Fare i compiti di matematica insieme: un incubo? Forse no

A noi genitori prima o poi tocca. Abbiamo cambiato pannolini, raccolto il cibo sparso per la cucina e, dopo un po’ di anni, arrivano loro: i compiti di matematica.

L’Italia non va forte in questa materia, o almeno così sembra dai test sovranazionali: la classifica mostra che la preparazione dei nostri ragazzi ha un punteggio sotto la media. Certo, ci sono differenze regionali e rispetto ai primi test Pisa del 2000 la situazione sembra migliorata. Ma la strada è lunga e noi come genitori possiamo dare un contributo.

Chiedetevi come era il vostro insegnante. Nella maggior parte dei casi ci saranno ricordi di lezioni ripetitive e noiose. Oppure un genitore che non dava il giusto apprezzamento ai vostri sforzi. Sono queste immagini che perpetuano l’idea della matematica come scoglio difficile da superare; se non l’apprezziamo noi, non lo faranno i nostri figli, che si sentiranno in diritto di non provarci neanche.

Su questo presupposto, due esperti inglesi in didattica della matematica, Rob Eastaway e Mike Askew, hanno scritto un bellissimo manuale per genitori. Il titolo è esplicito: “Matematica per mamme e papà: contro lo stress dei compiti a casa” (Salani editore). Si comincia con una serie di grandi domande, le stesse domande che i genitori si pongono: “Perché oggi spiegano le cose in modo diverso?”, “Come faccio a superare il mio terrore per la matematica?”.

Negli ultimi venti anni l’insegnamento della matematica nella scuola primaria è cambiato, e per lo più in meglio. Aiutare a fare i compiti diventa una crescita anche per noi: imparare nuovi metodi è positivo, a qualsiasi età.

L’insegnamento “antico” era meccanico, mentre oggi i bambini sono più portati a ragionare sul perché si eseguono determinate operazioni, così che ogni passo sia la logica conseguenza dei precedenti. Questo approccio ci può spaesare, ma non lasciamoci intrappolare da inutili nostalgie.

Spesso i metodi che incontriamo sui libri dei nostri figli sono migliori di quelli che affrontavamo noi. Eastway e Askew giocano su questo, spiegando cosa imparano i bambini e invitando gli adulti a giocarci. Qualche argomento può essere sfasato a causa delle diversità tra i programmi inglesi e quelli italiani, ma la maggior parte delle indicazioni valgono anche per noi, perché riguardano il quotidiano e sono giochi che si possono fare in casa, in famiglia.

Facendo eco alle domande iniziali, qualche consiglio su cosa fare e cosa non fare, nei suggerimenti degli autori: “Non dite mai che siete un disastro in matematica e soprattutto non vi crogiolate in questa affermazione”. Stiamo attenti: non si tratta di mentire, ma di cambiare il nostro atteggiamento per far sì che non si proietti su di loro.

Riflettiamo su: “Perché i nostri figli devono sapere tutto questo?” Tolta l’utilità pratica delle basi della matematica, ci sono parti che difficilmente ritroveremo nella vita. Ma la matematica è un modo di pensare, un allenamento per le capacità di ragionamento. La domanda giusta è: “Perché deve servire a qualcosa?”.

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