Gastroenterite: rimedi, viaggi e falsi miti

da | 8 Lug, 2024 | Lifestyle, Salute e Benessere

Dai sali minerali all’alimentazione, cosa c’è da sapere sulla gastroenterite, la fastidiosa infiammazione che può colpirci in vacanza

La gastroenterite è un’infiammazione dell’apparato digerente che può colpire chiunque, indipendentemente dall’età.

Frequente durante l’anno scolastico tra i bambini piccoli che frequentano nido e materna, rappresenta il grande spauracchio per chi viaggia lontano da casa, in particolare in luoghi considerati “più esotici”.

Ma se allarmarsi troppo non serve, quali sono i casi in cui è bene rivolgersi subito a un centro medico? E quali sono i falsi miti o le consuetudini che possiamo tranquillamente lasciare da parte?

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Jennifer Vanoli, specialista  in medicina interna di Milano, che ci ha fornito utili linee guida da seguire in particolare quando siamo in viaggio con i bambini.

Una prima diagnosi

Non basta un episodio di vomito o di diarrea per allarmarsi. “Possiamo parlare di gastroenterite quando si manifestano almeno tre scariche di feci liquide o semiliquide in una giornata – spiega la dottoressa Vanoli -, spesso accompagnate da vomito e nausea”.

Questi sintomi sono, quindi, un segnale di un possibile caso di gastroenterite. “Le cause generalmente sono di origine virale o batterica, più raramente parassitaria. Nei luoghi in cui le condizioni igieniche sono buone, ci sono buone probabilità che l’origine sia un virus, e uno dei più comuni è il Rotavirus. Oggi fortunatamente esiste il vaccino, gratuito e consigliato per i bambini di età inferiore a un anno. Essere vaccinati non significa essere immuni alla gastroenterite, ma la vaccinazione permette un decorso più favorevole”.

In zone con condizioni igieniche scarse, invece, è più probabile che la gastroenterite sia causata da batteri come l’Escherichia coli: “Le infezioni batteriche tendono a presentarsi con febbre, dolori addominali e sangue nelle feci. Esistono anche vaccini contro la febbre tifoide (Salmonella typhy) e il colera (Vibrio cholerae).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda il primo per i viaggiatori che si recano nelle aree in cui il batterio è endemico – soprattutto se per una permanenza superiore al mese o se le zone presentano ceppi resistenti agli antibiotici comunemente utilizzati – mentre il secondo solo per viaggiatori a rischio, come lavoratori o operatori sanitari che si recano in aree endemiche. In generale, è difficile distinguere clinicamente tra gastroenteriti virali e batteriche, ma nella maggior parte dei casi, entrambe le forme tendono a risolversi spontaneamente”.

Prevenzione in viaggio

La prevenzione, soprattutto durante i viaggi, è fondamentale. “Ѐ importante lavarsi frequentemente le mani poiché la trasmissione avviene per via oro-fecale”, suggerisce la dottoressa Vanoli. “In zone in cui le condizioni igieniche sono precarie le misure preventive devono essere ancora più rigorose: consumare frutta lavata e sbucciata, bere acqua in bottiglia, preferire i cibi cotti o confezionati, lavarsi i denti con acqua in bottiglia, non usare il ghiaccio”.

Spesso si consiglia la somministrazione di fermenti lattici o probiotici prima di partire e durante tutta la permanenza del viaggio. “Nella prevenzione della diarrea del viaggiatore, l’assunzione dei probiotici in alcuni studi si è rivelata efficace per riequilibrare la flora intestinale. Sicuramente lo è nella diarrea acuta e come prevenzione durante una terapia antibiotica. In generale, tuttavia, prima di somministrare i fermenti lattici bisognerebbe consultare un medico”.

Tra i fermenti lattici che troviamo sul mercato, quelli contenenti Lactobacilli e Saccharomyces boulardii  si sono dimostrati efficaci per trattare la diarrea. Controlliamo anche la quantità di batteri vivi presenti nel prodotto: una dose efficace varia da 1 miliardo a 10 miliardi di CFU per dose.

E soprattutto gli antidiarroici devono essere usati solo su prescrizione medica, anche per gli adulti: alcuni di questi possono infatti trattenere i germi nell’intestino e rallentare il decorso della malattia.

Acqua e sali minerali: gli essenziali

L’OMS raccomanda l’impiego di soluzioni reidratanti orali una volta diagnosticata la gastroenterite, al fine di reintegrare la perdita di liquidi ed elettroliti e pertanto i sali minerali andrebbero messi nella valigia. “La terapia cardine è sempre l’idratazione: bisogna bere tanto e la bustina di sali minerali da sciogliere in acqua (o in formulazione già pronta) da bere a piccoli sorsi è molto utile.

Disidratarsi, soprattutto per i piccoli, è uno dei rischi maggiori e più frequenti, per questo dobbiamo riuscire a fare introdurre liquidi al bambino.

Attenzione però: ciò che si beve non deve essere zuccherato, quindi no ai succhi di frutta o alle bevande dolci. Lo zucchero, infatti, ha effetto osmotico, richiama acqua nell’intestino e può peggiorare la diarrea”.

Quando preoccuparsi?

Se la gastroenterite si prolunga per qualche giorno, possiamo preoccuparci solo di mantenere il giusto livello di idratazione. Ma se i disturbi persistono per una settimana circa o recidivano allora è meglio rivolgersi a un medico.

“Se non smette o se si rileva sangue nelle feci, potrebbe essere necessario un accertamento microbiologico delle feci ed eventualmente una terapia antibiotica, a maggior ragione se la zona in cui ci si trova presenta un maggior rischio”.

L’attesa non va considerata però quando notiamo segnali di disidratazione come pelle secca e labbra o bocca asciutte, contrazione della diuresi (poca pipì e concentrata) o letargia. in questi casi bisogna rivolgersi a un medico immediatamente. In particolare, se si tratta di lattanti o neonati, per i quali la disidratazione è più veloce, il medico andrebbe contattato già alla diagnosi di gastroenterite”.

L’alimentazione equilibrata non è in bianco

Oltre all’idratazione, è importante, per i bambini ma anche per gli adulti, riprendere il prima possibile una dieta equilibrata: no assolutamente ai digiuni prolungati che debilitano ulteriormente e rallentano la ripresa intestinale.

“Meglio preferire il consumo di carboidrati complessi come patate e pasta ed evitare gli alimenti grassi e gli zuccheri semplici”, suggerisce la dottoressa Vanoli.

“Contrariamente a quanto si crede, seguire la cosiddetta ‘dieta in bianco’ non è necessario, anzi, è controproducente. Se il bambino vuole la pasta al pomodoro, possiamo dargliela benissimo, questo non compromette di certo la guarigione. Oltre a zuccheri e prodotti eccessivamente grassi, meglio evitare anche i cibi integrali o le verdure a foglia lunga se in grandi quantità, poiché possono sovraccaricare l’intestino che in quel momento fa fatica a lavorare.

Lo stesso vale per latte e latticini freschi: meglio sospenderli per qualche giorno. Anche lo yogurt, pur essendo ricco di fermenti lattici, contiene lattosio che può essere difficile da digerire durante la fase acuta. Il consumo di latticini è da sospendere solo per gli adulti o i bambini più grandicelli: non per i lattanti, che devono continuare a essere nutriti al seno o con il latte artificiale”.

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