Più tempo libero per i nostri figli!

Il tempo: sempre più risorsa limitata, sempre più “bene scarso”, da gestire con attenzione e prudenza. I diversi tempi della giornata, quelli fissi del lavoro e della scuola, quelli permeabili del riposo e del divertimento, sono una sfida per le famiglie contemporanee. Che del vuoto hanno paura. E si sentono responsabili per le “mancate occasioni” offerte ai figli.

Polarizzati: troppo o troppo poco

Una fotografia dell’infanzia attuale? A un numero crescente di bambini impegnati in attività extrascolastiche, rigorosamente organizzate dai genitori, si contrappongono i bambini che trascorrono il tempo libero chiusi in casa, davanti alla tv, al computer, alla console o al cellulare.

“Come mi sento? Diverso dal solito: mi sento bene e rilassato ed è strano per me, perché ho una vita frenetica, piena di impegni”. A parlare non è un adulto nel pieno della vita professionale, ma Alessandro, 11 anni. “Ogni giorno dopo la scuola ho un’attività diversa. Tre giorni alla settimana faccio karate, due giorni pianoforte, un giorno vado al corso di inglese e sabato mattina ho il coro. A volte domenica devo andare alle gare. Ho solo mercoledì libero e lo uso per studiare e fare i compiti. Non ho tempo per giocare. Sento sempre di dover dimostrare qualcosa”.

A dare voce all’altra parte dei bambini, c’è Irene, 45 anni, impiegata e mamma di Daniele, 8 anni: “Se fosse possibile, Daniele starebbe tutto il giorno a casa, davanti alla tv, ma questo modo di fare per me non va bene. Non penso che sia una sua predisposizione caratteriale, credo che i bambini imparino dall’atteggiamento dei genitori e Daniele vede spesso suo padre che sta davanti al computer per lavoro, anche per lungo tempo. Noi siamo poco attivi fisicamente, ne siamo consapevoli. Ma questo non vuol dire che non siamo coscienti dell’importanza del movimento per nostro figlio”.

Nell’oscillazione tra uno stile e l’altro, quello che risulta è la progressiva diminuzione della presenza del gioco libero non strutturato, una minore possibilità di svolgere attività ricreative all’aperto, quasi impossibili oggigiorno senza la presenza degli adulti. Ancora più significativa la diminuzione dei momenti vuoti trascorsi a contatto diretto con la natura.

Il tempo libero da riempire

“Il tempo libero dei bambini è collegato al tempo disponibile dei genitori – dice Rosa Maria Citriniti, presidente piemontese dell’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani -. I genitori oggi hanno meno tempo. Vivono intensamente il concetto di responsabilità educativa e si sforzano di ottemperarla nel miglior modo possibile. I più benestanti, in genere anche più istruiti, recepiscono le numerose proposte extrascolastiche e provano a riempire la settimana del bambino, a volte dimenticando che lo sviluppo formativo non può essere quello di continuare lo sviluppo cognitivo e di competenze, anche dopo l’orario scolastico. Si cresce relazionandosi. Per i bambini più disagiati, al contrario, l’alternativa è stare a casa, in compagnia di tv o console, perché sennò c’è la strada, ma la strada fa paura”.

Pianificare è segno di responsabilità?

Ma perché è diventato un segno di genitorialità responsabile accudire e pianificare ogni momento della vita dei figli? Le ragioni sono diverse. C’è il senso di colpa dei genitori che lavorano e che forniscono ai figli un’attività o un dispositivo capace di garantire un impegno o divertimento immediato e sicuro. Un altro motivo è la mancanza di compagni di gioco: il numero di bambini per nucleo familiare si è ridotto e l’età dei genitori, soprattutto quelli più istruiti, è più avanzata del passato. Questi genitori sono in una posizione emotiva e finanziaria migliore, investono in modo più intenso sulla genitorialità e concentrano sui pochi figli, uno o due al massimo, maggiori aspettative e, di riflesso, maggiori pressioni. Maneggiano meglio la pedagogia, conoscono lo sviluppo dei bambini e hanno più strumenti (e a volte anche più paure) per allevare i figli in preparazione dell’età adulta.

C’è anche la convinzione che il modo migliore per garantire la prosperità della discendenza sia fornire l’istruzione e le competenze necessarie per diventare adulti di successo, anche attraverso l’organizzazione di attività extrascolastiche. Molti genitori hanno paura di “fare di meno” rispetto ad amici e conoscenti. Hanno il timore di “perdere il treno” e di avere un figlio poco in linea con le tendenze del momento. “Madri e padri postano le foto dei loro figli con le medaglie – dice Irene, la mamma di Daniele –. Come genitore, inconsciamente, reagisco. Inizio a pensare che gli altri bambini sono bravi, sono capaci, stanno sviluppando competenze, mentre il mio rimane a casa a giocare. Non resterà indietro? Questo mette in dubbio le mie idee rispetto al gioco libero e al divertimento”.

Perché è così difficile giocare all’aria aperta?

