Asilo nido: ci sentiamo pronti a entrare?

E poi arriva il giorno, quel giorno. Dopo mesi passati insieme, mesi di coccole, sorrisi, passeggiate al parco e sonnellini nel lettone abbracciati, è ora che la mamma torni al lavoro. È arrivata l’ora di decidere se si va all’asilo nido. Tra sensi di colpa e ansie, il dubbio di fare la scelta sbagliata è sempre dietro l’angolo. Dubbio alimentato anche dalla quantità di studi e ricerche in aperta contraddizione tra loro: ci sono quelle che riconoscono il valore positivo del frequentare il nido, che permette al bambino di confrontarsi con una nuova realtà, sviluppare la socialità e sperimentare cose nuove. E poi ci sono le ricerche che, tutto al contrario, ci dicono che per uno sviluppo sereno i bimbi dovrebbero stare con le mamme. Facile ritrovarsi confusi.

Biologia vs esigenze pratiche

Tiziana Camporesi, psicologa e psicoterapeuta con alle spalle diversi anni da educatrice di asilo nido ci spiega: “Non esiste una scelta giusta e una sbagliata, ogni situazione va valutata singolarmente. In generale, abbiamo due parametri a cui far riferimento, quello biologico e quello che tiene conto delle esigenze pratiche della famiglia. Dal punto di vista biologico sarebbe meglio inserire il bambino al nido intorno ai 2 anni, per favorire il legame di attaccamento con la figura materna. Questa esigenza però può scontrarsi con una realtà familiare e lavorativa che rende la scelta del nido un percorso obbligato. Niente paura, il rapporto mamma-bambino non sarà certo compromesso. Anche per i più piccoli il nido può essere una buona soluzione, l’importante è che ci siano determinate condizioni”. A rendere piacevole la nuova esperienza saranno educatori accoglienti e, soprattutto, la percezione di vivere un continuum e non un distacco tra l’ambiente casa e l’ambiente asilo. È importante riuscire a instaurare un rapporto sereno e comunicativo con le maestre, prendersi il tempo per conoscerle e sentirsi a proprio agio con tutti gli aspetti del nido, senza mai preoccuparsi di fare domande. Il rapporto sereno e di fiducia sarà percepito anche dal bambino.

La scelta pro nido

“Optare per il nido è stata una scelta obbligata – racconta Francesca, mamma di Eleonora – perché la maternità pagata al 30% dello stipendio non era sostenibile per una mamma single come me. Ma anche potendo scegliere diversamente, avrei comunque mandato Eleonora al nido. Sicuramente le avrei fatto fare quest’esperienza dopo l’anno di età e non a 7 mesi, ma sono convinta che sarà positiva. Quando la lascio e quando la vado a riprendere è serena e credo che sul lungo periodo potrà apprezzare il fatto di trovarsi a giocare con altri bimbi, in un ambiente privo di pericoli e guidata da uno staff di buone educatrici che hanno voglia di farle sperimentare attività che a casa non potrebbe fare, tipo dipingere con i piedi o fare travasi di sabbia”.

Dello stesso avviso è Laura, 39 anni e mamma di Alberto, Camilla e Pietro: “Dei miei tre figli solo l’ultimo è andato al nido. Ho lasciato il primo con i nonni quando aveva solo 4 mesi perché dovevo rientrare al lavoro, ma pur sapendo che era con loro, i sensi di colpa ci sono stati lo stesso. La mia seconda bambina è stata con me perché avevo lasciato il lavoro e potevo prendermene cura. Il più piccolo è andato al nido quando aveva 2 anni e devo dire che se potessi tornare indietro farei la stessa scelta anche per gli altri. Lui si è inserito senza problemi e ha fatto molti progressi in pochi mesi, io sono riuscita anche a ritrovare un po’ di tempo per me”.

La scelta del no

Non tutte le mamme sono della stessa opinione. Per Daniela, mamma di Alessandro, l’asilo nido è un’opzione da non prendere nemmeno in considerazione: “Penso che i bambini debbano stare con la mamma il più possibile, non solo per il loro benessere psicologico, ma anche per quello fisico. Il loro sistema immunitario ha bisogno di formarsi e rinforzarsi per essere in grado di affrontare al meglio la vita in una comunità come quella dell’asilo. Certo, io sono fortunata perché posso lasciarlo ai nonni, ma se non ci fossero stati loro sarei stata pronta a lasciare il lavoro”.

Silvia, mamma di Carlotta, ha trovato una soluzione smart: “Non volevo separarmi dalla mia bimba troppo presto, così ho tirato fuori il mio spirito imprenditoriale e ho deciso di creare un nido in casa. Ho potuto stare con mia figlia e avere comunque un’entrata economica, ma con la mia attività ho anche aiutato alcune mamme che si sentivano più tranquille a lasciare il figlio in un ambiente familiare”.

Soluzioni morbide

Anche Serena, mamma di Nicole e Andrea, ha fatto tesoro della sua esperienza passata e ha voluto trovare una soluzione che andasse bene per tutti: “Quando è nata Nicole sono dovuta rientrare subito al lavoro. Pensavo che trovare un nido proprio dietro l’ufficio mi avrebbe permesso di riuscire a fare tutto, ma mi sbagliavo. Ogni due ore uscivo per andare ad allattarla e questa cosa si è rivelata uno stress per tutti. Quel periodo è stato terribile! Con l’arrivo di Andrea mi sono messa a cercare la soluzione migliore per tutti. Potendo lavorare da casa ho deciso di avere una babysitter che stia con me e che si prenda cura di lui mentre lavoro. Ogni tanto faccio una pausa ‘coccole e giochi’ e così siamo tutti sereni.”

E forse in fondo il segreto è tutto qui, la soluzione migliore è sempre quella che non crea stress inutili e che fa sentire al meglio genitori e bambini.

[Angela Cagnetta]

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