Come ti faccio dormire il pupo

Uno degli aspetti più delicati per i neonati e i genitori è la nanna. Il tempo del sonno e del riposo cambia inevitabilmente con l’arrivo di un bebè e sono tante le domande che i neogenitori si pongono. Dove dorme il piccino? Nel lettone? Lo vizieremo? Nella culla? E lo devo controllare? La cameretta? Neanche per la nanna esiste una ricetta universale, l’importante è che ognuno scelga la soluzione che più sente e che reputa migliore.

 

Una bimba, una coppia, una cameretta

Per me è stato necessario mettere Lucia nella culla fin da subito e da lì è stato veloce il passaggio al lettino e poi alla cameretta”, racconta Elena, mamma di una bimba di 3 anni. “Probabilmente il fatto di alimentarla con latte artificiale ha facilitato le
cose, rendendo meno indispensabile la mia presenza; la notte ci alzavamo a turno il papà o io”. L’esigenza di dormire nella culla da subito è un bisogno dei genitori o del bambino? “Noi avevamo troppa paura di schiacciarla e comunque io non riuscivo a riposare bene con lei vicina, mi sentivo in dormiveglia. Lei poi non sembrava lamentarsi. Questa è stata una delle tante scelte che abbiamo fatto nella speranza di renderla più autonoma. Io già in gravidanza avevo molto chiaro che non avrei voluto stravolgere troppo le mie abitudini, il sonno, le uscite, i viaggi. Così, per quanto possibile, abbiamo cercato di allineare lei a noi. Lucia oggi è una bambina tranquilla, abituata a qualsiasi situazione e molto adattabile. Ovviamente è figlia unica! E noi siamo una coppia serena, che non ha rinunciato – quasi – a nulla”.

 

Coccole prolungate e tutti insieme

Mio figlio dorme in camera con noi – racconta Teresa – principalmente per comodità perché soprattutto all’inizio, allattando, mi era più comodo tenerlo vicino, mi riposavo di più. E poi confesso che era un piacere immenso coccolarlo e sentirlo lì”. Lorenzo oggi ha 7 anni e dorme in un letto vicino al lettone: “Entrambi noi genitori ora riteniamo giunto il momento di trasferirlo in camera sua. La sua presenza in camera non ha cambiato la nostra intimità (ci coccolavamo altrove), ma credo sia giunto il momento che dorma nella sua stanza, anche perché non venga preso in giro dai suoi amici. Non credo ci siano momenti giusti prestabiliti, ma adesso è il nostro: abbiamo iniziato a personalizzare la sua cameretta per rendergliela piacevole e accogliente. Incrociamo le dita!”.

 

Tre consigli per chi è nei guai

È importante che mamma e papà scelgano liberamente quando traferire il figlio in un letto tutto suo, senza paura di giudizi. Tre però i consigli: essere d’accordo sulla decisione presa ed essere decisi nel portarla avanti, altrimenti si crea solo confusione. Questo significa spiegare bene se e perché ci sono delle eccezioni, per esempio durante le vacanze si dorme insieme, oppure si fa uno strappo quando il bimbo è malato. Il secondo consiglio è evitare momenti di grande stanchezza, perché il trasferimento può prevedere qualche notte ballerina. Infine: non fate coincidere lo spostamento notturno con altri cambiamenti. Evitare quindi l’inizio della scuola, la ripresa del lavoro o l’arrivo di un fratellino.

 

Un’idea in più, il cosleeping

A partire dagli anni ’70 si è diffusa l’usanza di mettere i bambini a dormire nel proprio letto, magari in cameretta e possibilmente senza genitori. “Parallelamente alla diffusione di queste abitudini si sono moltiplicati i disturbi del sonno nell’infanzia” scrive la rivista Uppa, che ha pubblicato un numero speciale sul sonno e il cosleeping, scaricabile dal sito Uppa.it. Le proteste per andare a letto, il tempo per addormentarsi, i risvegli notturni e i tentativi di raggiungere la mamma sono problemi che sentiamo spesso raccontare, ma sono decisamente meno frequenti nei paesi dove si è mantenuta l’abitudine a dormire tutti insieme nel lettone, come il Giappone. Qui, i bambini fino a 2 anni condividono il letto con i genitori nel 72% delle famiglie, i disturbi del sonno sono piuttosto rari e si registrano nel 27% dei casi. Tutto all’opposto di quel che avviene in Francia, dove solo il 12% dei bambini dorme nel lettone, ma il 72% ha problemi di nanna.

Ma dormire nel lettone da piccolissimi è sicuro? Mette i neonati a rischio di morte improvvisa (Sids)? Il cosleeping in sicurezza si può praticare: gli ultimi studi hanno evidenziato che dormire nel lettone può essere vantaggioso per il benessere del piccolo, assicurando una migliore respirazione e il mantenimento della temperatura corporea e soprattutto incoraggiando e favorendo l’allattamento al seno. “La madre che si tiene vicina al figlio e risponde prontamente al suo richiamo, lo tranquillizza e così facendo lo incoraggia a esplorare il mondo senza paura, rassicurandolo della sua presenza e del suo pronto accorrere in caso di bisogno”, dicono i pediatri di Uppa.

 

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