Dare una famiglia a una famiglia

Questa, se vuoi è casa tua. Quando hai bisogno vieni pure”. “Abbiamo risolto i problemi logistici, ma siamo andati anche oltre”. “Abbiamo giocato a carte e a calcio nel parco qui vicino! E già, perché voi giocate sempre al tablet e alla Wii”. Le voci si incrociano. Donne, uomini e bambini con diversi accenti, etnie, sfumature di pelle, aspetto ed età raccontano la loro esperienza di vita. L’incontro e il sostegno che ha trasformato un momento difficile in un’amicizia. Una vulnerabilità in forza.

Scambio, relazione e reciprocità
Tocca corde profonde ascoltare le famiglie di Parma coinvolte nel progetto “Dare una famiglia a una famiglia”, voluto dall’amministrazione cittadina con il sostegno della fondazione torinese Paideia Onlus.

Ora lo stesso progetto sta prendendo il via nella Città Metropolitana di Torino. Si tratta di una nuova forma di sostegno. Una famiglia solidale affianca e aiuta un’altra famiglia in situazione di temporanea difficoltà, coinvolgendo tutti i soggetti di entrambi i nuclei: adulti, bambini, parenti e la più ampia rete di relazioni sociali. “È qualcosa di simile all’affido, solo che non si rivolge esclusivamente ai minori – spiega Fabrizio Serra, direttore di Fondazione Paideia che ha ideato il progetto -. Qui tutto il gruppo familiare è chiamato in campo. Si può lavorare sul sostegno scolastico, sull’obiettivo di far prendere la patente alla mamma, sul bisogno dei bambini di avere momenti di svago. Ci si impegna, per esempio, ad accompagnare a scuola i figli di una mamma single e lavoratrice. L’obiettivo è supportare la famiglia in difficoltà integrandola nel patrimonio di relazioni e nella rete di conoscenze sociali della famiglia affiancante. Un modo per diventare sostegno, ma anche per sviluppare l’amicizia, per costruire un rapporto di solidarietà che non si sgretola nel tempo”.

Torino e provincia in campo
La prima fase del progetto prevede l’identificazione di otto famiglie affiancanti. È prevista una selezione, l’affiancamento di un tutor e un piccolo contributo economico. Tutti possono candidarsi: lo si fa nei servizi di circoscrizione o negli otto enti gestori dei servizi sociali della Città Metropolitana. “Fare una buona politica sociale significa prevenire il danno e non ridurlo – dice Lucia Centillo, la consigliera metropolitana delegata ai diritti sociali, parità e welfare -. Questo progetto permette di intervenire precocemente, evitando l’aggravarsi dei problemi e risparmiando molte sofferenze ai minori, come per esempio l’allontanamento dai genitori e dalla famiglia di origine. Quello che proponiamo è un sostegno di grandissima valenza culturale e umana, non giudicante, con caratteristiche moderne, che fa rete fra pubblico e privato sociale e si cala nella realtà del territorio. È un impegno di civismo e di solidarietà eccezionale, che dà molto non solo a chi riceve, ma anche a chi accoglie”.

Milano in campo
Chi si accoglie? A chiedere aiuto sono i nuclei familiari con figli che stanno attraversando un periodo di difficoltà temporanea, oppure le famiglie che hanno difficoltà nell’utilizzo dei servizi e delle risorse del territorio. I nuclei affiancati sono consapevoli dei propri elementi di difficoltà e sono disponibili ad accettare un aiuto da parte di “famiglie tutor”. Sull’altro versante, ci sono le famiglie pronte ad affiancarsi, che sono vicine territorialmente, hanno flessibilità nell’orario di lavoro ed elasticità nell’organizzazione dei tempi. Importante è essere capaci di sostenere i genitori con la consapevolezza di non doversi sostituire a loro. I servizi sociali accompagnano le due famiglie con una rete di operatori. Ci sono momenti di informazione, corsi di formazione, un percorso di conoscenza tra le due famiglie. Un educatore affianca la famiglia tutor e la famiglia in difficoltà, curandone e agevolandone lo scambio e la relazione. Il Comune di Milano eroga un contributo economico (la “quota affido”) al nucleo affidatario e sostiene la copertura assicurativa del minore. Chi vuole intraprendere questo percorso di civismo e di solidarietà può chiedere informazioni via mail a PSS.FamigliaAffidi@comune.milano.it oppure telefonare ai numeri 02 88463012 e 02 88463013.

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