Sette infezioni

La scuola è un ambiente chiuso, dove i bambini vivono a stretto contatto per lunghi periodi. È la condizione ideale per il propagarsi di qualsiasi infezione, soprattutto tra i bambini piccoli, quelli che vanno all’asilo nido e alla scuola materna e che hanno un sistema immunitario ancora “vergine”. È bene che i bambini siano esposti a virus e batteri: venendo a contatto con i diversi microrganismi, il sistema reagisce e costruisce la sua memoria, che gli servirà per reagire correttamente alle infezioni, quando le incontrerà di nuovo.

Quante volte

Non tutti i germi sono uguali. Il numero di bimbi che restano vittime di un contagio dipende dalla “cattiveria” del germe, dalle modalità di trasmissione e dal numero di contatti con gli altri. Gli studi epidemiologici ci dicono che un bimbo di due anni che trascorre la giornata a casa dei genitori o dei nonni, per esempio, può avere 3 o 4 infezioni respiratorie durante l’inverno. Un bambino della stessa età che va al nido, ne ha facilmente  6 o 7. Non è dunque il caso di preoccuparsi se il bimbo sta male due volte nello stesso mese: occorre avere buonsenso e allarmarsi solo quando le malattie riguardano sempre o quasi un solo organo: otiti ripetute, bronchiti-broncopolmoniti, tonsilliti ricorrenti.

La cura e il ritorno a scuola

Per la cura delle normali infezioni scolastiche (raffreddori, mal di gola, influenza, tosse, diarree) gli antibiotici non servono quasi mai. Soprattutto non bisogna mai autoprescriverseli, né insistere con il medico perché lo faccia. I pediatri hanno criteri molto chiari per decidere se è il caso di dare l’antibiotico, che va usato con buonsenso per non favorire la comparsa di resistenze. È normale aspettare un po’ di tempo (a partire da qualche ora, fino a 1-2 giorni) per vedere l’evoluzione della malattia. I farmaci che possono essere ragionevolmente utilizzati sono quelli “sintomatici”, cioè quelle medicine che non intervengono sulla causa della malattia, ma sui sintomi che produce. Con un po’ di pazienza tutto si risolve presto e bene. E sul “presto” c’è da ragionare: quanto bisogna aspettare prima di rimandare il bambino a scuola? Se l’episodio è stato banale possono bastare 1-2 giorni di convalescenza senza febbre. L’importante è che il bimbo abbia recuperato: febbre a parte, per esempio, non deve essere debilitato da una tosse eccessiva, perché se il piccolo non si è ripreso bene è più a rischio di ricadere in un nuovo episodio infettivo. Restare a casa qualche giorno serve anche a non diffondere il contagio: se il bimbo ha una semplice congiuntivite virale deve restare a casa finché gli occhi non sono più arrossati o spargerà germi per tutta la classe. Per alcune malattie, come il morbillo o la varicella, la durata della convalescenza è stabilita da regole precise.

[Giancarlo Corti]

Iscriviti alla newsletter

X