Calcio e sport a Torino

Cosa prova un bambino quando vede un pallone che rotola, un gol della squadra del cuore, l’emozione e il battito forte quando gioca la Nazionale, il profumo dell’erba bagnata di un campo di calcio? Quando, a fine Ottocento, i primi “boys” sportivi introdussero in Italia la variante inglese del rugby chiamata football, certo non avranno pensato a un terreno così fertile. In cento anni il calcio è diventato più che lo sport nazionale e Torino – diciamocelo – ha giocato bene la sua parte rimanendo sempre al centro della storia. Non vi diremo chi, in redazione, tifa per la Juve e chi per il Toro. Né vi parleremo dei pochi dissidenti che preferiscono squadre più esotiche. Vi parleremo, piuttosto, di tre musei che siamo andati a visitare, con la truppa al seguito come di consueto, e che i bambini hanno amato, indifferentemente maschi e femmine, perché nel 2013 lo sport è cosa di tutti. Abbiamo cantato inni, imparato un po’ di storia, respirato l’aria di centrocampo, scoperto campioni e immaginato di sollevare quella coppa sopra la testa. Tutti e tre i musei sono nel circuito della Carta Abbonamento Musei: un’occasione in più per abbonarsi, perché qui certamente i ragazzi vorranno tornare.

 
Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata
Villa Claretta Assandri
Via G.B. La Salle, 87 – Grugliasco (TO) – www.museodeltoro.it

Esiste un filo rosso, fatto di coincidenze e fatalità, che lega indissolubilmente il Torino, o il Toro come lo chiamano amorevolmente i tifosi, alla sua città. In questa tessitura del destino la tragedia di Superga rappresenta uno spartiacque, tremendo e doloroso. Chi tifa Toro lo sa. Dopo quella sciagura aerea nulla è più stato come prima, neppure per chi quella squadra imbattibile, conosciuta in tutto il mondo, non l’ha mai vista giocare davvero. Sono tanti i luoghi torinesi che trasudano di storia granata, un legame affettivo e soprattutto emozionale. In primo luogo il Filadelfia: lo stadio costruito nel 1926 dal conte Cinzano e demolito, con la promessa di ricostruirlo, nel 1997. Da allora si aspetta la sua ricostruzione. Il Fila era la casa naturale del Toro, quello più autentico, quello del tremendismo granata, quello dei campioni allevati in casa, quello del rettangolo di gioco che il Grande Torino rese inespugnabile e che vide moltissimi ragazzini, negli anni, diventare prima uomini e poi grandissimi calciatori. La Basilica di Superga e poi la lapide di corso Galileo Ferraris che ricorda la farfalla granata, Gigi Meroni, la birreria Voigt di via Pietro Micca, oggi bar Norman, tra le cui fumose sale nacque, grazie all’accordo tra il disciolto Football Club Torinese e Alfredo Dick, che guidava un gruppo di dissidenti juventini, il Football Club Torino. Ecco, tutti questi luoghi della città sono legati imprescindibilmente alla storia granata, è strano quindi visitare un museo sul Toro e con così tanti riferimenti a Torino, al suo tessuto emotivo e sportivo, oltreché urbanistico, a Grugliasco. Questo esilio forzato è, forse, una delle tante ingiustizie che costellano la storia della squadra granata. Storia che, siamo sicuri, in altri luoghi sarebbe vanto per qualsiasi città. Le vicende e questo intreccio, di date e luoghi, è quello che si può osservare e contemplare, in una ricostruzione storica e sportiva appassionata e appassionante, grazie a foto, documenti, valigie, maglie, pezzi di tribuna, divise, targhe commemorative, insegne, bandiere, coppe, gagliardetti, palloni di cuoio e scarpe chiodate nel Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Un viaggio attraverso i volti e gli spazi che hanno segnato la storia centenaria, unica, di questa grande squadra di calcio, sono rappresentati e raccontati nelle sale della villa Claretta di Grugliasco, sede del museo, con l’amore e la dedizione che solo dei tifosi appassionati possono avere. Una galleria di immagini e cimeli che ripercorrono la storia della squadra, le sue vittorie e i suoi drammi. Dal trio delle meraviglie, composto da Libonatti, Baloncieri e Rossetti, che fecero vincere al Toro negli anni ’20 ben due scudetti, fino alla formazione che giocò la sfortunata finale Uefa del 1992, trofeo sfumato di un soffio senza patire sconfitte nella doppia gara contro l’Ajax, passando, ovviamente, per gli anni del Grande Torino (aggettivo usato in Italia solo per due squadre, l’altra è l’Inter di Helenio Herrera) con i cinque scudetti vinti e del mitico Toro di Gigi Radice: la squadra campione d’Italia nel ‘76, quella dei 50 punti, quella dei gemelli del gol Pulici e Graziani e quella – infine – che prima di altre in Italia assorbì la lezione di calcio dell’Olanda di Cruijff e del suo sistema, il cosiddetto “calcio totale”. Non mancano i riferimenti agli ultimi anni, tempi caratterizzati dalle molte retrocessioni e da altrettante promozioni nella massima serie. Il museo, curato dall’Associazione Memoria Storica Granata, offre a visitatori di ogni età il gusto della meraviglia, quello stupore che solo una leggenda, come appunto è quella granata, è in grado di trasmettere. È aperto il sabato dalle 14 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19 con ultimo ingresso alle 17.30. È possibile visitare il museo anche fuori orario di apertura, su prenotazione, dal lunedì al venerdì solo per gruppo di minimo 20 persone. Si possono effettuare visite guidate.

