Consigli pratici per controllare la vista dei bambini e dei neonati

Vista neonati: La vista è il senso che si utilizza di più, eppure sei bambini su dieci non hanno mai effettuato una visita oculistica, con tantissimi genitori (il 70%) che ritengono “non strettamente necessario” fare almeno un controllo.

Persino tra chi porta gli occhiali, il 35% non si sottopone ai controlli e indossa lenti con gradazioni obsolete o sbagliate. Lo dice una ricerca fatta dalla associazione Commissione Difesa Vista.

È chiaro che qualcosa non va. La vista va controllata, i disturbi vanno individuati al più presto e l’intervento per correggerli deve essere fatto per tempo e bene. Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Loperfido, responsabile del servizio di Oftalmologia generale dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Buoni motivi per andare dall’oculista

I bambini – spiega il dottor Loperfido – hanno un occhio in fase di sviluppo ed è quindi importante controllarlo durante le fasi di crescita. Il primo controllo viene fatto in ospedale, dopo la nascita, per verificare che ci sia il riflesso rosso sulla retina. Successivamente occorre un controllo intorno ai tre anni, poi un altro tra i sei e i sette”.

Fisiologicamente l’occhio del bambino è ipermetrope, ma questo difetto visivo si riduce da solo fino ai sei anni. “In alcuni soggetti però permane. Esistono inoltre bambini che sviluppano sin da subito dei disturbi della vista che devono essere individuati precocemente per poter essere corretti, come nel caso dell’occhio pigro (l’ambliopia). Nel caso di miopia la correzione serve a gestire i peggioramenti”.

Per un genitore viene spontaneo pensare che si accorgerebbe se il figlio non ci vedesse bene, ma non è sempre possibile.

Ci sono casi di disturbi della vista che vengono così ben compensati da risultare nascosti. Oppure il bambino vede bene da un occhio e non dall’altro. Ci sono situazioni in cui si hanno miopie diverse nei due occhi. Insomma, la complessità della materia richiede un intervento specialistico”.

Vista dei bambini e attenzione

In età prescolare e scolare i disturbi visivi si possono accompagnare a difficoltà di attenzione e concentrazione, con conseguenze negative anche sull’apprendimento.

“Se un bambino presenta difetti non corretti può trovare difficile la vita scolastica – continua il dottor Loperfido -. In particolare, ipermetropie elevate e non corrette possono dare bruciore agli occhi, mal di testa e conseguente svogliatezza.

Le miopie si possono tradurre in uno sfasamento tra visione e ascolto che si manifesta spesso con difficoltà di apprendimento e queste difficoltà, in taluni casi, vengono prese per dislessia”.

Alcuni consigli pratici

La questione è seria. Cosa possiamo fare? Il primo input è rispettare i controlli di routine, che teoricamente vanno concordati con il pediatra.

Poi ci sono alcuni campanelli d’allarme da tenere sotto controllo. “Un aspetto da considerare è quello ereditario. Figli di genitori miopi, per esempio, vanno osservati con maggiore attenzione perché la miopia presenta una forte componente genetica. Così vale per gli altri difetti.

Ricordo che un difetto ereditario può comparire in un momento qualsiasi dello sviluppo del bambino. Non è quindi detto che se a cinque anni un bambino ci vede bene, lo stesso sarà a sette. Anzi, proprio perché l’occhio cresce con il resto del corpo, può capitare che la situazione refrattiva cambi da un semestre con l’altro, se il bambino ha un picco di sviluppo”.

Per inciso, l’occhio conclude il suo sviluppo a 23 anni. Più tardi si manifesta il disturbo, minore sarà elevato il deficit refrattivo.

Le posture possono dire molto della vista dei nostri figli, così come le loro espressioni del viso. Un bambino miope tende a strizzare gli occhi, si avvicina al libro e può assumere una posizione inclinata in avanti, per ridurre la distanza con gli oggetti da vedere. Un astigmatico, invece, spesso mette il foglio storto quando scrive, oppure tiene la testa storta o ancora assume una postura inclinata con il busto”.

Ovviamente, il pediatra è un valido supporto per la valutazione iniziale della situazione, con test semplici che verificano se c’è necessità di rivolgersi a un oculista o meno.

Il pediatra può inoltre valutare, nei neonati, se vi è una condizione di strabismo. Alcuni neonati hanno la palpebra che aderisce internamente al naso, con l’effetto di un occhio lievemente orientale. Si parla di epicanto. Questa è una condizione che può far sospettare la presenza di strabismo, ma il pediatra può togliere il dubbio”.

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