Caterina e il guardaroba, di questi tempi

da | 24 Feb, 2021 | caterina, Lifestyle, Persone

L’arte di dare valore ai propri desideri: dai capi base dello smart-working agli abiti della moda newyorkese

L’armadio bianco contiene i suoi vestiti. Accanto c’è una sedia, rossa, dove sono impilati tre o quattro paia di pantaloni morbidi, comodi e tute e maglie e maglioni caldi, confortevoli: i capi base indossati da Caterina quasi ogni giorno degli ultimi tre mesi di reclusione da smart working.

Unica – ben povera – novità: un paio di scaldamuscoli rosa, ritrovato degli anni 80, perfetti per dare un tocco di colore e di calore alle caviglie che si raffreddano durante le ore passate seduta davanti al computer. Caterina apre l’armadio bianco quasi solo per prendere e riporre la biancheria, mentre giacche, camicette, pantaloni, vestiti, collant di diversi colori sono da tanto tempo lì dentro immobili, appesi nel buio, quasi invisibili. 

Una storia di amiche e di moda

L’altro giorno, guardando la serie The bold type su Primevideo, Caterina ha sentito sorgere, da un luogo altrettanto silente, sepolto da qualche parte dentro di lei, un desiderio fortissimo e lucente. 

In questa serie, tre ventenni, Kat, Jane e Sutton, sono migliori amiche e colleghe in una rivista di moda e attualità newyorkese, con una splendida direttrice cinquantenne, Jacqueline.

Kat è la social media manager, Jane giornalista, Sutton assistente sui set dei servizi di moda. Caterina si è innamorata di questa serie, in cui l’intreccio tra le vicende personali, lavorative, giornalistiche e femministe è ben esplorato, l’amicizia ha un valore altissimo, il coraggio di cambiare e di crescere e di assumere i rischi di questi cambiamenti è vissuto e sostenuto dai legami affettivi e di stima.

Inoltre, l’intreccio tra comportamenti e pensieri, tra relazioni ed emozioni trova spesso un momento in cui la perdita del contatto e dell’armonia vengono superate da una scelta, e da uno sforzo, di comunicazione, che ristabilisce la connessione là dove, nel silenzio, nelle aspettative, in un ascolto poco attento, nell’identificazione esasperata con una sola prospettiva – la propria -, si era persa.

E questo succede tra donne, tra le donne e i loro compagni o compagne, tra persone che lavorano insieme. Gli uomini, poi, sono sinceramente curiosi delle donne che hanno accanto, sono in ascolto, si mettono in discussione, rivedono le proprie posizioni e viceversa. E, guarda un po’, grazie a questi movimenti, le relazioni sono vive e fanno stare bene le persone. 

C’è, in questa serie, ironia, c’è romanticismo, c’è un senso del proprio valore e dei propri desideri, alternato a momenti di dubbio o incertezza, in un equilibrio ricco, dinamico, evolutivo. 

Cosa c’è davvero dietro un abito?

E poi ci sono gli abiti. E che abiti. Creativi, colorati, divertenti, estrosi, originali, nelle forme, nei materiali, nei tagli, nelle tinte. Gli abiti su cui, nelle riunioni di redazione si riflette, ci si interroga: sui significati sociali e culturali, sui corpi delle donne che li indossano, su chi li disegna e li produce. 

E sono gli abiti che le protagoniste indossano per uscire di casa, quando incontrano gli amici e le amiche, per i set di moda, per le feste e le cene, per andare al lavoro, o nei momenti di relax, per giocare.

É così che fanno amicizia, si trovano per caso nel guardaroba della rivista e si provano un sacco di abiti, giocando come bambine e raccontandosi la vita, le emozioni del momento. 

Nel guardare queste ragazze che si divertono a scegliere, a vivere e a lavorare tra i vestiti, Caterina ha avuto moltissima voglia di aprire il suo armadio bianco e di trascinare fuori tutti gli abiti tristemente appesi alle grucce, di provare gonne di tulle e foulard, cinture con i brillantini e camicie a fiori, sperimentando nuovi accostamenti, per tenere vivo il sogno delle situazioni che ora non possiamo vivere, delle feste, delle cene, delle riunioni di lavoro dal vivo, dei viaggi.

Può sembrare frivolo, e forse, in parte – è tutto relativo – lo è, ma in questo desiderio, c’è qualcosa di forte: c’è la voglia di dare spazio a una rinnovata vitalità, c’è la possibilità di esplorare molte parti di sé che sono chiamate in superficie anche con un vestito, c’è la voglia di festeggiare gli incontri e di portare nel mondo – fuori casa – forme e colori, capaci, al tempo stesso, di farci sentire bene, belle, in “gioco”, un gioco da tanti mesi fermo, costretto e limitato.

Come dice Jacqueline, la direttrice della rivista: “Qui c’è un paio di splendidi jeans; ora esci e scala le montagne!”.

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