Un cenone in pace, si può fare!

Il cenone si avvicina: oltre a rendere baby-proof la tavola e ideare un menu appetibile a ogni commensale, c’è una terza prova ancor più insidiosa: i rapporti con i parenti! Nell’atmosfera calda e affettuosa del cenone – tra candele luminose, calici di bollicine e leccornie assortite – bastano un sopracciglio inarcato, un colpo di tosse o una frasetta a sproposito per smantellare d’un colpo il copione delle feste e avviare un susseguirsi di battibecchi, recriminazioni, azzuffate appassionate. A volte pare inevitabile e inarrestabile. Ma se tutti i commensali mettessero un poco di impegno a comportarsi se non amorevolmente almeno civilmente tra loro, non si starebbe molto meglio? Se ci sforzassimo di esaudire il desiderio di pace in famiglia dei bambini allo stesso modo in cui ci sforziamo di esaudire ogni loro desiderio materiale? I litigi non piacciono a nessuna età ma ai piccoli ancora di meno, specie se i rancori non sfociano in liti ma si celano sotto forma di sarcasmo, allusioni e atteggiamento passivo-aggressivo.

Per il bene di tutti, insomma, come mantenere la pace in famiglia?
• Fronte unito, ovvero, l’unione posticcia può fare la forza. Mostrarsi indivisibili e invincibili come coppia e fare sbarramento a due, solidalmente impermeabili a ogni commento sprezzante.
• Pratiche di conciliazione a ogni prezzo, ovvero, viva i compromessi. Almeno in questa occasione, proviamo a venirci incontro. Spesso basta la dimostrazione di buone intenzioni per incoraggiare un atteggiamento reciprocamente conciliante.
• Conversazioni improntate alle soluzioni, ovvero, lagne costruttive. Quando qualcosa proprio non va, provare a suggerire un’alternativa costruttiva, di pragmatismo anglosassone: yes we can!
Mandar giù il rospo con un sorriso, ovvero, lasciar correre. Ché tanto non è con la forza degli argomenti che convinceremo i cognati criticoni della bontà del nostro stile educativo o del ripieno del cappone.
E che i coltelli vengano impugnati solo per tagliare la meringata farcita di castagne, cincin!

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