Caterina e la confusione di fine anno

Caro Duemiladiciotto,
te ne stai andando, eh? Ancora poche settimane e cambierà l’ultimo numerino della cifra che sei e io non so se ci siamo già detti tutto ciò che possiamo dirci prima dell’addio. Che cosa mi hai portato, che cosa ti ho dato, che cosa vuoi che ti dica, che cosa abbiamo ancora da dirci?

È arrivato il momento dei bilanci, del tirare le somme, del dividere i profitti (no, quello no), del guardarsi allo specchio, del giocare a nascondino con le frustrazioni, a dissimulare le tristezze, ad allontanare i pensieri cupi?

O è arrivato il momento di dichiarare i fallimenti, di riconoscersi i risultati, di guardare dritte negli occhi le paure per ritrovare il coraggio, di ricapitolare ciò che è in cantiere e la lista delle cose da fare, di dare parola a ciò che ancora non è stato nominato, di urlare per ciò che fa ancora male, di ridere su quello che proprio non è cambiato ma in fondo va bene così?

È arrivato quel momento? Una mattina dello scorso mese, mentre ero in bicicletta, regalo dell’Atleta, pensavo: ma davvero le cose non esistono finché non le metti in parole? No, non è così. Esistono comunque, ma vanno inesorabilmente per i fatti loro e io rischio di restare indietro, di restarci sotto o di esserne travolta, come un cagnolino senza guinzaglio sulla pista ciclabile.

Le cose che non metto in parole non si vedono, non è che non esistono. Per questo sento che abbiamo ancora delle parole in sospeso e dunque dei carichi sospesi io, e te, Duemiladiciotto.

Una delle cose/parole che abbiamo in sospeso è questa: chi sei tu veramente, Caterina, oggi e che cosa vuoi? Che cosa sogni per il 2019? Ti stai seriamente attrezzando per realizzare i tuoi desideri più profondi? Sei pronta ad affrontare le difficoltà, le paludi, le crisi di motivazione, la fatica, gli stalli per costruire qualcosa di bello e sensato per te?

Hai riparato davvero quello che ti ha spezzato il cuore a febbraio? L’analista mi chiede: che cosa si è rotto? Quello che si è rotto è riparabile? Che cosa puoi fare per capirlo? Solo vivere. Solo essere sincera con me stessa. Solo rispettarmi.

Solo chiedermelo? Che cos’è la confusione? È questa pagina piena di domande? È guardarsi allo specchio e avere paura del tempo che passa muto o sordo e dei significati che non arrivano?

È domandarsi come si recupera la fiducia, e se conosci davvero l’altro? Che poi chi l’ha detto che in una coppia si “debba” conoscere davvero l’altra persona? Ma come no. Ma come sì, ha detto l’analista, credi davvero che si possa conoscere un altro, per davvero?

Confusione è… questa roba qui? Questo groviglio di domande, questo brodo opaco di ansie, di parole che hanno perso presa sulla realtà?

Da dove si ricomincia? Ascoltati. E sento solo silenzio, certe volte. E l’unica cosa che faccio è cercare di non investire io, pedalando, i bassotti che annusano le foglie gialle bagnate sulla pista ciclabile. Vorrei avere l’udito di un cane, il suo olfatto esplorativo. Oltre al fiuto che ho per il futuro, la torta di cioccolato e le stelle.

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