Nel Presepe, ovvero: le figure che mi porterei dietro per sempre

da | 23 Dic, 2021 | Lifestyle, Persone, sassolino

Il Presepe è metafora di natività, ma anche l’inizio di una nuova era, un calendario intonso da sfogliare, una vita che si divide tra “prima” e “dopo”

Il momento della nascita è sempre stato ricco di fascino straordinario. Ogni religione, e quasi tutte le culture, hanno una loro forma di mito di Natività, a simboleggiare quel miracolo ordinario che segna l’ingresso di ciascuno di noi al mondo. Un miracolo che non solo introduce un essere nuovo dal nulla, ma trasforma una ragazza in madre, un uomo in padre. 

Le ricerche dell’ultimo decennio hanno scoperto come cambia l’assetto ormonale del padre al momento della nascita del figlio, non solo del padre biologico ma anche di quello adottivo.

Il presepe, con la sua meticolosa ricostruzione, riflette l’attenzione e la preparazione del mondo nell’attesa di un miracolo di nascita. Riporta anche – in modo indiretto – alla propria infanzia, non solo ai ricordi di quando si costruiva il presepe con genitori e fratelli, ma anche al momento immaginario della propria nascita.

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Alla mezzanotte del 24, nella tradizione cattolica, si posiziona il neonato nella culla. Per me il neonato è arrivato il 28. Lo aspettavamo attorno al 3 di gennaio, ma ha scelto di nascere qualche giorno prima, facendo così concedere il senso metaforico, mitico e universale del presepe con quello mio personale, biologico, di natalità e paternità.

Senza dover costruire grandi paragoni tra la Natività e la nascita di mio figlio, credo che nella vita di tanti genitori questo momento sia uno spartiacque, l’inizio di una nuova era, un calendario intonso da sfogliare, una vita che si divide tra “prima” e “dopo”. 

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Quest’anno Natale segna per me sette anni da padre. Trascorro il mese di dicembre a comporre due presepi, uno fisico, dove i personaggi vengono introdotti gradualmente e gli scenari modificati a piacere. Un altro presepe, virtuale, fa interagire scene e immagini di questo neonato, della sua crescita, del nostro rapporto e della mia trasformazione.

La prima sensazione che incontro è il calore che mi avvolgeva quando nei primi anni lo portavo nel marsupio. Subito dopo riassaporo la forza e la rassicurazione che mi inondava nel momento che, per timore o per timidezza, lui nascondeva la sua faccia dietro le mie gambe. Riporto nel presepe i primi frutti col quale si è svezzato e la sua gioia e stupore quando assaggiava la dolcezza del mondo senza mediazione.

L’ordine dei personaggi nel mio presepe non è stabile, varia negli anni, mentre si sono già accodate immagini che raccontano la separazione e i suoi tormenti. Non sono più in prima fila gli screenshot della sala parto, nemmeno quando l’ho preso in braccio la prima volta. Resta alla porta della capanna una foto monocromatica, a sfondo nero, che mostrava un oggetto indefinito nella dimensione di una noce dentro il quale c’è una figura grande come un chicco di grano. Che balza. O meglio pulsa. La prima ecografia.

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Ogni anno si aggiungono personaggi nuovi. Quest’anno è un piccolo litigio di qualche giorno fa. Non è un momento raro, ma è un test per tenere a freno il mio ego e non nascondere i miei impeti sotto frasi educative. Riesco a far prevalere le mie idee e preferenze senza delegittimare l’altro (anche se quell’altro è una testa di nemmeno sette anni)? Un test su un momento di difficile equilibrio. Quando riesce, mi accorgo che è nata una figurina che mi accompagnerà nei presepi a venire. 

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