Bimbi in viaggio: come sopravvivere a otto ore di automobile

Due bambini sul sedile posteriore, mille chilometri di strada davanti, otto ore chiusi in auto, un genitore alla guida, un genitore al fianco.

L’assetto può variare (un bambino e un genitore, tre bambini, un adolescente in mezzo), ma il risultato è sempre lo stesso: pipì che scappano nei momenti sbagliati, urla, caldo, minacce di distribuzione di sberle, snack, briciole, Zecchino d’oro a palla.

Nulla ci salverà dal lungo viaggio in auto che ci attende quest’estate. Nulla. Tranne questi consigli, tanto efficaci quando onesti.

Uno: porta le leccornie

Percorrere lunghe distanze con i bambini piccoli in auto senza un pacchetto di caramelle alla frutta o uno snack al cioccolato è come passeggiare per un cimitero infestato da vampiri dopo mezzanotte senza un paletto di legno. Ok, potresti sopravvivere, ma perché rischiare?

Due: gioca sporco

C’è poco da vedere in autostrada, tranne la strada, le altre macchine e la parte posteriore della testa di mamma e papà. Invece di giocare a “Vedo vedo” proponi “non vedo, non vedo”. I bambini devono indovinare un oggetto con la “A”, dove la A è qualsiasi cosa nell’universo conosciuto inosservabile dall’auto. Possono passare diverse ore (non piacevoli, ma tollerabili) prima che salti fuori la parola armadillo.

Tre: il dvd è tutto

Un lettore dvd portatile si compra per meno di trenta euro, ma scegliere il modello più economico è come partire per un safari con una cerbottana. Quel modello di dvd si scollegherà dall’accendisigari ogni volta che un passeggero si gratterà la gamba e ti costringerà a fermarti e riavviare “Alla ricerca di Nemo” quindici volte in un’ora. Troppo, anche per il nostro amore.

Quattro: non fidarti del tablet

Sì, è malvagio mettere in mano ai bambini un tablet per farli stare buoni, ma funziona. Tu però devi sapere che non basta caricare il dispositivo prima di partire. Bisogna scaricare i film qualche giorno prima e provare a vedere se funzionano, uno per uno. I capricci del buffering non sono meno fastidiosi dei capricci dei bambini.

Cinque: stimola l’ego

Preparati a raccontare un sacco di favole. Adatta le storie a racconti che coinvolgano i bambini. Puoi farlo sostituendo il nome del personaggio principale con il nome di uno dei tuoi figli. Mattia e i Tre Orsi (“E poi Mattia ha provato ad assaggiare la ciotola di minestra…”) oppure Hansel e Margherita (“E la malvagia strega disse a Margherita: mangerò tuo fratello, che sia grasso o magro”). Il brivido di un bambino egocentrico permette di conquistare minuti preziosi.

Sei: menti su quanto è lontano

Come regola generale, sotto i cinquanta chilometri siamo arrivati “tra poco”.

Oltre i cinquanta chilometri, si divide per quattro il tempo necessario ad arrivare tra poco. Un’ora diventa 15 minuti, tre ore 45 minuti. È necessario dividere nuovamente per quattro se il risultato risulta deludente, fino a quando la risposta a “Quanto manca?” torna a essere “tra poco”.

Sette: fatti aiutare

I bambini rispecchiano le frustrazioni degli adulti. Che in parole povere significa una sola cosa: usa il navigatore. Non avere un navigatore è come partire per il Capo di Buona Speranza su una caravella senza carte nautiche. Se mai dovessi scegliere tra freni e navigatore, pratica un foro nel vano piedi e usa i piedi per rallentare, come nei Flintstones.

Il navigatore è il tuo migliore amico. Ti guida, ti aiuta e ti libera quella parte di cervello necessaria a rimettere in carreggiata quello dei due che, sul sedile posteriore, è stato il primo a schiaffeggiare l’altro.

Otto: considera l’imprevisto

Prepara un’ampia borsa con dentro un rotolone di carta assorbente, un cambio di vestiti completo, acqua, copertina anche d’estate (per l’aria condizionata), salviette umidificate, snack per grandi e per piccoli, cavetti usb di tutte le lunghezze, dvd, libri morbidi, peluche, cuscini, giornalini, pennarelli, albi da colorare, sticker, panini, cd con favole e canzoni, succhi e bibite.

In compagnia di tutto questo e di una buona dose di red Hot Chilli Peppers, il viaggio diventa sopportabile.
Buone vacanze!

 

Articolo in collaborazione con Authos

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