 

Juventus Museum
Strada Altessano, 141 – Torino
Adiacente il lato est del nuovo Juventus Stadium
Prenotazioni e informazioni: juventus.museum@juventus.com – www.juventus.com

Oltre un secolo di storia e trionfi raccontati attraverso cimeli, trofei e uno strepitoso allestimento multimediale. Lo Juventus Museum – il museo della Juve che sorge sul lato est dello Juventus Stadium, a ridosso del centro commerciale Area12 – è il luogo eletto dove celebrare la propria squadra del cuore. È un museo di nuovissima concezione, aperto da meno di un anno, che piacerà ai tifosi bianconeri e anche ai non-tifosi in assoluto, perché è un eclettico mix di interattività, esperienza storica e fascino, dove si vive il calcio “da dentro” e non dallo spalto di uno stadio o dal divano di casa. Il percorso espositivo racconta la storia del club a partire dalla fondazione su una panchina di corso Re Umberto, a Torino, da parte di un gruppo di studenti del Liceo D’Azeglio. Si assiste alla proiezione e alla rappresentazione sonora dei gol della Juventus, poi si entra nel Tempio dei Trofei dove si resta incantati davanti a tutte le coppe conquistate dalla squadra, scenograficamente esposte mentre i monitor raccontano le imprese dei campioni bianconeri. Un planisfero indica i luoghi in cui la Juventus ha giocato, altri monitor danno voce ai campioni che ci spiegano, senza tanti giri di parole, perché la Juve è una delle squadre più amate al mondo. Si fa poi un passo indietro per ripercorrere la fondazione, passando lungo pareti cronologiche dove la storia della squadra è raccontata attraverso oggetti, fotografie, video e testimonianze scritte, con un costante rimando alla storia italiana dell’epoca. Lungo il percorso i visitatori incontrano cimeli e postazioni multimediali: bella e appassionante la storia raccontata attraverso le maglie dei giocatori che hanno sommato più di 300 presenze nella Juventus, curioso il grande tavolo multitouch dove approfondire la conoscenza di tutti i giocatori bianconeri, entusiasmante il Pallone d’Oro con la storia dei sei giocatori che si sono fregiati, per nove volte in totale, di questo prestigioso riconoscimento, divertente il pilone della musica con la possibilità di ascoltare inni e canzoni, imperdibile l’incontro con i due grandi allenatori, Trapattoni e Lippi, a grandezza naturale, che raccontano su richiesta i momenti vincenti e la loro esperienza nel club. Non manca un tributo alla nazionale e un commosso ricordo alle vittime dell’Heysel, lo stadio in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600 per una tragedia poco prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Chiude il percorso espositivo una sorpresa: l’ingresso in una sala tutta particolare, con tanto di prato e profumo d’erba, dove i visitatori avranno la sensazione di trovarsi davvero in centro campo. Il museo è interamente bilingue (in italiano e inglese), offre un biglietto familiare (35 euro) oltre all’ingresso gratuito fino ai sei anni. Le famiglie sono benvenute: i bagni sono attrezzati con il fasciatoio e c’è una stanza-spogliatoio con ovvie panchine e armadietti per lasciare le giacche. Chi vuole può prenotare la visita assieme a un tour guidato dello stadio, anche durante le partite, per vedere ancora più da vicino quello che sempre abbiamo sognato.

 

Il Museo dello Sport allo Stadio Olimpico
Corso Agnelli angolo corso Sebastopoli – Torino
Tel. 011 19785617 – www.olympicstadiumturin.com

Un museo unico in Italia per fare un viaggio nella storia dello sport. Inaugurato nel novembre 2012, racconta cinque grandi storie. Al primo piano c’è il calcio, soprattutto con le gesta della Nazionale e del Torino che in questo stadio gioca. La seconda sala è per i “Numeri uno d’Italia”, soprattutto scherma, formula1, sci, golf. Al piano superiore c’è la slitta dell’esploratore Ambrogio Fogar e altri oggetti testimoni delle imprese di grandi e indimenticabili campioni. La Città di Torino è la protagonista della quarta sala: i campioni e le manifestazioni sportive che hanno fatto grande questa città sono raccontate con cimeli, trofei e prime pagine di giornali. La fatica e il ciclismo concludono il percorso con le “discese ardite e le risalite” degli eroi delle due ruote. Ciliegina sulla torta un imponente juke-box che accompagna la visita: sono raccolti 106 brani da scoprire o riscoprire: inni delle squadre di calcio, melodie pop e rock tutte a tema sportivo. Il Museo dello Sport è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Oltre alla visita è possibile partecipare al tour dello stadio per scoprire la aree off limits, come bordocampo, spogliatoi e tribuna stampa.

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