Neofobia: quando i bambini rifiutano i cibi nuovi

Comincia a manifestarsi intorno ai due anni e tutti (o quasi) i genitori si trovano a farci i conti. La neofobia è il rifiuto degli alimenti sconosciuti da parte dei bambini. Si può superare (con qualche aiutino)

Si chiama neofobia e suona più o meno come: “Questo non lo mangio!”. E’ la regina dei disturbi alimentare dei bambini, quella che li rende impossibili a tavola.  Per capirla e affrontarla abbiamo parlato con Gabriella Morini, docente presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Partiamo dal principio: dopo l’allattamento i bambini i bambini prendono confidenza con i nuovi alimenti. Qualcosa gli piace, qualcosa no. C’è una regola? Come si sviluppa il gusto nei bambini?

“Il gusto è un senso innato,  ma con il tempo è possibile modificarlo –  risponde Gabriella Morini -. Insieme all’olfatto appartiene ai chemical senses, quei sensi che ci servono per interagire con l’ambiente circostante ed evitare quel che può essere pericoloso per noiIl bimbo, come l’adulto, riconosce in maniera innata cinque gusti: dolce, umami, salato, amaro, acido”.

Il gusto decide se è da mangiare o no

Quando ci troviamo davanti a un alimento nuovo, il gusto è il senso fondamentale per decidere se è buono da mangiare oppure no. “Grazie al gusto, in maniera totalmente innata, riusciamo a distinguere se un alimento è buono,se ci piace oppure no, quali nutrienti contiene, se al suo interno ci troviamo sostanze indispensabili per il nostro corpo. Oppure se un alimento è dannoso”.

In questo senso la neofobia alimentare, ossia la paura di mangiare alimenti nuovi, ha un significato evolutivo importante. “La neofobia alimentare si inserisce in quei comportamenti che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi, quando il nostro habitat era la natura e per sopravvivere dovevamo far ricorso non solo all’esperienza ma anche all’istinto.

Non è un caso che la neofobia cominci a manifestarsi intorno ai 2 anni. “Due anni sono proprio il momento in cui i bimbi iniziano ad avventurarsi da soli nel mondo che li circonda”.

Un conflitto d’interessi

Migliaia di anni fa la paura di mangiare cose mai viste rispondeva a necessità primarie, ma oggi? 

“Esiste una forte componente edonica, cioè un forte rapporto col piacere. Nutrirsi è una necessità, ma se un cibo ha un buon sapore è naturale preferirlo e orientarci a mangiare quello piuttosto che un cibo che non ci piace”.

Fino a qualche tempo fa la disponibilità di cibo era scarsa. “Per questo motivo il nostro senso del gusto “animale”, per così dire, si è adattato e cerca di spingerci a consumare alimenti ricchi di calorie, amminoacidi e sali”.

Oggi non è più così, in molte parti del mondo c’è più cibo di quello che serva. “Anche di fronte all’abbondanza, il nostro apparato gustativo continua a preferire cibi dolci, grassi e proteici perché sono i più nutrienti e, in qualche modo, migliori per la nostra sopravvivenza nella giungla.

“Il senso del gusto va nella stessa direzione di diecimila anni fa, perché non ha ancora avuto il tempo di adeguarsi.”

Assaggiare tanti cibi prima dei due anni

Bambini che non mangiano frutta e verdura, che non mangiano le cose verdi, che non vogliono la carne, il pesce o i formaggi. Come ci si può comportare di fronte a un bambino che rifiuta costantemente di mangiare un determinato alimento?

“Purtroppo c’è poco da fare. L’unica soluzione è armarsi di pazienza e continuare a provare, senza però forzare troppo. Di solito, dopo sette o otto tentativi andati male, si riesce a far accettare l’alimento. Questo funziona però solo se si comincia molto presto, allenando le papille del bambino molto prima dell’inizio del periodo neofobico”.

In pratica? “Fate assaggiare ai bambini più alimenti possibili prima dei due anni”.

Anche le verdure? “Le verdure sono un ottimo mezzo per addestrare il gusto dei bambini perché offrono una gamma di sapori estremamente ampia. Inoltre il loro utilizzo ha un doppio vantaggio perché permette di diluire il contenuto calorico delle pappe, evitando il rischio di un eccessivo apporto, tipico delle nostre abitudini alimentari. Chi parte presto ottiene risultati duraturi che si mantengono fino all’età adulta, come dimostrano anche studi scientifici condotti in questo campo.”

La neofobia scompare con l’adolescenza

E’ vero che conta anche quello che la mamma mangia in gravidanza e allattamento? “Si, è dimostrato che i bimbi sono esposti ai diversi sapori anche prima della nascita. Il consiglio che possiamo dare alle future mamme è di variare il più possibile la propria alimentazione durante questi periodi.”

E se un bambino non ne vuole proprio sapere? “In questo caso non preoccupatevi troppo. La neofobia tende a diminuire spontaneamente intorno ai 10 – 12 anni per poi scomparire con l’adolescenza e l’età adulta”.

L’importante è continuare a proporre sempre alimenti diversi, prima o poi la curiosità avrà la meglio. E seguire questi consigli per mantenere un clima sereno a tavola.

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