Bicarbonato… ma perché bi?

Il bicarbonato di sodio è uno dei prodotti della chimica inorganica più noti e antichi. Da più di un secolo il “Processo Solvay” (dal nome dello scopritore) ci porta in casa la polverina bianca utilizzata per una quantità di cose, dalla lotta alla sporco più sporco alla cura della gastrite. Prima di tutto sveliamo il segreto che sta dietro al nome. “Bicarbonato” è un “nome d’arte” antico quanto la chimica (data al diciottesimo secolo): semplicemente, mentre la molecola di carbonato di sodio contiene due atomi di sodio, quella di bicarbonato ne contiene uno solo. L’altro è sostituito da un atomo di idrogeno: di conseguenza ci vuole il doppio di ioni carbonato per consumare la stessa quantità di sodio, da cui il prefisso “bi”. Nel caso del bicarbonato naturalmente il numero di molecole che si forma è doppio. La formula chimica del bicarbonato di sodio è NaHCO3, e il suo nome “ufficiale” è “idrogenocarbonato di sodio”. Nelle nostre case non manca mai una scatola di bicarbonato. Perché? Quando si mangia un po’ troppo (specialmente i giovani papà) una punta di cucchiaino di bicarbonato aiuta a risolvere la situazione. Il bicarbonato è lievemente basico e quindi adatto a contrastare l’acidità di stomaco dei giovani genitori un po’ senescenti. Proprio questa sua lieve basicità è alla base (scusate il gioco di parole) di altri usi conosciuti: essendo la base debole più disponibile per i lavori domestici, viene usato per pulire la frutta (aiuta a decomporre sporco e pesticidi), per sbiancare la biancheria (idem) e per “potenziare” i dentifrici. In quest’ultimo caso all’azione chimica sbiancante si unisce la caratteristica meccanica dei cristallini di bicarbonato: sono abrasivi e molto fini, motivo per cui le spiagge contenenti bicarbonato lasciano la pelle liscia e vellutata. Spiagge? Ebbene sì, uno dei più grandi stabilimenti per la produzione di bicarbonato si trova in Toscana, a un chilometro dalla costa di Rosignano Marittimo, vicino alle miniere di cloruro di sodio. Gli scarti di lavorazione del bicarbonato finiscono negli scarichi, da qui in mare… ed ecco i motivi delle famose Spiagge Bianche, uno degli “spot” preferiti dagli appassionati di kite surfing e dai pubblicitari: chi non ricorda il cavallo bianco di un bagnoschiuma degli anni ’70, che correva proprio su quella spiaggia bianca? Il fatto che sulla spiaggia ci sia bicarbonato non costituisce, di per sé, motivo di pericolosità. Il bicarbonato non è velenoso: tuttavia è irritante e va utilizzato con un minimo di cautela. È bene quindi stare attenti agli occhi, specialmente dei più piccoli. Certo, il bicarbonato di sodio non è soda caustica, ma un po’ di prudenza va usata. Infine, la vexata quaestio della toxoplasmosi: è sufficiente lavare frutta e verdura con il bicarbonato per non rischiare il contagio? A questa cosa il chimico neopadre risponde “ni”: come accennato il bicarbonato è una base debole e aiuta a eliminare da frutta e verdura le molecole ivi presenti (di anticrittogamici o altro) con la sua azione chimica; che poi abbia proprietà sufficienti a eliminare da solo anche il famoso e antipatico toxoplasma, non è scientificamente provato.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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