C’è ancora bisogno della scuola?

16L’errore di considerare la scuola come un gigantesco baby parking dispensatore di voti e nozioni

Per gli insegnanti è un po’ frustrante scoprire che era necessaria una pandemia a convincere le persone di ciò che affermano da decenni: l’educazione non riguarda solo i voti o l’apprendimento. L’educazione è zeppa di aspetti sociali, relazionali e di crescita personale. 

Improvvisamente è chiaro a tutti che il ruolo della scuola non si ferma ai banchi e ai quaderni. La scuola è il luogo in cui i bambini crescono e si sviluppano, stringono amicizie (alcune dureranno una vita) e costruiscono relazioni fondamentali.

Non c’è ironia ad affermarlo, nemmeno in un paese come l’Italia, che ha scelto di chiudere le scuole, tutte, per più di sei mesi, accontentandosi di videolezioni e del fatto che i genitori (leggi, le mamme) si sono improvvisate smart worker e sono tornate a casa. La stessa Italia che ancora oggi non sa come e quando riaprire le aule.

Rimane il dubbio che chi amministra la scuola la consideri come un gigantesco baby parking che permette ai genitori di arrivare in tempo al lavoro. Oppure un posto dove somministrare un insieme di concetti che possono essere trasmessi benissimo (e più facilmente) in formato YouTube. 

Ma allora, chi ha ancora bisogno della scuola?

A scuola: il benessere, prima di tutto

Il settimanale britannico TES (Times Education Supplement) si è interrogato a fondo sul disagio infantile causato dalla chiusura della scuola, partendo da un’affermazione del governo britannico: “Se consideriamo il benessere dei bambini, il modo migliore per perseguirlo è sicuramente riportarli a scuola e tra i loro amici”. TES ha ampliato il concetto: “Se vogliamo che i bambini recuperino veramente, dobbiamo concentrarci sui ruoli cruciali e non accademici della scuola”.

Cosa è mancato della scuola ai bambini di qualsiasi età? Lo avrete domandato a figli, nipoti e vicini di casa. La risposta è quasi sempre: “I miei amici”. 

Amici per sempre

L’importanza delle amicizie non va mai sottovalutata. Le interazioni sociali dei bambini non sono un semplice divertimento: forniscono un contesto in cui si realizza lo sviluppo emotivo e intellettuale, morale e comportamentale. 

Le amicizie interagiscono a diversi livelli di supporto, partendo da una cerchia di pochi amici molto stretti che servono da “spalla su cui piangere”. 

Mitch Prinstein, professore di Psicologia all’Università del North Carolina, ha contato che oltre questo nucleo centrale, ogni persona sviluppa altri circoli di amicizie. Il cerchio più grande ed esterno conta in media 150 persone. Sono i rapporti con queste 150 persone che fanno di noi degli esseri umani pienamente realizzati. 

Il primo motivo per cui si fa amicizia è garantirsi l’accesso a questa rete di supporto. Questo beneficio non è facile da guadagnare, dobbiamo esercitarci a “essere buoni amici”. 

Le amicizie che stringiamo a scuola non sono importanti solo per il qui e ora, ma anche e soprattutto per lo sviluppo delle abilità di cui avremo bisogno in futuro.

La chiusura delle scuole ha interrotto questo processo. L’interazione quotidiana con gli amici è stata portata via agli alunni e le loro interazioni estemporanee con la scuola sono state ridotte ai formati digitali. È successo tutto senza preavviso. Proprio nel momento in cui i bambini avevano più bisogno degli amici.

E mi manca l’autorità

Agli alunni è venuta meno anche un’altra relazione chiave: l’interazione comunicativa con gli insegnanti. Che gli studenti lo apprezzino o meno, rapportarsi alle figure di autorità è un aspetto cruciale del loro sviluppo sociale. Alcune figure sono tenere, altre rigide, alcune divertenti, altre severe: i bambini imparano a confrontarle e ad assimilare tipologie di relazione per il futuro.

“Gli insegnanti agiscono come modelli di ruolo nello sviluppo delle abilità sociali” spiega il professor Prinstein. Sia gli insegnanti che le amicizie forniscono una rete di sicurezza, uno sbocco e un sostegno per gli alunni vulnerabili, alcuni dei quali sono diventati più vulnerabili durante la chiusura della scuola.

Appartenenza e fiducia

La scuola è il luogo in cui bambini e adolescenti trascorrono la maggior parte del tempo, hanno il maggior numero di relazioni e la più alta identificazione. Oltre a scuotere la fiducia in loro stessi, la chiusura è stata un colpo secco alla loro fiducia nelle istituzioni e di conseguenza nella società. 

I sentimenti di abbandono e di sfiducia non sono belli. Anzi. Sono un pericolo. Uno dei requisiti di una buona scuola è proprio il senso di appartenenza all’istituto, alla sua fisicità. Vedere i compagni e avere buoni rapporti con gli insegnanti. 

Le funzioni della scuola e “Chi sono io?

La scuola aiuta il processo di autoidentificazione. Magari non prepara benissimo all’ingresso nel mercato del lavoro, ma fa acquisire capacità di cittadinanza e di socializzazione. Proprio impegnandosi nella socializzazione, i bambini imparano anche chi sono: scoprono talenti, interessi e apprendono le norme e i valori con i quali si identificano o dai quali si differenziano. 

Questa funzione, chiamata “funzione di soggettivazione”, è la più colpita dalla chiusura. La perdita di contatti interpersonali regolari con gli amici ha causato problemi di benessere nei più grandi. Nei più piccoli ha devastato la “relatedness”, cioè la sensazione di essere collegati e di sentire su di sé la cura degli altri, perché la scuola è dove tutto questo accade di più.

A fronte di tutto questo, cosa aspettiamo a riaprire la scuola?

futuro scuola

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