Donare il sangue: un viaggio dal donatore alla trasfusione

Lo sapevate che tutto il sangue che circola in Italia arriva da donatori volontari? Ecco tutti i numeri del sangue, tutto quello che c’è da sapere sulla donazione da vena a vena.

In un’Italia scettica, sfiduciosa verso il prossimo e pure molto arrabbiata, ci sono 1,7 milioni di donatori volontari di sangue, grazie ai quali lo Stivale riesce ad essere autosufficiente e a rispondere alla richiesta giornaliera di sangue. Secondo il Centro Nazionale Sangue “nel 2016 è stata effettuata una donazione di sangue ogni 10 secondi, che ha permesso di fornire a quasi 660mila persone le trasfusioni salvavita, oltre che a garantire a pazienti affetti da diverse malattie i farmaci plasmaderivati di cui avevano bisogno”. Ma come funziona la donazione?

Un po’ di storia

La trasfusione di sangue non ha avuto vita facile. Fin dall’antichità venne utilizzata durante i riti magici o in alchimia. Gli Egizi praticavano la trasfusione per ritardare l’invecchiamento del faraone; mentre tra i Greci e i Romani già si prescriveva per la cura (la leggenda vuole che Tanaquilla nel 577 a.C. cercasse di salvare suo marito Tarquinio Prisco donandogli del sangue). Nel 1492 Papa Innocenzo VIII acquistò del sangue da tre bambini per una trasfusione; eppure fu proprio la Chiesa in tempi più recenti a ostacolare la pratica dell’utilizzo di sangue umano. Sono stati fatti molti tentativi, anche con sangue di animale, prima di arrivare ad affinare il processo di raccolta e trasfusione del sangue, perché fosse sicuro, scientificamente e tecnologicamente possibile. Nel 1678 la Società Parigina dei Medici dichiarò illegale la pratica della trasfusione, seguita da Inghilterra e Stato Pontificio. Solo nel 1818, il medico inglese James Blundell eseguì la prima trasfusione di sangue da braccio a braccio. Un uomo donò il sangue a sua moglie, che ne aveva perso molto durante il parto. La trasfusione diventò una pratica diffusa con la Seconda Guerra mondiale, quando milioni di cittadini statunitensi iniziarono a donare il sangue per i soldati al ritorno dal fronte. Oggi la trasfusione è legale, normata e sicura. È possibile raccogliere il sangue in un contenitore, conservarlo e disporre di scorte pronte ad essere utilizzate nei casi di bisogno.

Il sistema sangue, dal coordinamento nazionale allo scambio tra Regioni

Il sangue utilizzato in Italia è sangue italiano, che arriva dai donatori volontari e che viene raccolto dalle associazioni accreditate (AVIS, FIDAS, FRATRES, CRI). Fino a qualche tempo fa la macchina del sangue aveva una gestione autonoma regionale, ma dal 2005 il coordinamento e il piano strategico (Programma nazionale sangue) è a cura del Centro Nazionale Sangue che annualmente fa una stima del sangue che le singole Regioni devono raccogliere. L’Italia al momento è un Paese autosufficiente e i bisogni trasfusionali sono garantiti dallo scambio interregionale, per cui le Regioni più virtuose riescono a coprire anche le carenze di altre. “Il Piemonte – ci spiega il dottor Roberto Ravera, Direttore Sanitario responsabile dell’unità di raccolta intercomunale AVIS Arnaldo Colombo di Torino– è una delle Regioni migliori per la raccolta del sangue e al primo posto come compensatore a favore di altre Regioni, quali Sardegna (terra di anemici che hanno bisogno di sangue e non possono donarlo), Sicilia e Lazio”. Le unità di raccolta in Italia sono 1340, collegate a 326 centri trasfusionali, coordinati da 21 Centri Regionali Sangue.

Qualche numero

Nel 2016 sono stati 1,7 milioni i donatori volontari. Sono stati prodotti 2.572.567 unità di globuli rossi, 276.410 unità di piastrine e 3.030.725 unità di plasma. Sono stati trasfusi 8.510 emocomponenti al giorno e curati 635.690 pazienti, 1.741 al giorno. Secondo il Centro Nazionale Sangue, l’83% dei donatori dona in maniera periodica non occasionale, eppure si stima con grande preoccupazione che alla fine del 2020 i donatori saranno il 4,5%. Nel 2017 erano già 8mila in meno. “I giovani tra i 18 e i 25 anni, che sono i donatori di domani – commenta il dottor Ravera- sono stati poco più di 200mila nel 2016, già diminuiti rispetto agli anni precedenti. I donatori della fascia 36-45 anni lo stesso anno erano poco meno di 500mila e questi sono i numeri che ci hanno consentito di rispondere a tutte le domande di sangue in Italia. È per noi prioritario cercare di sensibilizzare i giovani ed è molto importante il lavoro che i nostri volontari fanno nelle scuole. Inoltre non è da sminuire la qualità del rapporto del nostro personale con i donatori, per questo ho deciso di proporre un corso di counseling per i nostri collaboratori, perché possano seguire i donatori, cercare di fidelizzarli e coccolarli durante tutto il percorso insieme, anche oltre il momento del prelievo”.

