Il mio bambino non mangia: strategie di sopravvivenza per genitori

bambino non mangia
Bambini e cibo, un binomio scottante dalla notte dei tempi. Tutto inizia con l’allattamento: al seno? Artificiale? Misto? Per quanto tempo? Mille possibilità e soluzioni diverse che spesso creano confusione nei genitori. Si passa poi allo svezzamento, Anche qui tante teorie tra chi invita a inserire un alimento alla volta, chi a dare ai bimbi lo stesso cibo dei genitori, chi propone tutto frullato e chi uno svezzamento vegetariano.
Trovare la strada ideale non è sempre facile, ma una volta scovata ecco che tutto si può affrontare con serenità e un pizzico di allegria. Molti bambini poi, nella finestra che va tra il primo e il secondo anno di vita, per una loro curiosità innata sono spesso portati ad assaggiare anche i cibi più disparati. Broccoli, topinambur, pesce, ogni gusto nuovo, anche il più strano, è una scoperta.

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La ribellione

Intorno ai tre-cinque anni, un po’ per noia e un po’ per la voglia di sfida, arriva la fase del “non mi piace. Quello che prima era il cibo preferito, di punto in bianco, non lo è più. Stop agli alimenti di un determinato colore, di una certa forma o di una particolare consistenza. La dieta diventa così monotematica e, spesso, monocromatica. C’è la dieta Minions, tutta gialla, che comprende: pasta olio e parmigiano, cotoletta alla milanese, patate e banane. La dieta Cappuccetto rosso: pasta al pomodoro, pizza, pomodori e fragole. La dieta Hulk: pasta al pesto, piselli e poi basta perché quasi nessun bambino mangia cose verdi. Il pesce viene
abbandonato, la carne tollerata solo in formato polpetta (e nemmeno sempre), i legumi non pervenuti, le verdure vade retro. In pratica è un no a tutto.

Se non mangia o mangiò o mangerà

Qui entra in gioco la più grande paura di tutte le mamme, in particolare italiane: che il bambino non mangi. Prima di tutto niente panico. In Italia, nel ventunesimo secolo, un bambino che muore di fame è cosa rara: è molto più probabile che sia iper nutrito e con problemi di sovrappeso. Dare troppa importanza a questo rifiuto rischia di far entrare tutta la famiglia in una spirale di ansia e caos da cui diventa difficile uscire.
Assecondare ogni desiderio non è corretto, dare troppe alternative tra cui scegliere nemmeno. Che fare? Sicuramente non forzare, ma capire quali sono i cibi che i bambini non mangiano perché mal tollerati, rispetto a quelli rifiutati solo per il momento che si sta attraversando. Avere tanta pazienza e provare a riproporre gli alimenti incriminati dopo qualche giorno, ma sempre senza forzature perché ricordiamoci che questa è una fase e come tutte passerà.

Tutti a tavola!

Come sopravvivere a questo periodo? Coinvolgendo i bambini e, come già detto, non forzandoli. Si può iniziare organizzando insieme un menù settimanale, inserendo qua e là qualcosa scelto da loro. Si passa quindi alla spesa: un’idea è quella di sfruttare il weekend per recarsi in qualche cascina e fare il pieno di frutta, verdura, uova e formaggi. Scelto il menù e procurati gli ingredienti si può cucinare tutti insieme. Vedere come nasce un piatto e l’impegno dietro ogni preparazione di sicuro renderà i bambini più propensi ad assaggiare. Se tutto questo non basta, esistono sempre i vecchi trucchi tramandati di mamma in mamma, come nascondere gli alimenti che proprio non piacciono all’interno di preparazioni più allettanti.
Occhio non vede, cuore non duole, bambino mangia!

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