Il piano della Spagna per contrastare la solitudine

Il governo Sánchez ha varato la prima strategia nazionale contro la solitudine non desiderata: un modello pubblico e comunitario che dotrebbe ispirare anche l’Italia. Ecco perché il tema riguarda tutti, soprattutto nel Sud Europa, dove le relazioni sono ancora un pilastro culturale

La solitudine è diventata una questione sociale globale. In Italia, una persona su due dichiara di sentirsi sola nella città in cui vive, con picchi del 70% tra i giovani adulti. Mentre il nostro Paese non ha ancora una strategia nazionale, la Spagna ha scelto una strada diversa: riconoscere la solitudine come un problema collettivo e costruire politiche pubbliche per prevenirla e contrastarla.

In cosa consiste il piano spagnolo contro la solitudine

Il governo Sánchez ha approvato il Marco Estratégico Estatal de las Soledades 2026–2030, la prima strategia nazionale contro la solitudine non desiderata. È un piano trasversale che coinvolge ministeri, regioni, enti locali e Terzo Settore, con un obiettivo chiaro: garantire che nessuno resti solo contro la propria volontà.

La strategia parte da un presupposto culturale forte: la solitudine non è una fragilità individuale, ma una sfida sociale che richiede risposte pubbliche. In Spagna, infatti, una persona su cinque sperimenta solitudine non desiderata, con un dato sorprendente: il 35% dei giovani tra i 18 e i 24 anni si sente solo.

Come funziona: le misure concrete

Il piano si basa su quattro pilastri principali:

  • Trasversalità nelle politiche pubbliche: medici di base, insegnanti e assistenti sociali adottano criteri comuni per riconoscere precocemente l’isolamento.

  • Reti di prossimità: nei quartieri e nelle aree rurali nascono figure come i “connettori sociali” o i “referenti di barrio”, incaricati di tessere legami e intercettare chi rischia di isolarsi. A Barcellona esistono già i radars, persone del quartiere che fanno da sentinelle sociali.

  • Spazi e servizi inclusivi: cohousing, taxi sociali, accesso ai servizi per i senza dimora insieme ai propri animali domestici, riconoscendo il valore dei legami affettivi.

  • Sensibilizzazione e innovazione: campagne pubbliche, progetti intergenerazionali, iniziative culturali per riportare la socialità al centro della vita quotidiana.

L’idea di fondo è semplice ma rivoluzionaria: costruire comunità più forti, capaci di prevenire l’isolamento prima che diventi cronico.

Perché dovremmo guardare alla Spagna

In Italia la solitudine è un fenomeno diffuso: il 50% delle persone si sente solo nella propria città, e 8,8 milioni di individui vivono da soli. Eppure, nonostante questi numeri, non esiste ancora una strategia nazionale dedicata.

Guardare alla Spagna significa riconoscere che la solitudine non è un destino privato, ma un tema di salute pubblica. L’OMS stessa la considera una minaccia globale, con effetti sulla salute mentale, fisica e sull’economia.

C’è un motivo in più per cui il modello spagnolo parla a noi: nel Sud Europa attribuiamo ancora un grande valore alle relazioni sociali, alla vita di quartiere, alla famiglia allargata. Proprio per questo, quando questi legami si indeboliscono, l’impatto emotivo è ancora più forte. Una strategia pubblica può aiutare a ricostruire reti di prossimità che non lasciino indietro nessuno.

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