Cosa farò, da grande: i sogni di quattro genitori

Cosa farò da grande è il leitmotiv del momento: personaggi famosi che raccontano i loro sogni di quando erano bambini. Lo fa Roberto Bolle, soggiogato dal fascino della danza al punto di abbandonare il mondo del nuoto. Lo dice Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana che è appena diventata mamma e che fin da bambina sognava di viaggiare nello spazio. Persino un artista giovanissimo come il baby illusionista Luca Bono racconta di essersi imbattuto nei giochi magici grazie al fratello che voleva rendergli più lieve una convalescenza particolarmente noiosa. E noi, cosa volevamo essere da bambini? Quattro genitori raccontano cosa volevano fare da grandi. E cosa ne è dei loro sogni, oggi.

Cosa farò, da grande: Elena e Teo

“Matteo, cosa vorresti fare da grande?!” Elena fa questa domanda al figlio di quattro anni. “Voglio restare un bambino”. La sindrome di Peter Pan coglie Elena alla sprovvista.

“L’avevo messa in conto per l’adolescenza, non per i suoi quattro anni. Ma tant’è. Alla sua età io avevo già annunciato che mi sarei trasferita in Brasile col fidanzatino dell’asilo. Insomma, un altro approccio al futuro. Ma questo non glielo spiego, anche perché, alla fine, dopo tanto girare in Europa e in Italia, sono tornata a casa e faccio la giornalista, ormai da dieci anni. Nell’ultimo anno mi sono occupata quasi esclusivamente di scienza – fantastico! – e ho imparato moltissimo. Droni, farmaci antitumore, fossili di dinosauri, intelligenza artificiale. Roba così. Quindi rilancio. Ma perché? È anche bello diventare grandi, scoprire e imparare cose nuove. Se non restassi un bambino, che lavoro ti piacerebbe?. ‘Uhm – ci pensa – da grande vorrei cucinare per voi’. Ci prova già adesso, a dirla tutta. ‘Vorresti fare il cuoco?’. ‘No, cucinare qui a casa per voi’. Va bene l’amore per la famiglia, ma inizio a capire che Peter Pan rischio di averlo in casa alla italica maniera, ben oltre i trent’anni. Allora provo a spiegare: ‘Intendevo come lavoro fuori casa…’. Ci pensa. Poi spara: ‘Uh, sarebbe bello fare il pompiere e guidare l’autopompa. O il poliziotto!’. E, mentre inizio a rasserenarmi, incalza subito: ‘Mamma, e tu cosa vorresti fare da grande?’. ‘Teo, ma io sono già grande. E lavoro, faccio la giornalista’. ‘Sì, ma io intendevo da più grande!’. ‘La nonna. Vorrei fare la nonna’. ‘Ma dai, mamma! Io non voglio fare il papà!’. E niente, mi sa che tocca rivalutare il Brasile”.

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Cosa farò, da grande: Silvia e Martina

Si parla di Luna, forza di gravità e animali con le biondissime Silvia e Martina dai mille riccioli. “Progetto i software di bordo per la Stazione Spaziale. Adesso mi sto occupando di controllare gli strumenti scientifici europei e software che permettano l’esecuzione corretta degli esperimenti. Per esempio FSL (Fluidic Science Laboratory) che studia i materiali schiumosi in assenza di gravità. È stato il mio primo e unico lavoro: un incontro superfelice. Non avrei mai pensato di occuparmi di spazio, è capitato e mi sono appassionata. L’unica convinta che fosse scritto nelle stelle è stata mia madre. Nel ‘69, quando sono andati sulla Luna, io avevo un anno. Mia madre mi mise sul divano a guardare quelle straordinarie immagini alla televisione. Ancora oggi è convinta che quel 20 luglio sia stato determinante per me. E chissà che non abbia ragione”.

Che ne pensa Martina, la figlia di sette anni, quando la mamma racconta del suo lavoro e delle avventure nello spazio? “A volte non capisco tuttissimo, ma i miei cuginetti più grandi sì e sono sempre curiosi di farsi raccontare tutto da lei. Io credo vorrò fare la veterinaria e ho cani, gatti, coniglietti e tartarughe che sono la mia passione. Riesco a sapere tante cose anche sugli animali selvatici perché mia zia Laura era direttore di parco e mi racconta sempre di incontri con cervi, lupi e camosci. Per ora mi occupo degli animali di casa ed è una bella responsabilità, perché ognuno ha le sue abitudini e il suo cibo. Quando sono stanca mi rilasso con la musica e la ginnastica artistica, che è un’altra mia grande passione”.

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Cosa farò, da grande: Paola, Otto e Cosimo

E quale mai sarà il futuro di Cosimo, il piccolo figlio dell’atelierista Paola e del fotografo Marco, soprannominato col nome d’arte Otto?
A tre anni – racconta Paola – mi infilavo nell’armadio della mamma tirando fuori tutti gli abiti. A quattro anni ho approfittato della tappezzeria messa su da mio zio per salire sul divano e colorarla con i pastelli a cera. Ero un piccolo terremoto con la passione sconfinata per i colori: con la mamma organizzavamo piccole mostre in cameretta, lei preparava delle cornici di legno per inquadrare le mie piccole opere di creativa inerba”.

“Con tanta mamma, mi immagino Cosimo costruire cose, fare il falegname – scherza papà Otto – ma in effetti, gli abbiamo fatto appena il bilancio di salute del primo anno e quindi è tutto in divenire. Chissà quali saranno le sue passioni. Ciò che Paola ha voluto augurargli donandogli questo nome è di essere caparbio nelle scelte e di trovare il modo, nella vita, di guardare da un’altra prospettiva. Come il suo meraviglioso omonimo, il Barone Rampante di Italo Calvino. Chissà, forse il precocissimo amore per i libri di nostro figlio è dovuto proprio al suo nome”.

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Cosa farò, da grande: Elisabetta, Chiara, Alice e Sara

È tutta piena di svolte e cambiamenti la chiacchierata con Elisabetta e le sue tre bimbe. “Da piccola volevo fare l’archeologa, ma ho scartato lettere classiche per il terrore del greco. Alla fine ho fatto l’infermiera di area critica per anni, poi quando Chiara e Alice hanno iniziato a patire i miei orari terribili ho pensato a una alternativa. Ed è nata la libreria, con l’idea di creare un luogo caldo, morbido e giocoso per loro e per tutti i bambini. La realtà è che è stata una scelta azzeccatissima perché mi ritrovo a divertirmi ogni giorno scegliendo libri, giochi e laboratori da proporre alle mamme e ai cuccioli che frequentano la nostra tana”.

Chiara, undici anni, sguardo chiaro e frangetta leggera, è appassionata di animali e vuole diventare biologa marina “Vorrei scoprire le meraviglie del mondo sommerso e dei lamantini”. Ma guardandosi intorno sorride e dice che potrebbe fare la libraia anche lei. “Tanto sono abituata anche alle richieste dei piccolissimi, grazie al piccolo terremoto che da tre anni è con noi, la nostra sorellina Sara. Potrei occuparmi di un reparto speciale, tutto dedicato al mare”. Alice, otto anni, sorriso sbarazzino e profondissimi occhi neri, ama invece il contatto con la natura, stare all’aria aperta e sognare, proprio come la Alice delle fiabe. Non sa dove la porterà il suo Bianconiglio, per ora si gode il vento sulle guanciotte quando è sugli sci e le gite nei boschi.

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