Cos’è la biodiversità e come proteggerla? Lo scopriamo studiando i Monti Udzungwa

La Foresta tropicale montana del Museo delle Scienze di Trento è un “laboratorio vivente”, un frammento di biodiversità africana trapiantato nel cuore delle Alpi. La serra rappresenta uno dei biomi più preziosi e minacciati del pianeta, le foreste tropicali, riproducendone una di eccezionale unicità, quella dei Monti Udzungwa in Tanzania. Nel Centro di monitoraggio ecologico ed educazione ambientale del MUSE ricercatrici e ricercatori da tutto il mondo lavorano in progetti di studio con l’obiettivo di proteggere la biodiversità. Uno di questi progetti internazionali riguarda le strategie per la conservazione degli ecosistemi dei Monti Udzungwa in Tanzania (Udzungwa Landscape Strategy – ULS), che promuove un cambiamento sistemico rispetto allo sfruttamento sostenibile della foresta.  Alle domande della community di GG su questo progetto e sulla biodiversità in generale ha risposto Francesco Rovero, direttore dell’Ufficio ricerca e collezioni del MUSE e referente dei progetti e della sede in Tanzania.

La biodiversità, un sistema complesso 

Per introdurre bene il tema, facciamo chiarezza. E quindi, che cos’è la biodiversità?La biodiversità è l’insieme delle specie viventi, animali e vegetali che si trovano in un’area. A livello globale, la biosfera, cioè la parte organica del pianeta, escluse le rocce. Quindi, tutto quello che c’è nel suolo, tutto quello che c’è sopra il suolo, tutto quello che c’è nelle acque. La biodiversità è definita come l’insieme di questi organismi e delle interazioni tra loro. La biodiversità non è solo l’insieme di specie animali e vegetali, ma è un sistema complesso, un ecosistema che comprende le interazioni e che quindi ha una funzionalità. Pensiamo appunto a una foresta, che crea pioggia grazie alle piante che assorbono acqua e la rilasciano nell’atmosfera, previene l’erosione e assorbe l’anidride carbonica atmosferica”. Si può parlare di biodiversità tra individui di una stessa specie?La differenza tra individui è chiaramente genetica ed è il risultato del fatto che gli individui variano casualmente per il loro patrimonio genico trasmesso dai genitori. L’ambiente ha invece un ruolo nel filtrare gli individui più adatti e che, quindi, riescono a riprodursi maggiormente di altri. Si chiama fitness. La capacità adattativa degli individui, quindi, è composta sia di componente genetica che di selezione naturale/ambientale”.  

 Una meraviglia di biodiversità: i Monti Udzungwa

La biodiversità è al centro degli studi delle ricercatrici e ricercatori e ricercatrici del Centro di monitoraggio ecologico ed educazione ambientale del MUSE. Qual è il loro lavoro quotidiano? In che modo si occupano della conservazione della natura? “Il centro di monitoraggio ecologico, fondato nel 2006, è una struttura che appartiene formalmente al locale parco nazionale, all’ente gestore dei parchi nazionali in Tanzania, in particolare al Parco Nazionale dei Monti Udzungwa. È stato fondato e poi gestito dal MUSE in collaborazione con altri enti, in particolare con il Museo Danese di Storia Naturale che ha un programma attivo di ricerca nell’area. Il centro è gestito da interamente da personale locale: ci sono dei tecnici che assistono nella raccolta dati, due coordinatori, autisti, personale che si occupa della manutenzione, del funzionamento e dell’alloggio di eventuali ricercatori, ricercatrici o studenti che vengono a visitarla, sia nazionali, cioè tanzaniani che internazionali.  La conservazione è uno degli scopi fondamentali dell’azione del centro, quindi non solo monitoraggio e studio della biodiversità, ma attività di formazione, iniziative con le comunità locali, dall’educazione ambientale alla creazione di vivai, energie efficienti, ecoturismo, e molte altre!”. Come mai  avete scelto proprio i Monti Uzungua? “Come spesso succede, alcune scelte sono casuali: ai tempi un ricercatore del museo, Michele Menegon, iniziò a fare degli studi in quell’area. Dal 2003 mi sono unito anche io a questi studi. In un contesto di savane in Tanzania, i Monti Udzungwa spiccano, perché sono delle foreste montane, pluviali, con molta acqua e con specie molto diverse, specie forestali, primati, anfibi, rettili, mammiferi. Gli Udzungwa sono un’area estremamente importante e grazie ai nostri studi abbiamo contribuito a rendere questi quest’area un punto nella mappa dei siti più importanti al mondo per la biodiversità”. 

