I patti estivi: la libertà non si concede. Si prepara

Ogni estate succede la stessa cosa. La scuola finisce, gli orari si allentano, le giornate diventano più lunghe e, quasi senza accorgercene, anche le richieste dei nostri figli cambiano

«Posso tornare più tardi?».

«Posso andare al mare con gli amici?».

«Posso dormire fuori?».

«Perché devo sempre chiedere il permesso?».

Dietro a queste domande non c’è solo il desiderio di fare qualcosa in più. C’è un bisogno profondo: quello di crescere. Ogni figlio, a modo suo, chiede agli adulti una cosa sola: fidati di me. Ed è proprio qui che molti genitori si sentono divisi: da una parte il desiderio di lasciare spazio, di non soffocare i propri figli, di vederli diventare autonomi. Dall’altra la paura che succeda qualcosa, che facciano scelte sbagliate, paura di aver concesso troppo o troppo poco.

Così l’estate, che dovrebbe essere il tempo della leggerezza, rischia di trasformarsi in una continua trattativa fatta di discussioni, porte sbattute, silenzi e incomprensioni.

Forse ci stiamo ponendo la domanda sbagliata. Non dovremmo chiederci: “Quanta libertà posso concedere a mia figlia, a mio figlio?” La domanda che può cambiare davvero il nostro modo di educare è un’altra: “Mio figlio, mia figlia è pronto, pronta a gestire la libertà che sta chiedendo?”.

Di Antonella Beggiato, coach per famiglie e adolescenti

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