Covid in gravidanza e puerperio: quali rischi?

2 Nov, 2020 | Lifestyle, Salute e Benessere

Se la trasmissione del virus al feto è un evento raro e non è necessario rinunciare ad allattamento e parto naturale, perché il Covid genera stress nelle donne in gravidanza?

Siamo nel bel mezzo della seconda ondata della pandemia di Covid e la confusione mista alla paura è tanta. “Non essere sufficientemente informati” genera lo stato di confusione in grado addirittura di influire sui livelli di cortisolo (ormone dello stress) con debilitazione del sistema immunitario.

Gli studi confermano che l’aumento di cortisolo in gravidanza non solo intacca il sistema immunitario, ma può influire sul rischio di basso peso alla nascita e parti pretermine.

Covid: facciamo chiarezza 

I coronavirus sono virus che causano infezione negli umani e negli animali e si trasmette principalmente attraverso goccioline di saliva contenute anche nel respiro. 

I sintomi da Covid 19 sono i medesimi di una comune influenza: spossatezza, febbre, mal di gola, naso che cola, diarrea, congiuntivite e perdite dell’olfatto e del gusto.

Gli studi confermano che il massimo livello di contagio è concentrato i primi tre giorni che precedono l’inizio dei sintomi, e il periodo di incubazione dura fino a 12 giorni.

Come prevenire il contagio? Lavandosi le mani per almeno 20 secondi e utilizzando la mascherina.

Per una diagnosi corretta, l’esame di laboratorio più sicuro per individuare la presenza del Coronavirus è il tampone naso-faringeo.  Tale prelievo individua la presenza dell’infezione in quel momento.

Al contrario, i test sierologici sono utili per individuare i soggetti che sono in contatto con il virus, raccontando insomma la storia della malattia. 

Tutti i numeri del contagio 

Secondo ISS (Istituito Superiore di Sanità) in Italia il 15% dei contagi progredisce verso una forma grave.  

I casi critici rappresentano il 5 % e richiedono la somministrazione di ossigeno caratterizzati da una polmonite bilaterale.

Il restante 80% è rappresentato da sintomatici o persone che sviluppano la malattia con forma lieve con decorso lento.

Il tasso di mortalità risulta essere del 9.6 % riguardando prevalentemente persone over 60 anni, per lo più uomini con situazioni patologiche preesistenti.

Tale tasso è più alto di quello di una normale influenza. Secondo quando indicato dall’OMS infatti, una “normale” influenza stagionale ha, nel mondo, una percentuale di mortalità al di sotto del 0.1 % contro il 4 % del Covid 19.

Quali sono i rischi in gravidanza? E in puerperio? 

Conoscete il processo, tipico della gravidanza, definito “paradosso immunologico”? Si tratta di una risposta fisiologica che si innesca della donna in gravidanza per rispondere al corredo genetico del bambino, la cui metà appartiene al padre. Per anni si è pensato che questo processo comportasse una depressione immunologica gravidica, ma studi successivi hanno smentito tale teoria. 

In sintesi: lo stato di gravidanza non comporta maggior rischio rispetto alle donne non in gravidanza per infezione grave da Covid 19.

Oggi la trasmissione verticale (al feto) è considerata un evento raro, anche se possibile. Tuttavia nei rari casi di neonati che hanno contratto il virus, si suppone che il contagio sia avvenuto a seguito al contatto con la madre positiva durante o dopo il parto. Tali bambini non hanno presentato sintomi importanti.

Parto spontaneo e allattamento materno restano al centro, per mantenere e tutelare la salute di madre e bambino anche in caso di donne positive al tampone per Covid 19.

É ovviamente necessario adottare tutte le misure di prevenzione che abbiamo già elencato. La separazione madre-bimbo è consigliata solo nel caso in cui  la madre manifesti un’infezione con sintomi evidenti, come febbre e tosse, nei giorni di maggiore infettività. 

Quali sono le vere difficoltà? 

Ma se le conseguenze a seguito di un eventuale contagio non sono preoccupanti, cosa preoccupa realmente le donne in gravidanza? E perché percepiscono difficile e stressante vivere questo periodo nella condizione di dolce attesa?

Le preoccupazioni derivano dall’assenza di cura, l’infettività pre-sintomi (48 ore prima), il tasso di mortalità più elevato rispetto ad altre malattie virali più diffuse e le difficoltà ospedaliere a sopperire alle cure rianimative.

In attesa dei test rapidi salivari autogestibili, la migliore difesa resta il buon senso, la consapevolezza, l’informazione e la fiducia.

La prudenza non deve essere sopraffatta dall’allarmismo, per non creare inutile stress in un periodo delicato della vita come gravidanza e puerperio, ma anche per tutelare e aiutare il nostro sistema immunitario.

Leggi anche –> Covid, con la seconda ondata aumentano le disparità sociali

Pubblicità

I più letti

I più letti

Farò lo youtuber

La simpatia non basta, ci vuole anche impegno, costanza, consapevolezza e conoscenza delle tecniche di base, come ci raccontano Elisa Salamini e Roberta Franceschetti, autrici del libro “Youtuber”