Come sopravvivere all’ultima campanella?

Tra vacanze scolastiche e ferie dei genitori la coperta è corta. Cosa facciamo nel periodo in cui restiamo scoperti?

“È finita / la scuo / laaaaa!”. Lo sentite? Non fate finta di nulla. Rimbomba ancora, forte e chiaro, il coro che ha accompagnato gli ultimi giorni di scuola, sulle note di Seven Nation Army dei The White Stripes (o sul più noto “po-poppo-poppopooopooo” da stadio). L’ultima campanella. Con gli insegnanti che salutano con la stessa commozione con cui scopri di aver comprato il biglietto vincente della lotteria e i genitori che, all’estremo opposto dello spettro delle emozioni, cominciano a contare quanti giorni manchino a metà settembre.


Ecco, esatto. Le vacanze. Quell’entità quasi astratta che si fatica a quantificare, ma che mai si sovrappone al concetto ben più pragmatico di ferie. Tira di qua o tira di là, la coperta resta sempre troppo corta: i giorni in cui non si lavora sono sempre troppo pochi rispetto a quelli in cui i bambini stanno lontani dai banchi. E quindi che si fa? Bisogna inventarsi qualcosa per sopravvivere fino all’autunno. Tradizioni, trucchi, escamotage dell’ultimo momento. Abbiamo provato a riassumerne alcuni, per darvi consiglio, conforto, anche solo una cartacea pacca sulla spalla.

I nonni salvatori


Opzione A. Anzi, opzione 
Facile come bere un bicchiere d’acqua: il cancello di scuola che si chiude alle spalle delle ultime cartelle diventa un tutt’uno con la porta d’ingresso della casa dei nonni. In campagna, se possibile. Mare o montagna per i più fortunati. Ma può bastare anche un semplice alloggio in città: ecco il box sicuro dove sistemare i pargoli, da sfamare, intrattenere e magari anche da assistere nello svolgimento dei compiti, così quando partiamo per le vacanze abbiamo un pensiero in meno. La risposta “ma noi siamo già in vacanza!” giunge tardiva, quando la porta di casa è già scattata alle spalle del genitore in fuga. E da quel momento in poi partono sessioni quasi infinite di cartoni animati, serie Tv, ma anche pomeriggi ai giardini con un tasso di brusio, sudore e sbucciature costantemente a rischio di finire fuori controllo.
Post scriptum. Esistono varianti alla soluzione-nonni, applicabili a zii, cugini grandi, vicini di casa. Con livelli di complessità crescenti. Ma in condizioni disperate di necessità, avete presente la dirimpettaia che faticate a salutare anche se condividete lo stesso pianerottolo? Vi sembrerà improvvisamente più simpatica e affabile.

L’oratorio

Una via di fuga praticabile (magari a integrazione dei nonni, per evitare il totale esaurimento dei suddetti) è rappresentata dal campo estivo. Che sta evolvendo, diversificandosi, ampliando lo spettro di possibilità e combinazioni, al tempo stesso andando a incidere sul budget familiare. A gradazioni crescenti, il pacchetto base è l’attività in oratorio: bisogna mettere in conto qualche sbuffo da parte dei fanciulli, magari non troppo attratti dalla prima mezz’ora di preghiere, ma quando si spalancano le porte, ogni remora è superata di fronte alle partite infinite a calcio, basket, ping pong, pallavolo o calciobalilla. Si innescano tornei di tali dimensioni che si arriva in fondo al tabellone soltanto a metà luglio. E allora sarà quello il momento difficile, quando dovrete comunicare al piccolo che da domani si parte e si va al mare. Lui, domattina, ha la semifinale di carambola.



Campi estivi 
per ogni esigenza e hobby 

L’evoluzione dell’oratorio è la scuola che, esaurito l’anno scolastico, apre il giardino e diventa un accogliente parco giochi, senza più insegnanti ma con assistenti di età molto vicina ai pargoli che, nella migliore delle ipotesi, li aiutano anche in qualche compito delle vacanze. Il costo è un po’ più alto, ma si tratta comunque di tariffe abbordabili. 
Però c’è sicuramente un amichetto che si è fatto coinvolgere in attività più costose e allettanti. Per esempio lo sport: corsi di tennis, calcetto, basket, arti marziali. A rotazione, tutte le settimane. Il conto in banca accusa qualche crampo, ma il fanciullo o la fanciulla scatenano la curiosità sportiva e magari trovano la disciplina che ci permetterà di iscriverlo a colpo sicuro a ottobre. I campi estivi in lingua, english of course, sono un must. Poi ci sono camp di scienza, fantascienza, teatro, musical, persino un camp per provare l’ebbrezza di diventare stuntman (è vero!). Qualcuno si spinge lontano da casa, qualcuno addirittura all’estero. I bambini ci prendono gusto e li vogliono provare tutti. Lo fanno, subdoli, per farci rimpiangere i bei tempi in cui sentivano nostalgia di casa e non volevano allontanarsi mai.


Il lato positivo


C’è comunque un lato positivo nell’ultima campanella. Da oggi potete uscire (o quantomeno silenziare) le chat di gruppo di classe, del basket, del catechismo, della scuola di musica e di quella di canto. Non vi sembra già un buon motivo per abbracciare l’estate?

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