Clean baby food

Alla ricerca del baby food di qualità: i millennial vogliono un cibo per bambini sano quanto il loro. Anzi, di più

Sembrava ovvio e naturale che una generazione cresciuta a suon di pubblicità di zuccheri e grassi saturi avesse poco interesse per la qualità del cibo. E invece no. Alle prese con la maternità, i millennial stanno ribaltando le convenzioni. 

I genitori nati a partire dal 1990 (detti millennial o generazione Y) sono la coorte figlia dei “baby boomer” e rappresentano l’82% delle nuove mamme e papà. Contrariamente a quanto ci si aspettava, sono super-attenti al cibo dei loro bambini, con una predilezione senza esitazioni per la fascia alta di mercato.

Il mercato, d’altra parte, si muove per seguire le nuove esigenze e sforna offerte su misura. Pasti preparati con ingredienti freschi, biologici e stagionali, materie prime a chilometro zero, istituzione di marchi di garanzia, massima attenzione alla qualità.

Ci sono anche servizi che puntano a unire la ricerca di cibo sano con la comodità e che offrono, per esempio, consulenze nutrizionali, corsi di “cucina delle pappe” per neo-genitori oppure la consegna a domicilio di pasti freschi accuratamente preparati.

Nel contempo, gli scaffali dei negozi e degli ipermercati offrono opportunità di ampliamento del gusto fin dalla primissima infanzia, con omogeneizzati improbabili come il Dakjuk, il porridge coreano di riso e sesamo nero, di cui, a essere onesti, non si sentiva veramente il bisogno.

Nutrimento e sollievo mentale

“Se sei un giovane genitore, di età tra i 25 anni e i 40 anni, sei iper-consapevole di dove stai comprando il tuo cibo. Salute e benessere sono la tua priorità e per tuo figlio vuoi lo stesso livello di attenzione. Anzi, di più”.

A parlare è Angela Sutherland, fondatrice di Yumi, il più grande delivery statunitense di alimenti per l’infanzia, con sede a Los Angeles. 

Yumi offre la consegna a domicilio di pasti freschi per bebè, cucinati su indicazione di pediatri e nutrizionisti con ingredienti bio, liberi da inquinanti, senza OGM, adatti all’alimentazione vegana e kosher. 

Tutti i prodotti sono naturalmente “Big 8 Allergen Free”, liberi cioè dagli otto grandi allergeni: latte, uova, pesce, crostacei, noci, arachidi, grano e soia. Il prezzo dell’abbonamento parte da 35 dollari a settimana per il singolo pasto, fino a 90 dollari per 3 pasti al giorno. “Forniamo contemporaneamente nutrimento ai bambini e sollievo mentale ai genitori”, dice Angela.

Cucinare con una mano sola

Nel Regno Unito, la comunità Young Gums punta a fornire “una boccata d’aria fresca” ai neo genitori che cercano un’alternativa casalinga agli alimenti per bambini di produzione industriale. Lanciato lo scorso anno da Beth Bentley, Young Gums mostra su Instagram come creare orribili papponi che hanno il vantaggio di essere semplici, sani e fatti in casa. Molti pasti sono cucinati anche con una mano sola.

Alla base del successo ci sono “ricette sfacciate” in cui si riconosce che i neo-genitori (e le mamme in particolare) non sono supereroi. “WTF Do I Do?” (traducibile in “cosa c…o preparo”) oltre alla ricetta, offre suggerimenti per risparmiare tempo e hack per risparmiare sui costi. Il libro è stato, naturalmente, un successo. 

Fresco e sofisticato

All’opposto di Young Gums c’è la newyorkese Nourish Baby, azienda che mostra il valore del design in un marchio progettato per i bambini che deve piacere (molto) all’adulto. “I colori vibranti hanno lo scopo di attirare l’occhio del bambino. Ma attrae anche il genitore, perché questo design semplicistico si rifà a Matisse alla Bauhaus degli anni ’30. È un modo di pensare sofisticato, nuovo e fresco” dice Marissa Lippert, fondatrice dell’azienda, che al momento non accetta ulteriori nuovi clienti perché è lei stessa in maternità.

I big in Italia

L’Italia è entrata da relativamente poco tempo nel mondo degli acquisti online e della consegna a domicilio. I pochi esperimenti di baby food fresco non hanno resistito all’impatto con la legge della domanda-offerta. D’altro canto sul nostro territorio si scontrano i colossi della produzione industriale che portano sugli scaffali un baby food di qualità senza uguali. 

Le grandi aziende produttrici non lasciano grandi spazi alla competitività e spendono milioni in campagne pubblicitarie per combattere vere guerre commerciali e acquisire nuovi clienti. C’è un motivo: il mercato del baby food è altamente redditizio, proponendosi di nutrire il bambino nei primi 1000 giorni di vita. Clienti affezionati, predisposti alla spesa, investono una discreta fetta del loro budget per assicurare ai bambini un cibo buono, sano, sicuro e comodo. 

Da maggio 2020, il Ministero delle politiche agricole ha avvallato la nascita di un marchio di riconoscibilità per la sicurezza degli alimenti destinati all’infanzia. Le aziende che lo adottano lo fanno però su base volontaria, garantendo la tracciabilità totale delle materie prime e impegnandosi a valorizzare la filiera agroalimentare locale. 

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