Ansia da separazione? I consigli dell’esperta per affrontare il distacco dal bambino

distacco bambino mamma

Il ritorno alla routine dopo molti giorni di vacanza trascorsi sempre insieme. L’inizio dell’asilo nido o della scuola materna. Il rientro al lavoro dopo i lunghi mesi della maternità. Quelli di settembre sono i giorni del distacco: difficile per i bambini, soprattutto i più piccoli, complicato e spesso pieno di sensi di colpa per i genitori, in modo particolare per le mamme.

Ne abbiamo parlato con Alessandra Bortolotti, psicologa esperta del periodo perinatale, divenuta famosa tra i genitori grazie al tam tam e al successo di libri come “E se poi prende il vizio?” e “Poi la mamma torna. Gestire il distacco senza sensi di colpa”. Proprio in quest’ultimo libro la psicologa ci spiega come affrontare nel migliore dei modi il momento delicato del distacco dai nostri bimbi (e scoprire che come lo facciamo può influenzare positivamente il futuro non solo dei nostri figli, ma anche della società nella quale viviamo).

 

Il distacco come valore. Ma è davvero così?

 “Viviamo in una cultura per la quale il distacco è un valore” ci spiega la Bortolotti. “Sono considerati bravi bambini e bravi genitori quelli che si distaccano gli uni dagli altri serenamente, senza traumi. I più recenti studi di siconeuroendocrinologia ci dicono, invece, che siamo fatti per garantire il contatto e che la separazione precoce della mamma dal bambino non è poi così naturale. Ce lo dicono anche le sensazioni di benessere che proviamo quando siamo a contatto fisico e che sono attivate dai ricettori della pelle. Dobbiamo prendere atto che, a differenza di quanto avviene in altre culture, nella nostra c’è stata una separazione tra la norma culturale e quella biologica. La norma biologica ci dice che siamo fatti per fondare le nostre prime relazioni sul contatto. Questo presuppone un ribaltamento del punto di vista: il distacco e l’autonomia dei bambini sono favoriti dalle esperienze di contatto e dalla dipendenza dai genitori e non il contrario, come siamo portati a credere.

Consigli pratici per affrontare il distacco

La cosa più importante è capire quali sono le risorse della propria famiglia in quel particolare momento: a che stadio di crescita è il proprio bambino, se si può e si vuole tornare a lavorare e in che modo. Partendo dal qui e ora si prendono poi delle decisioni. Se la mamma torna a lavorare, è fondamentale trovare qualcuno a cui lasciare il proprio bimbo di cui ci si fidi completamente, possibilmente già interno alla famiglia, che sia un nonno o una babysitter, oppure una struttura con la quale costruire insieme un rapporto di fiducia profonda. Da questo punto di vista, è importante dare valore alle esperienze personali perché non è detto che un asilo che va bene per una famiglia vada bene anche per un’altra.

Ricomincia la scuola: la crisi da rientro

Anche il rientro dalla vacanze estive e il ritorno ai ritmi quotidiani della scuola e del lavoro è spesso un momento delicato. Come affrontarlo? Dandosi del tempo. Il rientro è faticoso per noi adulti, figuriamoci per un bambino. Bisogna darsi tutti insieme del tempo per rientrare a poco a poco nella quotidianità.

L’importanza della connessione emotiva

Nel suo ultimo libro, dedicato proprio al tema del distacco, Alessandra Bortolotti sottolinea quanto sia importante per i genitori stabilire sin dall’inizio una “connessione emotiva” con i propri bambini attraverso il contatto. Cosa significa?
I bambini comunicano con il linguaggio dei sentimenti” ci spiega Alessandra. Hanno bisogno di un rispecchiamento emotivo per poter dare un nome alle emozioni e imparare a elaborarle. E’ così che si forma la loro competenza emotiva. Per questo, se un bambino è triste o arrabbiato non serve mandarlo a piangere in camera sua, ma piuttosto parlargli per dare insieme un nome a quello che sente in quel momento. Questo non significa mancanza di regole. Significa dare ai bambini, sin da piccoli, gli strumenti per imparare a elaborare lo stress, anche nella fase del distacco. Ed è qualcosa che ha a che fare non solamente con il benessere dei nostri bambini, ma con la salute di tutti. Viviamo in una società tendenzialmente anaffettiva, in grande affanno dal punto di vista relazionale. Se vogliamo mettere nel mondo persone emotivamente competenti questa è la rivoluzione di cui abbiamo bisogno a livello culturale e sociale, ognuno facendo il proprio piccolo passo”.

Genitori e bambini ad alto contatto (e le critiche)

Perché lo fate dormire con voi? Non è che portandolo in fascia lo soffochi? Se allatti così tanto non si staccherà mai da te! I genitori, e in modo particolare le mamme, che scelgono uno stile di accudimento basato sul contatto fisico sono però spesso oggetto di critiche. Come affrontarle? “Proprio perché sono comportamenti che spesso vanno contro la norma culturale, i genitori che scelgono questo genere di accudimento sono visti come personaggi un po’ “scomodi”. Se ci rendiamo conto che i nostri interlocutori criticano per mancanza di informazioni, possiamo fornirgliele, se pensiamo ne valga la pena. Se, invece, sono solo pregiudizi, dobbiamo ricordarci che i genitori siamo noi: se abbiamo scelto quella strada, andiamo avanti serenamente”.

La solitudine delle mamme

Spesso il confronto che manca nella vita reale su questi temi i genitori lo cercano in rete. Perché le mamme di oggi hanno così bisogno di cercare consigli attraverso gruppi e chat online? “Perché sono sole. Non c’è più il villaggio nel quale trovare condivisione e il confronto si cerca in internet, con il rischio di rimanere fortemente delusi. Il consiglio è di rimanere alla larga dalle discussioni più violente, di verificare sempre le fonti delle informazioni raccontando il meno possibile di sé.

La rete può essere un valido strumento, ma per le cose davvero importanti è meglio cercare un contatto vero con le persone. Alla fine, un caffè con un’amica rimane sempre la soluzione migliore di fronte alla solitudine e alle difficoltà che oggi provano tante mamme.

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