Carta

La carta è solo l’ultimo tra i numerosi supporti usati per scrivere nel corso dei secoli. Il più antico di questi è il papiro, che si ottiene dall’omonima pianta, o meglio dagli steli della stessa. I papiri (come quelli del Museo Egizio) si ottengono incollando striscioline del midollo della pianta. Naturalmente l’insieme è abbastanza fragile e infatti i resti di papiri egizi sono conservati con molte precauzioni. Il papiro, fondamentale per l’economia dell’antico Egitto, era utilizzato anche per altro, per esempio per costruire barche, come fece nel secolo scorso Thor Heyerdal, antropologo, esploratore e regista norvegese, che navigò le acque dell’oceano con una imbarcazione chiamata Ra, ricostruita basandosi su documenti storici o protostorici che spiegavano com’erano fatte quelle utilizzate nell’antichità. Per sostituire il papiro, attorno al III secolo a.C, nacque a Pergamo la pergamena (non è uno scioglilingua). Qui il discorso è diverso: dalle fibre vegetali si passa alle pelli animali, di pecora, capra o vitello (gli animalisti perdonino gli antichi grafomani) che dopo essere state “prelevate” venivano sottoposte a un trattamento di pulitura, lisciatura e soprattutto di essicazione, in modo da diminuire il rischio di attacchi dagli agenti atmosferici, del calore e della luce. Le pelli ripulite e senza peli venivano infine stese a seccare su un cavalletto. Le pergamene medievali o più antiche, se viste al microscopio elettronico (in particolare al microscopio a forza atomica AFM, che permette di apprezzarne la struttura superficiale) mostrano chiaramente la struttura della pelle, con le fibrille di collagene allineate in lunghe file. E proprio il restauro delle pergamene è uno dei campi di azione più importanti dei chimici che si occupano di tecniche di recupero delle antichità. Ultima in ordine di tempo, ormai unica a resistere ai giorni nostri, è arrivata la carta, che come è risaputo, si fa col legno (o anche con altra carta, come vedremo dopo), con un processo più complesso della pergamena ma ben più industrializzabile. La facilità di produzione, assieme alla sua maneggiabilità, ne ha decretato il successo: potremmo immaginare GG in pergamena? Componente principale della carta è la cellulosa, che si ottiene partendo dal legno ed eliminando le altre componenti, particolarmente le fibre. Il legno viene disgregato e trasformato in polpa, le fibre sono eliminate meccanicamente o chimicamente, con alcali. La frazione rimanente viene raccolta e trasformata in fogli, prima su una specie di setaccio e poi con macchinari a rulli. Per concludere, alla carta possono venir aggiunti additivi o una patinatura con polimeri. Tutto questo naturalmente ha un costo, economico ed ecologico. È vero che per la carta si utilizzano principalmente alberi d’allevamento (lo testimoniano i milioni di pioppi piantati ovunque nella pianura padana) ma tutti sanno (o dovrebbero sapere) che meno carta si utilizza, meglio è per tutti noi. È vero che la carta è riciclabile e che quando si può è meglio utilizzare carta riciclata (che spesso però è molto costosa), ma il processo di riciclo consuma molta energia (per recuperare la carta, per sbiancarla e per tutti i trattamenti successivi) e quindi anche la carta riciclata non è ecologica come molti pensano. L’unica carta ecologica è quella che non si usa.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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