SIDS, le regole per la prevenzione e riduzione del rischio

SIDS è una sigla difficile. Indica la Sudded Infant Death Syndrome, la morte bianca o morte in culla, ovvero la morte improvvisa e inaspettata di un neonato apparentemente sano

E’ terribile, eppure si verifica ancora, sebbene sia in calo grazie alla massiccia informazione che insegna a gestire correttamente la nanna dei bambini. La SIDS, in Italia conosciuta come “morte in culla”, è una disgrazia, come un tornado che si abbatte sulla vita dei genitori e dell’intera famiglia.

Il picco massimo degli episodi avviene tra il secondo e il quarto mese di vita del bambino. Perdere in maniera inaspettata un bimbo è un evento devastante e doloroso, traumatico e innaturale, al punto che nel dizionario non è previsto un termine per indicarlo. Chi perde il compagno di una vita è vedovo, chi perde i genitori è orfano, ma per chi perde un figlio non esiste definizione.

La sicurezza inizia dal sonno

Come limitare l’eventualità che un evento di questo tipo possa verificarsi? Ne abbiamo parlato con Raffaele Piumelli, medico e responsabile del Centro SIDS presso l’Ospedale Meyer di Firenze.

“Per prima cosa è fondamentale assumere dei comportamenti corretti e sani che garantiscano l’incolumità del piccolo. Sono pochi e semplici accorgimenti. Per i primi mesi è importante dormire nella stessa stanza del bambino, ma categoricamente non nello stesso letto”.

Evitare di dormire nello stesso letto evita di esporre il bambino al rischio di soffocamento diretto (dato dal peso del genitore che potrebbe inavvertitamente schiacciarlo) ma anche indiretto (causato dall’incapacità dei bambini di rispondere in maniera adeguata alla ri-respirazione dell’anidride carbonica).

Meglio il “side bed”

Condividere il letto comporta una serie di altri pericoli, come il surriscaldamento o l’accidentale soffocamento causato dalle coperte. “È poi fondamentale ricordare le altre indicazioni per la nanna sicura: far dormire il bambino sulla schiena, non esporlo a fumo passivo, utilizzare materassi rigidi, eliminare i cuscini e assicurarsi che le sbarre del letto superino una distanza di 5 centimetri”.

Un buon compromesso per rendere più sicuro il momento del sonno, è usare il “side bed”, il lettino da agganciare al letto che permette di dormire vicini, lasciando però a ciascuno una superficie specifica su cui stendersi.

Purtroppo la maggior parte dei casi di SIDS che ancora oggi si registrano avvengono in famiglie svantaggiate che si trovano in condizione di marginalità economica, sociale o linguistica; segno che esiste purtroppo un grave ritardo nella comunicazione.

“Imprescindibile è il rapporto di fiducia con il proprio pediatra, per apprendere le giuste pratiche della nanna sicura. Il pediatra è un riferimento cui chiedere consiglio e rassicurazione, evitando il fai-da-te che spopola sul web e trasforma verità scientifiche, frutto di studi e ricerca, in mode passeggere”.

La riduzione del rischio

Le linee guida per ridurre il rischio SIDS nei neonati sono queste, da adottare in gravidanza e nei primi mesi di vita.

La posizione più idonea per dormire è sulla schiena: non fate dormire il neonato a pancia sotto né di fianco.

Fatelo dormire su materasso rigido, senza cuscino, nella vostra stanza ma non nel letto con voi.

Non fumate: smettete di fumare in gravidanza e non tenete il bambino in ambienti dove si fuma.

Non copritelo troppo: poche coperte e una temperatura della stanza sui 18 – 20°C. Se ha la febbre deve essere coperto meno e non di più.

Il latte materno è il miglior alimento e anche l’impiego del ciuccio aiuta a prevenire la SIDS, ma dopo il primo mese di vita e senza forzarne l’uso.

SIDS: un sostegno per i genitori 

Per sostenere e informare i neogenitori, dal 1991 esiste l’associazione “Semi per la SIDS” che diffonde le corrette informazioni di prevenzione e assiste le famiglie vittime di questa tragedia.

“Supportiamo i genitori, aiutandoli a sconfiggere il senso di colpa che inevitabilmente subentra a questi eventi – dice Ada Macchiarini, già presidente dell’associazione -. Inoltre, per le coppie che desiderano avere un altro figlio, sono previsti un’assistenza psicologica e i monitoraggi cardiorespiratori per tutto il primo anno di vita del piccolo, con interventi domiciliari gratuiti. Tutto questo senza dimenticare l’impegno di psicologi e professionisti pronti a sostenere chiunque ne avesse bisogno, su tutto il territorio nazionale. 

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