Spiegare la guerra ai bambini: i migliori consigli del web

da | 8 Mar, 2022 | Lifestyle, News, News in evidenza

Per spiegare la guerra ai bambini c’è bisogno di molta pazienza, di delicatezza, di attenzione. Abbiamo raccolto i consigli trovati sul web che ci sono sembrati più utili e preziosi per affrontare questo tema coi più piccoli

Come tanti genitori, anche noi ci siamo ritrovati in questi giorni a cercare sul web consigli e suggerimenti su come affrontare con i bambini il tema della guerra, come spiegare la violenza e l’uso delle armi tra gli eserciti e sui civili. Le parole che i bambini pronunciavano con troppa leggerezza anche solo per gioco, come bombe, razzi, BAM BAM! diventano ancora più intollerabili.

Per spiegare la guerra ai bambini ci va empatia, ci vogliono parole facili ma giuste. È necessario stare nell’osservazione, per comprendere le emozioni e le reazioni anche inconsce che questi eventi, le immagini, le paure scatenano in loro. Bisogna essere capaci di grande ottimismo e positività, perchè adesso più che mai c’è bisogno di valorizzare le esperienze positive che abbracciano e nascono intorno al dolore e alla paura. Non aspettiamo che ne vengano a conoscenza dalla televisione, dai compagni o da qualcuno con cui magari non condividiamo la visione. Non censuriamo, perché cresceremmo figli non consapevoli e passivi. Accompagnamoli, ancora.

Abbiamo raccolto alcuni consigli e suggerimenti tra quelli trovati nel web, diversi, ma tutti preziosi e utili per affrontare questo momento e questo tema.

Emergency

Emergency ha pubblicato l’intervento di Sandra Manzolillo e Ilaria Montixi dell’Ufficio Scuola di EMERGENCY in cui raccontano il loro approccio al tema. “I genitori hanno un corretto senso di protezione nei confronti dei loro figli, ma dobbiamo essere pronti ad affrontare l’argomento, fornendo gli strumenti giusti per comprendere i grandi avvenimenti di attualità. Non far vedere loro quello che succede nel mondo può anche sviluppare un senso di passività rispetto a ciò che ci circonda e certamente non è quello che vogliamo. Il nostro compito è spiegare loro che la guerra è una scelta, così come fare la pace e costruire una cultura di pace è una scelta, e lo si può fare attraverso il rispetto delle persone e quindi dei diritti umani, non voltandosi dall’altra parte”.

Raccontare azioni concrete, mettere al centro l’impegno delle persone può essere un buon modo per parlare di queste tensioni, anche tra adulti. “Noi di EMERGENCY usiamo molto le testimonianze. Cerchiamo di far conoscere bisogni, difficoltà, sofferenze per dire che sono superabili, per mostrare che è possibile uscirne” spiega Sandra. “Un atteggiamento propositivo ai grandi avvenimenti aiuta i bambini a non subire i fatti e le immagini: azioni e comportamenti sono gli strumenti per agire verso gli altri”. Nell’articolo anche il tutorial per realizzare uno straccio di pace, un modo semplice e immediato per renderli partecipi e attivi a esprimere il ripudio della guerra, del terrorismo, della violenza, da appendere allo zaino, al balcone, ovunque. L’articolo completo al link.

Save The Children

Ignorare o evitare l’argomento può portare più piccoli a sentirsi persi, soli e più impauriti. “È essenziale avere conversazioni aperte e oneste con i bambini per aiutarli a elaborare ciò che sta accadendo”, ha affermato Erika Russo, psicologa e responsabile area psicosociale e case-management di Save the Children Italia. Ecco un elenco di consigli rivolto a adulti, genitori e insegnanti.

1. Trova il tempo di ascoltare tuo figlio quando vuole parlare. Dai ai bambini lo spazio per dirti quello che sanno, come si sentono e per farti domande.

2. Adatta la conversazione al bambino. Sii consapevole dell’età del bambino o della bambina mentre ti approcci alla conversazione. Fai attenzione a non spiegare eccessivamente la situazione o a non entrare troppo nei dettagli, almeno coi più piccoli, poiché potrebbe far crescere in loro un’ansia inutile.

3. Dai importanza ai loro sentimenti. Se i bambini hanno la possibilità di avere una conversazione aperta e onesta su cose che li turbano, possono sentirsi sollevati e più sicuri.

4. Rassicurali che gli adulti di tutto il mondo stanno lavorando duramente per risolvere questo problema. Ricorda ai bambini che non è loro compito risolvere questo problema. Non dovrebbero sentirsi in colpa di continuare a  fare cose che li rendono felici.

5. Offri loro un modo pratico per aiutare. Sostieni i bambini che vogliono dare una mano, anzi invogliali ad essere partecipi e attivi. I bambini possono creare raccolte fondi, inviare lettere ai decisori locali o creare disegni che chiedono la pace.

Link all’articolo completo.