Il toporagno gigante e altre scoperte

Quali sono le scoperte più interessanti nello studio della diversità dei monti Uzungwa? “Abbiamo scoperto delle specie nuove, tra cui un mammifero che è il toporagno elefante gigante, ormai famoso, descritto molti anni fa, nel 2008. Poi sono state scoperte decine e decine di nuove specie di anfibi e rettili. Anche specie cosiddette endemiche, o iper-endemiche, cioè che vivono in aree estremamente piccole perché sono aree molto antiche, molto importanti.  Alcune scoperte interessanti riguardano l’ecologia di queste specie. Studiamo molto i primati, oppure altri mammiferi con le fototrappole e stiamo approfondendo la vulnerabilità di queste specie al disturbo umano”. A proposito di vulnerabilità, quali strategie possono essere messe in campo per proteggere gli ecosistemi del mondo?  “Tra le strategie a livello mondiale c’è la costituzione di aree protette con l’obiettivo di proteggere il 30% del della superficie del pianeta entro il 2030. Contemporaneamente si cerca di ripristinare gli habitat. Quindi protezione vuol dire protezione legale, creazione di aree protette che per essere efficaci devono essere connesse, gestite, finanziate e devono inserirsi in una dimensione generale di cura e attenzione per il territorio”. E dal nostro canto quali sono i gesti quotidiani potremmo fare per aiutare la biodiversità?  “La sostenibilità dei nostri modelli di sviluppo è fondamentale. Quindi non è solo utile occuparsi di natura e cercare di essere rispettosi dell’ambiente, ma attivarsi per diminuire le emissioni di gas climalteranti con i mezzi di trasporto, con le forme di riscaldamento, con le energie rinnovabili. Anche un’attenzione alla dieta è importante perché, ad esempio, una dieta carnivora, soprattutto di carne rossa, ha un costo ambientale molto elevato moltiplicato per il numero di persone presenti nel mondo. I piccoli gesti quotidiani come l’attenzione alla mobilità, al riciclo dei rifiuti, all’ efficienza termica, all’utilizzo e consumo di beni e di cibo che possono fare la differenza e aiutare a proteggere la biodiversità”. 

 L’importanza della biodiversità per il nostro pianeta

Infine, una curiosità: che cos’è che ancora non tutti sanno su questo argomento? Manca ancora una consapevolezza diffusa sull’importanza della biodiversità, al contrario ad esempio di quanto avviene per l’emergenza climatica. Tutti parlano dei cambiamenti climatici perché più percepibili. Le temperature del pianeta si stanno alzando, chi sta in montagna vede meno neve, maggiore aridità oppure  viceversa, maggiore piovosità. Il declino della biodiversità, soprattutto se avviene lontano da noi, come ad esempio nelle foreste tropicali, si percepisce di meno. Quello che dovremmo però capire è che c’è un legame profondo tra cambiamenti della biodiversità e, ad esempio, i cambiamenti del clima. Per esempio, se perdiamo le foreste, come sta succedendo per la foresta amazzonica e per quella del Congo, perdiamo la capacità di queste foreste di mitigare i cambiamenti climatici assorbendo l’anidride carbonica. Dovremmo essere più consapevoli del fatto che la biodiversità serve a far funzionare il motore del pianeta”.

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