Come scegliere la vacanza studio giusta

Ogni estate migliaia di bambini e ragazzi italiani partono per un soggiorno linguistico all’estero e solo i loro genitori possono raccontare il turbinio di titubanze e dilemmi che ha preceduto la decisione.

Quale campus scegliere, come capire se sono seri, se l’esperienza si rivelerà utile e piacevole o solo uno spreco di soldi che avremmo potuto utilizzare meglio in tanti altri modi?

A guidarci nella scelta possono essere utili i consigli di una professionista nel campo, come Marina Filippi di APE-Italia, un’organizzazione che da anni propone e organizza soggiorni studio all’estero.

“Il mio primo consiglio è di muoversi per tempo, per approfittare delle tariffe più convenienti sui voli e per assicurarsi un posto nei campus con il migliore rapporto qualità-prezzo”.

Le strutture che propongono soggiorni linguistici sono così tante che è difficile orientarsi, come fare? “Un buon criterio nella scelta è privilegiare i campus/corsi organizzati da scuole accreditate dal British Council – un ente che garantisce la qualità nell’insegnamento e consente di evitare campi un po’ improvvisati e poco professionali.

Suggerisco sempre ai miei clienti di mandare i figli da soli o con un paio di amici al massimo e di non fare il gruppone. Se sono in uno o due si integrano più facilmente con altri ragazzi di tutto il mondo e l’esperienza è sicuramente più completa e immersiva.

E se proprio vogliono partire in dieci, scegliere almeno la sistemazione in famiglia o in camere separate nel campus, per spezzare un po’ il gruppo. Molti genitori hanno dubbi da ‘famiglia italiana’, del tipo ‘ma ci sarà un bagno singolo?’, che non devono guidarli nelle scelte. La condivisione – anche del bagno – è una buona esperienza per i nostri ragazzi. E anche se la sistemazione è un po’ ruspante, cosa importa? È meglio dare più valore alla metodologia nell’insegnamento.

Infine, ai ragazzi consiglio di partire sereni, con l’atteggiamento della ‘spugna’, di lasciare a casa la timidezza e buttarsi. Conoscere tante persone, provare cose diverse, fare esperienze nuove. Fare insomma una vera full immersion nel paese in cui vanno!”.

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