Chi può donare

Donare il sangue oggi è semplice, basta recarsi nei centri di raccolta o nei punti di raccolta della propria città con tessera sanitaria e documento di identità. È necessario compilare un dettagliato questionario per permettere ai medici di eseguire una precisa anamnesi e solo le persone tra i 18 e i 65 anni in buona salute potranno donare. Alcuni motivi di esclusione? La vaccinazione recente, gravidanza o aborto nei sei mesi precedenti al prelievo, tatuaggi o pearcing negli ultimi 4 mesi. Anche i viaggi verso l’estero e mete tropicali sono motivo di calo del numero di donatori, poiché in alcuni Paesi esistono malattie non più presenti in Europa che però possono contaminare il donatore che diventa portatore di malattie trasmissibili come la malaria, il dengue, la febbre gialla e altre. Per questo la donazione viene sospesa per 1-12 mesi dal rientro a seconda della destinazione del viaggio. Comportamenti sessuali rischiosi possono compromettere l’ammissione alla donazione.

L’altalena dell’offerta e della richiesta

Le quantità di sangue donato non sono regolari durante l’anno. “Il giorno di maggiore affluenza è il venerdì. I mesi estivi sono invece drammatici perché i donatori sono in vacanza o tornano dai Paesi a rischio per cui talvolta siamo costretti a sospendere temporaneamente la loro ammissione. D’altro canto -continua- ci sono momenti in cui la richiesta di sangue aumenta, magari in concomitanza con grandi eventi, come per Torino è stato durante le Olimpiadi o per la ostensione della Sindone”. In quel caso i volontari sono pronti a chiamare i donatori o organizzare unità mobili. “Qui a Torino abbiamo il Gruppo Scuola che si occupa del lavoro di sensibilizzazione e raccolta negli Istituti Superiori e all’Università; poi c’è un volontario, ex Ufficiale Alpino, che organizza i prelievi presso le caserme di Carabinieri, Finanza, Polizia, Scuola di Applicazione; una volta ogni tre mesi una autoemoteca provvede alla raccolta davanti alla Chiesa Rebaudengo, e ancora una volontaria in pensione riunisce i donatori della RAI”; in questo modo il lavoro di squadra porta a buoni risultati.

Come funziona la donazione

Una donazione di sangue intero dura in media 15 minuti, 50 minuti circa quella di solo plasma. Prima di ogni donazione viene eseguito il controllo dell’emoglobina mediante digitopuntura. In un secondo momento si passa alla sala prelievi dove un medico o un infermiere effettua il prelievo dal donatore disteso su di una poltrona e lo raccoglie in una sacca. È una procedura controllata e sicura e non c’è rischio di contrarre alcuna malattia. Il donatore ha diritto a una giornata di riposo giustificato pagato al 100% dall’INPS. La donazione può avvenire per legge ogni tre mesi gli uomini e le donne non in età fertile, ogni sei le donne più giovani. La donazione può essere di sangue intero in una sacca, a cui sono collegate altre due sacche che rimangono vuote ma pronte a filtrare eventualmente il sangue in emocomponenti (plasma, piastrine, globuli rossi). Oppure è possibile donare solo il plasma; durante il prelievo un separatore cellulare collegato alla cannula permette di separare il plasma dalle altre cellule del sangue, che vengono reinfuse nel circolo sanguigno.

La validazione del sangue

Per validazione si intende la valutazione di tutti quei parametri necessari per considerare una donazione trasfondibile. “Le sacche vengono ritirate tre volte al giorno dal nostro centro e vengono portate, conservate in borse che ne garantiscono la temperatura, nei laboratori del CPVE dove vengono analizzate, secondo legge”. Tutto il sangue raccolto viene sottoposto a esami virali di accertamento, principalmente per escludere Epatite B, Epatite C, HIV e Sifilide. In caso di risultati incerti l’esame viene ripetuto fino a verificarne la qualità. Nell’attesa di questi risultati tutte le unità preparate vengono immagazzinate in apposite emoteche di quarantena. Solo dopo la validazione il sangue viene assegnato a disposizione dei pazienti. “Dalla donazione all’utilizzo passano circa otto giorni – spiega il dottore. Il sangue, grazie a specifici coadiuvanti, ha una durata di 40 giorni ed è tracciabile da vena a vena”. Ogni sacca infatti ha un microchip che traccia il donatore, l’infermiere che ha effettuato il prelievo, i contenitori utilizzati per il trasporto, le date degli esami e ogni altro passaggio fino al paziente trasfuso. “È difficilissimo che si perda qualcosa o che venga sprecato del sangue perché giornalmente monitoriamo le scorte e le scadenze”.

La fine del sangue

Il sangue viene destinato in quantità maggiore agli ospedali, per le terapie, per i reparti e per le emergenze (a cui si dedica quasi sempre il gruppo 0 che è quello più utilizzabile). Poi ci sono gli accordi Regionali con le aziende farmaceutiche che definiscono le quantità da fornire per la ricerca e l’industria. Non è raro che si creino delle relazioni di sangue per cui un paziente che necessita di trasfusione ha bisogno del sangue di un determinato donatore. In quel caso il donatore viene chiamato se necessario o si cerca di programmare il prelievo in base alle cure e terapie previste per il paziente.

Quanto costa il sangue

Il sangue viene raccolto dalle associazioni di volontariato che hanno qualche dipendente e validi volontari. Al donatore non vengono dati soldi e non sono previsti rimborsi. Alle associazioni di raccolta del sangue viene dato un rimborso regionale di una quarantina di euro a sacca di sangue intero (qualche euro in più per il plasma perché il procedimento è più lungo), secondo quanto stabilito a livello nazionale del Governo. Nella compensazione tra Regioni ogni sacca di sangue intero ha un valore di circa 180 euro. Non esiste altro modo per avere sangue e non c’è modo di comprarlo privatamente. Per il momento almeno, il sangue è affare pubblico.

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