Difficile essere i fratelli maggiori!

Gentile dottoressa,
ho una domanda che mi sta molto a cuore. Ho quattro bambini: il più grande, Francesco, di tredici anni, con cui in effetti sia io che mio marito siamo più severi che con i fratelli, è entrato da qualche tempo in una fase critica. Si sente “perseguitato” da me e da suo padre, piange per ogni sgridata, sostiene di ricevere meno attenzioni di quelle riservate ai fratelli. La cosa non è vera e in realtà è lui quello che ha maggiore libertà, spazi di divertimento e di sport tutti suoi, e a cui sia io che mio marito, proprio per la sua “fragilità”, cerchiamo di venire incontro maggiormente. Eppure la sua sensazione è ben diversa dalla realtà. Come dobbiamo comportarci?
Grazie Nicoletta

Cara Nicoletta, innanzi tutto complimenti per la tua numerosa famiglia, quattro figli è davvero una bella impresa! Da quanto leggo nella tua lettera, mi sembra di capire che il tuo figlio maggiore Francesco è semplicemente entrato nel mondo della preadolescenza. Un momento delicato, in cui si inizia a percepire la volontà e l’entusiasmo per fare da soli e contemporaneamente la paura di non farcela, con la conseguente ricerca di aiuto nella famiglia. Da un lato quindi il senso di persecuzione, le porte chiuse, i diari nascosti, il vittimismo, “ce l’avete tutti con me!”, dall’altro il pianto, il senso di abbandono, “con i miei fratelli non vi comportate così”. Sicuramente il fatto che lui sia il fratello maggiore non è un fattore da trascurare. Immagino che, come genitori, abbiate fatto nel tempo, a lui, diverse richieste di aiuto e collaborazione, l’abbiate un po’ spinto a una maggiore autonomia e responsabilità nei confronti dei più piccoli, un ruolo non sempre facile da interpretare. In questo momento critico della sua crescita, lui vi sta chiedendo una maggiore vicinanza emotiva, un’attenzione in più, quasi una coccola in più, magari fatta non di abbracci e carezze ma di qualche ora trascorsa solo con lui. Più che di spazi solo per sé, sente la necessità di momenti da condividere con voi, per  trovare rifugio sicuro in questo delicato periodo di crescita personale.

 
Aiuto, ho bisogno di conforto! Sono al sesto mese di gravidanza e comincio a partecipare ai corsi preparto e a leggere articoli e libri per capire cosa mi aspetta quando nascerà la nostra bimba. Mi sembra di capire che tutto si gioca nel primo anno di vita: se non sarò capace di allattarla, cullarla, tenerla vicino a me, se il parto andrà male… che sarà di lei? Come farò ad accorgermi se sbaglierò? E se sbaglierò come farò a rimediare? Sarà così difficile essere mamma? Grazie per il vostro aiuto, vi leggerò sempre!
Elisa

Cara quasi mammina, seppur mi dispiaccia per molti miei stimati colleghi che hanno scritto tanti e interessanti libri sul mondo della prima infanzia, mi verrebbe spontaneo risponderti: leggi di meno e fai qualche bella passeggiata in più nell’attesa che nasca la tua bimba. Ironia a parte, come avrai percepito anche tu leggendo libri e riviste, non esiste un manuale delle istruzioni per la mamma perfetta: genitori si diventa pian piano, con gioia, fatica, impegno e voglia di mettersi costantemente in discussione.
La flessibilità è un ingrediente fondamentale dalla prima infanzia all’adolescenza, permette di sperimentarsi, di cercare sempre soluzioni nuove e possibili strade da percorrere. Goditi ogni momento che verrà con assoluta spontaneità e poco alla volta imparerai ad ascoltare la tua bimba, dal pianto alle prime parole… Auguri!

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