto un po’ improvvisato e non facciamo attività strutturate, ma abbiamo potuto evitare un buco nero per i bambini, che insieme sembrano proprio più contenti e divertiti, anche con questa formula precaria e senza maestre. Oltretutto ritrovarci e organizzarci è stato molto utile per i genitori che hanno continuato a lavorare e che non avrebbero avuto molte alternative per i bimbi.

Baby sitter: quanti soldi

In una settimana ho speso più di duecento euro di baby sitter, ma non avevo molta alternativa alla chiusura prolungata della scuola. A lavoro stiamo cercando di rallentare e riorganizzare gli orari, ma non è stato immediato e la chiusura della scuola ci ha preso alla sprovvista. I nonni sono lontani e due lavorano ancora: non potevamo fare affidamento sul loro aiuto purtroppo. Abbiamo dovuto chiamare una tata che stesse a casa con nostro figlio, almeno per la prima emergenza inattesa. E stanno a casa, si, poche uscite, anzi nessuna ormai, e pochi bambini. Per fortuna lei è molto creativa e lo sta intrattenendo alla grande. Spero riusciremo presto a trovare una quadra diversa però, perché sono tanti tanti soldi extra e non possiamo permettercelo per molto tempo.

Da soli, in mezzo al verde

Sono stata molto indecisa in questi giorni di allarmismo e emergenza. Non capivo quanto fosse esagerato il richiamo, e quanto fosse necessario invece seguire i divieti e i limiti imposti. Noi viviamo in campagna e mio marito al momento è in trasferta. Non so neanche bene quando tornerà. Lui lavora in campo sanitario e da subito mi ha raccomandato di stare a casa. Ma a casa tutto questo tempo solo io e mio figlio? Troppo. È chiedere troppo a me e pure a lui. Allora abbiamo deciso almeno di stare un po’ all’aria aperta, di dedicarci al giardino, di stare con il nostro cane. Ci facciamo lunghe passeggiate, mettiamo i piedini nel ruscello, studiamo fiori e foglie. Per i contatti con l’esterno ci siamo attrezzati per le videochiamate, anche molto lunghe, con nonni, zii e amichetti.

 

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