Dalla mamma a Barbie, l’arte e le donne

Ci sono le muse e le donne fatali, ma anche le veneri, le cattive ragazze e le Barbie. Il “femminile” è un universo ampio e sfaccettato e a Milano due mostre cercano di affrontarlo. La “madre”, nella versione più familiare di “mamma”, è in mostra a Palazzo Reale fino al 15 novembre; la “donna”, invece, è rappresentata da un’icona, la bambola Barbie, in esposizione fino al 13 marzo 2016 al MUDEC.

Si chiama “La Grande Madre” la mostra ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Expo in città 2015, curata da Massimiliano Gioni, che affronta, attraverso le opere di più di cento artisti, l’iconografia e la rappresentazione della maternità nell’arte del Novecento. Si parte dalle immagini di idoli femminili (madri, matrone, veneri e divinità preistoriche) dell’archivio di Olga Fröbe-Kapteyn, per arrivare alla nascita del mito della donna meccanica e automatica del Dadaismo, alle madri “scomposte” del Futurismo e al culto della donna nel Surrealismo. Umberto Boccioni ha passato la vita a ritrarre sua madre (“Studio di testa – La madre”), Nicholas Nixon ha scattato ogni anno, per 40 anni, il ritratto di gruppo delle sorelle Brown (“Brown Sisters”) e Nari Ward ha raccolto, per anni, i passeggini usati nelle vie di Harlem fino a raggiungere il numero di 280 e creare un’unica grande installazione che racconta una storia corale di infanzia perduta (“Amazing Grace”). Di quadro in quadro, di sala in sala, si può giocare al “gioco degli specchi” per scoprire quale donna/ mamma vi assomiglia di più, dal punto di vista del vostro bambino. Un gioco tra arte e realtà, esattamente come la performance delle mamme intente a insegnare al proprio bambino a camminare. Il progetto si chiama

“Teaching to walk” ed è un grande racconto collettivo dell’artista slovacco Roman Ondàk che ha dato anche il via all’hashtag #TeachingToWalk su Instagram: un invito a condividere con una foto i propri primi passi o quelli di chi si ha amato o si ama ed eventualmente a partecipare con il proprio pargolo maschio, di età compresa tra gli 8 e i 12 mesi circa, alla performance che racconta un instante imprevedibile: i primi passi.

“Barbie. The Icon”, al Museo delle Culture di via Tortona 56, mette in mostra la storia della bambola più famosa, dal 9 marzo del 1959 – data di nascita di Barbara Millicent Robert, conosciuta ai più come Barbie – a oggi. Si raccontano i suoi primi passi, le sue mille professioni e attività. Definirla solo una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è andata sulla Luna, è stata ambasciatrice Unicef, ha rappresentato 50 diverse nazionalità, ha intrapreso 156 carriere, ha indossato 1 miliardo di abiti disegnati da 70 stilisti (da Oscar de la Renta a Versace) per 980 milioni di metri di stoffa e ha 1 miliardo di paia di scarpe, tra cui un intero armadio di Louboutin. Per le mamme d’oggi Barbie ha rappresentato la donna perfetta: bionda, magra, bellissima, sempre cool, indipendente e particolarmente fortunata in amore. Per il curatore della mostra, Massimiliano Capella, Barbie è, invece, la dimostrazione dell’evoluzione della donna nel tempo. Per chi visita la mostra insieme ai propri pargoli Barbie, infine, rappresenta un simbolo senza tempo.

[Simona Savoldi]

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