Videogiochi: i veri motivi della distrazione

Un supporto per i genitori esasperati dai figli che passano troppo tempo davanti ai videogiochi 

Su Youtube esistono persino le compilation di genitori arrabbiati che distruggono i device elettronici dei propri figli. Padri armati di motosega che tagliano a metà la PlayStation, telefonini presi a martellate tra le urla straziate dei bambini, telecomandi strappati di mano.

La paura che la tecnologia danneggi i nostri figli ed esaurisca la loro capacità di concentrarsi, relazionarsi o raggiungere il minimo successo scolastico, è alta, altissima. E qualche genitore, quando il vaso trabocca, fa ricorso a misure estreme.

Tuttavia, spesso non comprendiamo che la tecnologia non è il problema e che imporre regole rigide sul suo uso, non è una soluzione. Piuttosto di demonizzare il videogioco o il social network che rapisce per ore e ore l’attenzione di ragazze e ragazzi, chiediamoci quali sono le cause alla base di questa loro perenne distrazione.

I bisogni psicologici vanno nutriti

Proprio come il corpo ha bisogno di cibo per funzionare, la psiche ha bisogno di “nutrienti psicologici” che, se mancano, procurano una carenza. Le distrazioni subentrano per soddisfare questa carenza. Ai nostri tempi la noia si combatteva con i sogni a occhi aperti, oggi la distrazione si trova nei mondi virtuali ed è più facile esagerare con comportamenti non salutari. 

Dunque, se è una mancanza di nutrienti, cosa bisogna integrare nella dieta mentale? Tre elementi sono particolarmente importanti durante l’infanzia: l’autonomia, la competenza e la socialità.

L’autonomia prima di tutto

La miglior medicina contro le ore e ore di videogiochi è dare ai figli totale libertà di controllo sulle loro scelte.

Per i genitori che hanno in casa un videogiocodipendente può sembrare una follia, ma è la cosa migliore da fare. Bisogna stabilire pochissimi limiti e chiarire inequivocabilmente che non sono negoziabili. Per esempio: “a scuola devi avere la sufficienza, devi fare uno sport, all’ora di cena devi presentarti a tavola puntuale”. E basta.

Dopodiché il tempo libero è totalmente affidato al figlio. Il valore di dare autonomia nelle scelte fa sì che il bambino impari a stabilire i suoi obiettivi da solo e a raggiungerli senza il coinvolgimento dell’adulto. 

L’adulto, dal canto suo, può utilizzare questo scampolo di ritrovata libertà per osservare senza angosciarsi alcuni cicli di vita che a prima vista risultano incomprensibili. Per esempio: ci sono momenti di totale distrazione del ragazzo, che possono derivare da diversi motivi. Magari una giornata andata storta, magari un litigio con un compagno di scuola, magari il semplice fatto che è uscito un nuovo videogioco.

Dopo qualche giorno l’appeal della distrazione scema e il figlio torna “normale”. Sul ciclo di attenzione / disattenzione il genitore ha pochissimo potere. Meglio osservare e comprendere, invece di urlare, litigare, piangere e arrabbiarsi.

Incoraggiare la competenza

Quando si fa qualcosa bene, ci si sente bene. Che sia un nove nel compito di matematica, la perfetta riuscita di una teglia di lasagne o un ottimo risultato a tennis, un buon risultato porta gioia. 

Sfortunatamente, questa gioia viene negata troppo spesso ai bambini, a cui i genitori (ma anche la scuola o l’allenatore) mandano il messaggio che non sono mai abbastanza competenti in quello che fanno. 

Un bambino che non si sente competente, smette di provare. App e videogiochi sono costruiti apposta per far provare il piccolo brivido di sentirsi bravi.

Ogni volta che sali di livello vieni premiato. A volte la sfida è difficile, ma non è mai impossibile. Il feedback è rapido e i risultati positivi sono sempre a portata di mano.

Per quale motivo un bambino dovrebbe preferire la grigia e dura realtà al mondo soffice e colorato dei videogiochi? 

Come genitori possiamo provare a riflettere su questo: il mondo in cui sta vivendo nostro figlio gli procura qualche gioia derivante dal fatto che sa fare bene qualcosa? Magari potrebbe cambiare sport e cercare un impegno più gratificante. Magari possiamo aiutarlo perché a a scuola prenda un buon voto. Non esistono formule sicure al 100%: ognuno deve cercare la sua. Cominciare a interrogarsi è un buon inizio.

Socialità, socialità, socialità

Vogliamo tutti, biologicamente, stare bene assieme ad altre persone. Per un bambino la socialità è importantissima e passa soprattutto attraverso la possibilità di giocare con altri bambini.

Tuttavia i tempi e la natura stessa del gioco contemporaneo sono molto cambiate rispetto ai nostri tempi, quando noi stessi bambini avevamo il permesso di giocare dopo la scuola e di formare legami sociali stretti.

Oggi il tempo libero è scarso e c’è poca scelta se non quella di rimanere in casa, frequentare corsi o lezioni o fare affidamento sulla tecnologia per connettersi con gli altri.

Cosa possiamo inventarci? Dare ai figli più tempo libero e la possibilità di interagire di persona con altri bambini della stessa età. Per esempio, ci si può mettere d’accordo per invitare ogni settimana uno o più amichetti a casa, un impegno da perseguire con lo stesso zelo con cui si segue il corso di inglese o di minivolley.

Probabilmente i ragazzini passeranno metà del tempo a giocare ai videogiochi, ma lo faranno insieme. E l’altra metà sarà dedicata alla merenda, a spostare le sedie, a rincorrersi e giocare alla vecchia maniera. Un ottimo risultato. 

Iscriviti alla newsletter

X