Uppa

Secondo Uppa “le reazioni emotive più frequenti nei bambini sono l’angoscia e la perdita di sicurezza: la confortante certezza che gli adulti sapranno sempre proteggerli, che ci sono luoghi sicuri si scontra con una realtà di bambini feriti, di genitori impotenti, di case distrutte. La cautela – non la censura – è sicuramente consigliabile, specie con i bambini più piccoli. L’obiettivo, in ogni caso, non è che i bambini non sappiano che cosa accade, ma che le informazioni e soprattutto le immagini che ricevono non siano troppe e troppo angoscianti per poterle elaborare e sopportare”. Accogliamo la loro e la nostra paura, passando il concetto che “il dolore e la compassione per qualcosa che succede ad altri non sono emozioni negative: sono anzi il modo più nobile e umano di rispondere al male, all’ingiustizia. Per aiutare il bambino a tollerare ed elaborare la paura dobbiamo fare in modo che non si senta totalmente passivo e impotente: che veda nei grandi la capacità e l’impegno di fronteggiare quelle situazioni, di non subirle. Il modo in cui gli adulti ne parlano fra loro è già uno strumento educativo, per questo dobbiamo fare attenzione a ciò che diciamo, e assumere noi stessi un atteggiamento attivo, e non indifferente o fatalista”. Articolo completo al link.

Redattore sociale

Il Redattore Sociale ha chiesto consigli a Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. “La guerra è un fenomeno molto lontano sul piano cognitivo dal mondo dei bambini. Ci sono contenuti sostenibili su piano neurocognitivo e neuroemotivo, altri non sostenibili. In linea di massima, direi che almeno fino a 7-8 anni sia meglio proteggere: a quell’età, il bambino non ha il senso della distanza. Dai 9-10 anni si può iniziare a parlarne, tenendo lontane le immagini di distruzione e di morte. Non abbiamo nessun vantaggio nel creare il panico nei nostri bambini. Tendiamo troppo e troppo male a pensare che i bambini siano come gli adulti, ma ovviamente non è così: dovremmo avere molto più rispetto. Ora, come società adulta, dobbiamo impedire a tutti i costi che la guerra entri nel nostro immaginario.

C’è un messaggio molto chiaro, che anche i bambini possono capire e sono quelli della nostra Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Inviterei tutti gli insegnanti a far dipingere dai loro alunni l’articolo 11, così che ogni scuola diventi un monumento parlante di questa scelta di pace. Quello che invece deve essere assolutamente evitato è un errore in cui cadono alcuni insegnanti: mettere in relazione la guerra con i litigi tra bambini. “È come quando tu litighi con i tuoi compagni” è una frase sbagliata, è terrorismo educativo. La guerra è violenza, distruzione totale, non c’entra niente coi litigi dei bambini, coi conflitti tra ragazzi. Anzi, come io insegno da sempre, più bambini e ragazzi imparano a litigare bene, più avremo persone contro la guerra. È imparando a gestire i conflitti, che si riduce la violenza”. Qui l’articolo completo.

Il post

Gianluca Briguglia, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Venezia Ca’ Foscari, qualche giorno fa ha pubblicato alcune sue riflessioni, dopo aver dovuto rispondere alle domande sulla guerra della figlia 5enne. “Credo di aver capito che bisogna spiegare le cose che succedono dando ai bambini un orizzonte di speranza e di ricomposizione (e non è che a bruciapelo ti venga in mente), parlando anche molto di chi aiuta a risolvere le situazioni per dare un senso di continuità, di rete, di protezione, di uscita e non di paura, di frammentazione, di catastrofe. Alla seconda richiesta di mia figlia di parlare della guerra, il giorno dopo, ho spiegato allora un po’ meglio, credo. Ho fatto vedere le immagini delle persone che aiutano gli sfollati, degli amici che ospitano le persone, dei polacchi che proteggono gli ucraini, ho parlato della raccolta di aiuti che vengono poi mandati, dei bambini e delle mamme che verranno anche in Italia, ma non ho nascosto la necessità di difendersi. “La guerra è brutta, ma a volte bisogna farla per difendersi. E comunque anche nella guerra ci sono le persone che aiutano, ci sono persone buone, anche tra i soldati”. “Papà, io conosco una signora che è dell’Ucraina”. “Ecco, bene, allora sii gentile con lei perché magari è un po’ triste e preoccupata”. L’articolo completo qui.

Da leggere e vedere

Ci sono tantissimi libri che possono essere usati come supporto per parlare di guerra e soprattutto di pace, e ne abbiamo selezionati alcuni in questo articolo. Da vedere, c’è il pluripremiato film di animazione Mila, il lungometraggio (regia e sceneggiatura di Cinzia Angelini con una una produzione internazionale a cui ha partecipato Rai Ragazzi e il Patrocinio di Unicef Italia) che fa vedere la guerra con gli occhi di una bambina, mischiando con poesia e immaginazione paura e speranza per il futuro. Nella pellicola, che trae ispirazione dal bombardamento di Trento nella Seconda Guerra Mondiale, la protagonista raffigura il meglio dell’umanità. Nonostante abbia perso ogni cosa, la famiglia, la casa e la sua pace, lei non ha mai perso la speranza. La sua umanità e la sua immaginazione le danno modo di consolidare un buon rapporto con gli altri e di dare speranza anche all’inconsolabile sconosciuta che le salva la vita. Per spiegare la guerra tra Russia e Ucrina, RaiNews24 in collaborazione con RaiRagazzi ha realizzato un servizio a cura di Elisa Dossi sulla Guerra in Ucraina esplicitamente rivolto ai ragazzi che, come tutti, hanno il diritto di comprendere che cosa sta succedendo a pochi chilometri da casa. Il servizio breve ma esaustivo è a disposizione qui.

Pubblicità
Pubblicità

I più letti

I più letti

Non chiamateli capricci!

Come affrontare queste espressioni di emozioni forti, che ancora chiamiamo “capricci”? Lo spiega Silvia Iaccarino, formatrice e psicomotricista