Umanità e natura al MUDEC e in Fondazione Matalon

La complessità del corpo umano è un mistero che si spiega con migliaia di anni di evoluzione. “Homo sapiens. Le nuove storie dell’evoluzione umana” è una mostra del MUDEC, che fino al 26 febbraio prova a tracciare una storia dell’umanità. Dall’uomo di Neanderthal, all’Homo naledi rinvenuto in una caverna del Sud Africa; dall’uomo di Altamura, alla ricostruzione dello scheletro fossile di Lucy in posizione eretta, fino alle orme di Homo ergaster, le più antiche impronte di Homo erectus: la mostra ripercorre il viaggio della nostra specie da un milione e mezzo di anni fa. Seguite “I sentieri di Homo sapiens” per rivivere, passo dopo passo, le tappe che hanno portato la specie umana a popolare il pianeta. Percorrete “La passeggiata di Letoli” per un viaggio immersivo, indietro nel tempo di quasi quattro milioni di anni, quando una “famiglia” di ominidi lasciò le proprie orme nella cenere di un vulcano. Parlate “neanderthaliano”, con la voce stridula alla Mickey Mouse, attraverso la postazione che ricostruisce la tipologia dei suoni prodotti dall’uomo di Neanderthal e trasforma la propria voce in quella di un antenato. Giocate, infine, con la preistoria in “Match the skulls”, riconoscendo e rimontando calchi di crani di ominidi.

Uscite dal viaggio nella storia e proseguite con un viaggio tra le meraviglie della natura con le splendide immagini di “Wildlife Photographer of the Year”, in mostra alla Fondazione Luciana Matalon (Foro Buonaparte 67) fino al 4 dicembre. Le cento immagini premiate dal prestigioso concorso di fotografia naturalistica, nato nel ‘65 e indetto dal Natural History Museum di Londra, nascondono una storia dietro ogni scatto. In “Bere o non bere” Carlos Perez Naval ha colto l’attimo in cui lo scoiattolo, di soppiatto, si è avvicinato al piatto per bere un sorso d’acqua prima del fulmineo scatto in avanti del gabbiano. Ondrej Pelánek per realizzare “Ruffs in display” – lo scatto vincitore dello Young Wildlife Photographer of the Year (sezione junior 11-14 anni) – è sgattaiolato fuori dalla tenda durante un viaggio in Norvegia, mentre suo padre russava, per immortalare alla luce di mezzanotte lo scontro dei piccoli pennuti maschi di Combattente Reale nel periodo del corteggiamento. Per fotografare “Il risveglio degli aironi” Zsolt Kudich si è appostato per cinque notti, catturando infine l’irruzione di alcune aquile dalla coda bianca. Don Gutoski nel suo “Un racconto su due volpi”, vincitore del Wildlife Photographer of the Year, è rimasto per tre ore a -30 C° per osservare una volpe rossa inseguire la sua preda nella neve, una volpe artica.

[Simona Savoldi]

[photo by Carlos Perez Naval]

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