Caterina e la crescita dei (suoi) piccoli lettori

Caterina compra libri compulsivamente in ogni momento dell’anno e li impila sul comodino fino al momento in cui l’Atleta – che vede crescere la torre di piano in piano, quando scende dalle Montagne – lancia l’allarme: se ne aggiungi un altro, questa colonna pericolante ci cadrà in testa nel sonno! Salvo poi ammettere che in effetti, anche lui non può proprio dirsi un moderato in fatto di acquisti seriali di occhiali da sole polarizzati, con lenti graduate, old fashion, iper-new fashion, da ghiacciaio.

Poi, anche quest’anno, è arrivata l’estate (sì, quella che sembrava lunghissima ed è finita pochi giorni fa) e ha messo tutti d’accordo: lei si è fatta correre sotto il naso diversi libri, lui ha fatto girare sul naso molti occhiali. Vedi che li uso/leggo tutti! Si dicono in stereofonia.

Non ultimi ci sono i figli, sempre in bilico tra obbligo e verità, anche in fatto di letture. Se l’obbligo scolastico prevedeva la lettura di tre romanzi, la verità è che il Figlio Grande spazia verso letture libere, mentre il Figlio Piccolo si allunga solo tra Topolino e la Settimana Enigmistica: mamma, dichiara scandendo bene le parole, all’ennesima domanda del genitore, io-leggo-romanzi-solo-quando-non-ho-ALTRO-da fare. Inchiodata da cotanta sincerità, Caterina si è chiesta: fa la quarta elementare, vive in una casa costruita sui libri e… legge solo quando non ha altro da fare?!

Ma dove ho sbagliato? Caterina vuole capire meglio e allora sfila “Lettori si cresce” di Giusi Marchetta dai piani bassi della torre (acquisto di gennaio) e s’immerge. La lettura è illuminante, Caterina sottolinea frasi su frasi: l’autrice-scrittrice-insegnante disegna un percorso impeccabile e appassionato intorno alla questione. Legge e riflette e impara, Caterina, e proseguirebbe così fino a sera se non spuntasse un’emergenza: il Figlio Grande lamenta un lancinante dolore all’occhio, allora lei infila il libro in borsa per non separarsene bruscamente e corrono tutti all’ospedale, con l’Atleta che mugola qualcosa a proposito del leggere troppo. Collirio per dilatare la pupilla e 45 minuti di attesa a occhi chiusi.

Mamma, leggi! Ordina il non vedente temporaneo. Ma cosa amore, ho solo… leggi, qualsiasi cosa ma leggi, mi annoio. Caterina sfoglia il saggio sulla lettura alla disperata ricerca di un pezzo narrativo e urla trovato trovato! ascoltate: “Un rifugio alla canicola”…
la che? Prima interruzione. Ma sì, dice il Figlio Piccolo, la clavicola qui vicino alla spalla, no? Ride smodatamente Caterina e i figli la guardano come se fosse matta, ma lei sta pensando alle pagine lette poche ore prima: i giovanissimi faticano a leggere perché il loro lessico è così povero che spesso i suddetti si trovano a dover decifrare le pagine, prima di poterle capire e, di conseguenza, apprezzare. Finisce che lasciando l’ospedale, sani e sollevati, il Grande se ne esce con una richiesta: mamma, mi accompagni a scegliere un paio di occhiali da sole? C’è l’ottico proprio lì, vicino alla libreria… e l’Atleta, sornione, sorride dietro alle lenti da città.

[Marina Gellona]

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