Caterina, l’amore, le maschere

Sì, certo, quest’anno San valentino e Carnevale non sono vicini, cadono addirittura in mesi diversi, ma esattamente un anno fa il febbraio di Caterina aveva acchiappato in uno stesso abbraccio maschere e amore. E solo ora riesce a raccontarlo.

Era martedì grasso e Caterina si era sentita, all’improvviso, “nuda tra le maschere di Carnevale” come canta Jovanotti nella splendida Chiaro di luna. Dentro a quel pezzo lei aveva trovato la definizione dell’amore che provava e che avrebbe voluto sentire (e non sentiva) da parta del suo compagno. Così aveva avuto il coraggio di bussare alle maschere che portavano da tempo entrambi e cominciavano a stringere le guance e a impedire di respirare bene e di ridere e di piangere: le aveva viste sfarinarsi, infrangersi e diventare polvere che ha intossicato la gola e frammenti di vetro che hanno aperto la pelle; si era tolta il faccino sorridente della fidanzata tutto sommato contenta e aveva visto il vero volto di un uomo che non sapeva più che cosa volesse e con chi e stava facendo male dentro e intorno a sé.

Con altrettanto coraggio quell’uomo, allora, ha reagito. Non ha raccolto da terra i frantumi di maschera per riaggiustarseli sul viso, ma ha guardato dietro di essi. Dentro di sé. Dentro il proprio passato, i sentimenti, l’infanzia. Si è fatto accompagnare in questo. Ha chiesto aiuto. Nel frattempo Caterina si era guardata allo specchio, in senso stretto e in senso metaforico e aveva ritrovato un volto diverso da quello che si era tenuta addosso per mesi, triste, perplesso, insicuro: vedeva una donna che aveva molta voglia di sentirsi bella viva e non giocare a nascondere se stessi, in un amore.

Poi si sono ritrovati, un pomeriggio di fine marzo in un bar della città di Caterina: lei aveva un cappotto rosso e lui una spalla fasciata per un incidente. Hanno pianto e si sono raccontati dove fossero stati e che cosa avessero scoperto di sé. E insieme, sotto i portici, le giacche sbottonate in una sera ancora freddina, hanno ricominciato, con un brivido, a camminare insieme. C’era qualcosa di leggero in loro, forse una maschera in meno, e quando si avvicinavano, la pelle era più sottile e si sentiva, in ogni punto del corpo, distintamente, il suono bello dei battiti del cuore. Poi, da allora, il cammino non è stato morbido. Ricominciare a fidarsi è arduo, i fantasmi sono più impalpabili delle maschere ma fanno, se possibile, anche più male, perché si infilano tra le risate e gli abbracci, nelle vacanze e nei trilli del cellulare, come spilli nella marmellata.

Ora che San Valentino e Arlecchino si avvicinano, c’è un altro cantante a far pensare Caterina, e anche lui parla di maschere e amore: è Bruce che nel suo splendido spettacolo autobiografico, Springsteen on Broadway, parlando della fiducia in amore, dice: “…vuol dire permettere agli altri di vedere oltre le nostre molte maschere, le maschere che indossiamo, superare quella paura. O meglio: imparare ad amare e a fidarsi, nonostante la paura. Ci vuole un po’ di coraggio. E qualcuno forte al proprio fianco”. E Caterina vuole imparare.

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