Artificiale o naturale

Manca neve sulle Alpi. È uno dei problemi che si presentano ritualmente all’attenzione dell’opinione pubblica. Mancanza di neve vuol dire una cosa molto seria: mancanza di acqua per l’estate prossima. E vuol dire una cosa all’apparenza meno seria, almeno per i cittadini che con la neve si divertono (ma seria assai per chi con la neve ci vive). La stagione sciistica, al momento in cui scriviamo, è iniziata a stento e non si sa come continuerà. Per fortuna, all’assenza di neve si sopperisce con la neve artificiale. Ormai quasi tutte le stazioni sciistiche garantiscono neve sulle piste grazie ai cannoni di diversa fattura, in grado di imbiancare a comando (o quasi) le piste anche quando il cielo è sereno da mesi. Il meccanismo con cui si crea la neve è, in principio, semplice, e cerca di imitare quello con cui si produce la neve naturale. Si pompa l’acqua, prelevata da sorgenti naturali o da bacini artificiali, nel cannone. L’acqua viene nebulizzata in goccioline finissime. Le gocce gelano, in parte per il freddo dell’aria (che deve comunque essere a una temperatura inferiore allo zero) in parte per il calo di pressione, creando i cristalli attorno ai quali, immettendo ulteriore acqua, si potranno creare i fiocchi di neve. Esistono diverse tipologie di cannone sparaneve, che funzionano con diversi parametri di pressione di acqua e velocità dell’aria. Oltre a capire il meccanismo fisico attraverso il quale si produce neve è però importante fare un rapido calcolo dei costi e dei benefici dell’operazione. Sicuramente la neve artificiale è in grado di salvare la stagione nelle località turistiche dove viene utilizzata e quindi di creare occupazione e movimento economico. Al tempo stesso, però, la neve artificiale non è esente da costi ambientali (il che significa, a lungo termine, costi sociali) e di questo fattore dovremmo essere coscienti quando ci lanciamo sulle piste. I cannoni consumano energia contribuendo all’inquinamento. È vero che l’acqua che utilizzano diventa neve e che quindi all’arrivo della primavera questa si scioglierà assieme a quella naturale, per andare a ingrossare i fiumi e contribuire all’irrigazione, all’agricoltura e all’industria. Ma è anche vero che viene sottratta all’utilizzo immediato e questo può costituire in alcuni casi un problema. Economia e ambiente ci chiamano sempre più spesso a essere critici nei consumi e nelle abitudini di vita. Le nostre domeniche sulla neve sono un buon esercizio per unire la politica ambientale a quella economica personale e familiare, nella speranza che troppi calcoli non peggiorino lo stile delle nostre serpentine.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

Iscriviti alla newsletter

X