Dire, fare, stampare in 3D

Avete mai pensato di passare un pomeriggio con i bambini e una stampante 3D? In primo luogo, si tratta di una tecnologia di cui abbiamo sentito parlare tutti, ma che raramente si è vista dal vivo. Sicuramente i bambini ricorderanno il loro primo oggetto stampato in 3D, proprio come noi ricordiamo le prime volte che abbiamo usato Internet. Mettendoli al centro della progettazione e della realizzazione dei loro oggetti, potremo inoltre aiutarli a sviluppare un atteggiamento meno passivo nei confronti dei giocattoli e della tecnologia in generale.

Se non ve la sentite di gettare subito vostro figlio (e voi insieme a lui) nelle complessità della progettazione 3D, il sito da visitare è Thingiverse, una vera e propria miniera (praticamente inesauribile) di progetti creati da altri appassionati, pronti da scaricare sulla chiavetta e stampare. Dalle decorazioni per l’albero di Natale alle riproduzioni delle opere d’arte dei musei più importanti, passando dal modellino di un dente di T-Rex: su Thingiverse si trova di tutto. Difficile sarà convincere vostro figlio a concentrare la sua attenzione su un singolo file.

Se invece vi sentite particolarmente intraprendenti e pronti per la progettazione, alla distanza di un clic troverete un mare di risorse utili, come Tinkercad, un programma gratuito da usare direttamente dal browser (ottimizzato per Chrome) che permette di progettare praticamente tutto quello che ci salta in mente. Tinkercad è stato pensato per rendere la modellazione accessibile a chiunque: sul sito sono disponibili anche degli ottimi tutorial che aiutano a prendere dimestichezza con le operazioni base di qualsiasi software di modellazione 3D, oltre ovviamente alla possibilità di partire dalle creazioni di altri.

A questo punto arriva la parte più difficile, ma anche la più affascinante: trasformare il progetto in un oggetto concreto, fatto e finito. Ci sono alcune variabili da prendere in considerazione, come la scelta dei materiali e la dimensione di stampa. Poi bisogna preparare i più piccoli al rischio che il primo tentativo non vada a buon fine, invitando a ragionare sui motivi dell’eventuale insuccesso e su quali modifiche fare al progetto per arrivare al prodotto finale. La cosa migliore, in questi casi, è fare un salto insieme ai bambini al Fablab più vicino, magari chiedendo l’assistenza di un maker per un pomeriggio diverso dal solito e di sicuro interessante. Per approfondire: http://fablabforkids.tumblr.com

[Davide Gomba, Massimo Potì]

 

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