Secondo Save The Children, nel 2013 il 73% dei bambini in Italia trascorreva la maggior parte del tempo libero al chiuso. Il 36% dei genitori ha motivato questa scelta dichiarando che non esistono spazi all’aperto dove i bambini potessero incontrarsi con gli amici, il 31% ha riferito che nei luoghi di aggregazione non esistono le condizioni di sicurezza o di pulizia adeguate e infine il 33% ha affermato di non poterli accompagnare e supervisionare. C’è la paura dei pericoli fuori casa e c’è l’urbanizzazione, che comporta la riduzione degli spazi per il gioco e per la pratica libera dell’attività sportiva. Permane il timore di violenze o rapimenti, che pur sono ai minimi storici (è più elevato il rischio del traffico) e la maggioranza dei genitori non permette ai propri figli di uscire senza supervisione. Un’altra ragione è la presenza di una crescente intolleranza da parte delle persone più anziane, soprattutto nei cortili condominiali.

Peter Gray, autore del libro Lasciateli giocare, scrive: “Privare i bambini del diritto al gioco libero e all’aria aperta è sbagliato. Sia a casa che al giardino, i bambini non dovrebbero essere vigilati da vicino né indotti a partecipare (sempre) ad attività rigidamente organizzate”. Il gioco libero all’aria aperta offre benefici fondamentali: permette di sviluppare gli interessi personali e la propria identità, mette i bambini di fronte a decisioni e problemi da affrontare in autonomia; insegna a gestire le emozioni e li aiuta a fare amicizia. Ma, la cosa più importante, il gioco è fonte di felicità.

Sul valore della noia

“Qualche giorno fa, Leo mi ha detto che si annoiava”. A parlare è Marco, 40 anni, ingegnere, papà di Leonardo, 6 anni. “Hai i tuoi giochi e i tuoi libri – gli dissi – e comunque puoi sempre inventare qualcosa di nuovo. Leo mi guardò e se ne andò in camera. Dopo mezz’ora lo raggiunsi e trovai il caos totale: giocattoli, libri e scatole per terra e in centro un’alta struttura costruita con sedie, giocattoli e libri. Tutti quegli oggetti avevano perso la loro funzione originaria ed erano lì uniti per uno scopo diverso. “Papà guarda! ho costruito la torre Eiffel”! Ho pensato: è un caos creativo. E infatti è diventato uno dei giochi che Leonardo, in assoluto, adora fare”.

“È importante perdere la paura del bambino annoiato – dice Anna Oliverio Ferraris, che insegna Psicologia dello Sviluppo alla Sapienza di Roma e dirige la rivista Psicologia contemporanea. – Difendiamo l’apporto positivo della noia: il bambino ha il diritto di godere di tempo veramente libero per esprimere la creatività attraverso il gioco, in contesti destrutturati. Avere a disposizione un tempo ozioso, in cui sperimentare la noia è fondamentale, perché permette di aguzzare l’ingegno e di inventare giochi creativi. La noia induce al cambiamento e stimola il pensiero. È uno strumento che permette al bambino di scegliere cosa gli piace di più”.

E fuori dall’Italia?

“Vengo da un piccolo paese del Marocco. Quando siamo là mia figlia è sempre fuori. Gioca con gli altri bambini nella strada davanti a casa, d’estate anche fino a mezzanotte – dice Souad, 37 anni, assistente per anziani e mamma di Sabrina, 7 anni -. Non ho paura perché in quel piccolo quartiere ci conosciamo tutti, ma ci conosciamo veramente; non è come qua che saluti qualcuno per anni ma in realtà non lo conosci. Là si mangia e si fanno le feste con i vicini e gli adulti, soprattutto le donne più anziane hanno sempre gli occhi ben aperti e sanno tutto quello che succede ai bambini. Sabrina non vede l’ora di andare in Marocco perché là si sente libera”.

Le abitudini del tempo libero sono legate ai territori e alle culture di origine. La quantità di tempo a disposizione dei bambini cambia da nazione a nazione e anche il tipo di attività ricreativa (e la quantità di denaro investito nelle diverse attività) varia con la geografia. Nelle società non industriali la quantità di tempo libero disponibile per i bambini è dettata principalmente dalle necessità economiche della famiglia. Nelle società postindustriali le differenze sono dovute principalmente al diverso peso attribuito ai compiti scolastici.

Il miglior riassunto della pedagogia del tempo libero lo fa Claudia, 41 anni, rumena, collaboratrice domestica, mamma di Greta, 7 anni: “La mia infanzia è stata bellissima. Sono cresciuta in una piccola città che si trovava vicino alla foresta e io ero sempre fuori a giocare insieme agli altri bambini, in mezzo al bosco. Per questo porto tutti i giorni Greta al parco giochi, perché penso che sia importante giocare all’aria aperta. Certo qua non la lascerei mai da sola, perché ho paura. E questo è un peccato, perché i bambini hanno bisogno di stare con altri bambini e hanno il diritto di stare da soli e di essere liberi di giocare senza un adulto che li controlli”.

[Dorys Contreras]

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